Il bando era del 2022. Il progetto si chiamava Grande Lago, e il nome non era scelto a caso: 154 megawatt di potenza combinata, pannelli galleggianti sul bacino di Alqueva (il più grande del Portogallo) e un parco eolico a terra, collegati insieme. All’epoca lo presentarono come il più grande impianto di solare galleggiante potenzialmente mai costruito: lo raccontammo anche noi.
Qualcuno si entusiasmò, qualcuno sollevò qualche sopracciglio, e poi la cosa andò avanti per quattro anni. Fino ad oggi, agosto 2026, quando EDP ha confermato che il progetto non esiste più. Questa dovrebbe essere la notizia di fondo: a guardare meglio, però, il contesto è più interessante della notizia.
Come si smonta un progetto da 169 milioni
EDP Renewables aveva vinto il lotto più grande della gara con un’offerta aggressiva: una tariffa garantita negativa per l’elettricità solare nei primi 15 anni su una concessione da 30 anni. In pratica, l’azienda aveva scommesso che il parco eolico abbinato avrebbe reso il progetto complessivamente redditizio, compensando la perdita sul fotovoltaico. Il vento e il sole si completano a vicenda: uno produce quando l’altro si ferma, e condividere la stessa linea di trasmissione riduce i costi. Era un’idea interessante, sulla carta.
Poi è arrivata la realtà. Il costo stimato è salito da oltre 100 milioni a 169 milioni di euro, tra installazioni e linee di trasmissione. I prezzi all’ingrosso dell’elettricità nel frattempo sono scesi, soprattutto nelle ore in cui il solare inonda la rete e la domanda non tiene il passo. Un fenomeno che, a pensarci, le rinnovabili stesse contribuiscono ad alimentare: più fotovoltaico entra in rete, più il prezzo nelle ore centrali della giornata tende a collassare. L’ipotesi di partenza si è erosa da sola.
L’Agenzia portoghese per l’Ambiente (APA) ha dichiarato non conforme lo studio di impatto ambientale, dopo due anni di discussioni. Il problema principale era la linea elettrica che doveva collegare il parco eolico alla rete nazionale: passava vicino agli habitat degli avvoltoi. Per aggirare il problema, EDP avrebbe dovuto ridisegnare il corridoio di trasmissione, il che avrebbe disperso ulteriormente gli impianti sul territorio, aumentando complessità e costi. A quel punto, i pezzi non stavano più insieme.
Il solare galleggiante non è verde per definizione
Il caso Grande Lago non è isolato. Dei 6 progetti di solare galleggiante assegnati nella gara portoghese del 2022, solo 1 ha ottenuto finora l’approvazione ambientale. Finerge ha ricevuto pareri negativi per i progetti a Paredela e Salamonde, dentro il Parco Nazionale di Peneda-Gerês. Un progetto Voltalia al bacino di Cabril è stato respinto per l’opposizione delle comunità locali. Solo Endesa è riuscita a farsi approvare l’impianto ad Alto Rabagão. Un sesto progetto, ancora a Finerge, non ha neanche raggiunto la fase di valutazione.
Vale la pena fermarsi un momento su questi numeri. Raccontavamo il potenziale enorme del solare galleggiante sulle dighe nel 2020: superfici d’acqua già esistenti, niente suolo agricolo sottratto, evaporazione ridotta, idroelettrico abbinato. Un’idea che sembrava quasi ovvia, per certi versi.
La realtà dei siti specifici, delle specie protette, dei corridoi faunistici e delle comunità che vivono vicino ai bacini ha dimostrato che le cose non si installano per decreto. Un impianto rinnovabile su carta può fare danni reali su un territorio reale.
EDP ha comunicato che la decisione non cambia il suo impegno sulle rinnovabili in Portogallo. Ha anche chiarito che non utilizzerà il meccanismo governativo che consente ai promotori di trasferire la capacità assegnata ai bacini verso progetti alternativi su terra ferma. Il che significa, in sostanza, che quei 154 megawatt potenziali spariscono dalla pianificazione energetica portoghese, almeno per ora.
Solare galleggiante: il problema, vi assicuro, non era la tecnologia
Di impianti di solare galleggiante che funzionano esistono. Singapore ne ha uno da 122.000 pannelli che lavora in piena efficienza da anni, su un bacino artificiale costruito apposta.
Alqueva è altra cosa: incideva su un ecosistema con animali protetti, una comunità coesa, un bacino idrografico e una storia da preseevare. Quando un progetto si deve adattare a tutto questo, i conti cambiano. Nel caso di EDP, che aveva puntato su una tariffa negativa per vincere la gara, il margine per assorbire i costi aggiuntivi semplicemente non esisteva.
La vicenda ha qualcosa di didascalico, nel senso un po’ scomodo del termine. Per anni abbiamo raccontato le rinnovabili come l’alternativa che non ha controindicazioni. La realtà è più sfumata: l’impatto zero non esiste, i siti non sono intercambiabili, e le comunità locali e le specie protette non si spostano solo perché sulla carta il progetto è verde.
Lo abbiamo sempre detto, e lo ribadiamo anche ora: bisogna smettere di usare l’aggettivo come se fosse una garanzia.
Il Grande Lago in cifre
Potenza totale prevista: 154 MW (70 MW fotovoltaico galleggiante + 84 MW eolico a terra). Costo stimato finale: 169 milioni di euro (dai 100+ milioni iniziali). Concessione prevista: 30 anni, con tariffa garantita negativa per i primi 15 anni sul solare. Anno di assegnazione gara: 2022. Avvio previsto: 2025. Status agosto 2026: abbandonato da EDP.
Contesto gara: 6 progetti di solare galleggiante assegnati nel 2022. Approvazioni ambientali ottenute a oggi: 1 (Endesa, Alto Rabagão). Respinti o ritirati: 4. In attesa di valutazione: 1.
Mi rimane in testa una domanda che non prevede una risposta ovvia. Se già nel 2022 era ragionevolmente prevedibile che i siti di solare galleggiante intorno a riserve naturali e parchi nazionali avrebbero incontrato ostacoli ambientali seri, perché la gara ha assegnato 6 lotti in quelle aree senza un’istruttoria preliminare più robusta?
I promotori hanno corso il rischio sapendo che i margini erano stretti, e i regolatori hanno lasciato passare. Prima o poi, però, tutti i nodi arrivano al pettine: e a pagare il prezzo in termini di capacità rinnovabile mancante è il piano energetico di un Paese intero.
