Sull’isola di Smøla, davanti alla costa occidentale della Norvegia, c’era un cimitero di aquile ai piedi delle turbine eoliche. Poi hanno provato una cosa semplicissima, quasi sciocca: hanno verniciato una sola pala su tre di colore nero: su quattro turbine, giusto per vedere. Ed è successo quello che non ti aspetti: il contrasto visivo tra la pala scura e le altre due bianche ha ridotto le morti di uccelli del 71,9%.
Facciamo un passo indietro. Per anni i ricercatori del NINA, l’istituto norvegese per la ricerca naturale, hanno battuto la torba di Smøla con cani addestrati e hanno raccolto quasi cinquecento uccelli morti sotto le turbine. Aquile di mare dalla coda bianca, soprattutto, o pernici bianche che si schiantavano contro i pali. Un dato scomodo per una fonte di energia che dovrebbe essere pulita in tutti i sensi.
Nel 2013, però, qualcuno ha finalmente aperto un barattolo di vernice. Hanno preso quattro turbine su sessantotto del parco, hanno colorato una pala di ciascuna e hanno aspettato. Poi è passato del tempo e alla fine i ricercatori hanno confrontato sette anni e mezzo di dati prima della “tinteggiatura” e tre anni e mezzo dopo.
Le aquile di mare, che erano la vittima principale, dopo la verniciatura hanno smesso proprio di schiantarsi. Zero carcasse. Il tutto per il prezzo di quattro barattoli di vernice.
Il contrasto visivo e perché gli uccelli non vedono le pale bianche
Vedete, il problema è come funziona l’occhio quando qualcosa gira veloce. Prendete un ventilatore acceso e guardatelo: le pale scompaiono, resta un disco trasparente. Si chiama motion smear, sfocatura di movimento. Il nostro cervello non riesce a inseguire la punta di una pala che alle turbine grandi viaggia sui trecento chilometri orari. Con gli uccelli è peggio, perché hanno gli occhi ai lati della testa e mettono a fuoco davanti in un cono strettissimo. Volano guardando in basso, cercando prede. La pala arriva e non la vedono nemmeno.
Una pala nera dentro un rotore di tre pale bianche, invece, rompe l’illusione. Il cervello dell’aquila registra un lampo scuro che gira, e capisce che lì davanti c’è un oggetto solido. È tutto qui, il contrasto visivo: dare al sistema visivo un appiglio, un punto di riferimento che si stacca dal disco “invisibile”. Un esperimento di laboratorio dell’Università del Maryland lo aveva ipotizzato già nel 2002. Ci sono voluti undici anni perché qualcuno in Norvegia lo provasse sul serio, in campo, con turbine vere e uccelli veri.
Lo studio Smøla e chi lo ha rifatto altrove
Il lavoro di May e colleghi a Smøla
Pubblicazione: R. May, T. Nygård, U. Falkdalen, J. Åström, Ø. Hamre, B.G. Stokke, “Paint it black: Efficacy of increased wind turbine rotor blade visibility to reduce avian fatalities”, pubblicato su Ecology and Evolution (2020). DOI: 10.1002/ece3.6592.
Dati chiave: parco eolico di Smøla (Statkraft, 68 turbine, 152,4 MW), attivo dal 2005. Quattro turbine con una pala nera da agosto 2013. Monitoraggio con cani addestrati dal 2006 al 2016. Riduzione media delle collisioni: 71,9% rispetto alle turbine di controllo. Nessuna carcassa di aquila di mare dopo la verniciatura. Uno studio parallelo dello stesso gruppo, sempre a Smøla, ha mostrato una riduzione del 48% delle collisioni con la base delle torri quando anche quelle sono verniciate scure: utile per la pernice bianca, che invece sbatte contro il palo.
Il risultato ha fatto il giro del mondo. Sudafrica, ha replicato al parco eolico di Excelsior con successo simile. Il Regno Unito ha lanciato a febbraio 2025 un programma quadriennale del Defra per verniciare turbine offshore nel Mare del Nord, con verniciatura vera a partire dal 2027. Altri test sono in corso anche in Italia e Spagna.
Nel giro di cinque anni, un’idea semplice è diventata una delle strategie di mitigazione più testate della storia recente del settore.
In Olanda hanno provato e non ha funzionato
Nel 2021 la provincia di Groningen e la utility tedesca RWE hanno avviato la replica olandese al parco eolico di Eemshaven. Sette turbine con una pala nera, sette di controllo, tre anni di monitoraggio. Un progetto grosso, con dentro Vattenfall, Eneco, Statkraft, TNO che ha piazzato radar 3D e telecamere termiche. Lo studio è stato chiuso a giugno 2025. Waardenburg Ecology, l’ente indipendente che ha analizzato i dati, ha scritto una frase secca: nessuna riduzione significativa delle collisioni.
Le ipotesi dei ricercatori olandesi vanno tutte nella stessa direzione: Eemshaven è un porto industriale con luci artificiali, movimento di camion, gru, navi. Un rumore visivo di fondo dentro cui una pala nera si perde. A Smøla c’è la tundra, il cielo grigio, la neve d’inverno: il contrasto lì funziona perché non c’è niente altro a distrarre. Gli uccelli abituati a un ambiente pieno di stimoli visivi, dicono i ricercatori, forse ignorano la novità della pala scura come ignorano tutto il resto. La vernice nera non è una legge fisica: è un trucco di percezione, e i trucchi di percezione vanno tarati sul contesto.
Il Regno Unito, invece, nella sua sperimentazione offshore, ha deciso di provare più opzioni insieme: il nero pieno accanto ai pattern a strisce, e in parallelo anche i rivestimenti ultravioletti che i gabbiani dovrebbero vedere meglio degli umani. Come dire: sappiamo che qualcosa funziona, non sappiamo ancora quale sia la ricetta buona per il mare aperto.
Il conto economico e quello ecologico
Le stime sulle vittime aviarie da eolico ballano parecchio a seconda di chi le fa e del paese. Il servizio federale statunitense per la fauna selvatica parlava di circa 300.000 uccelli morti nel 2015; altri lavori arrivano a mezzo milione, più 800.000 pipistrelli. Numeri che vanno letti insieme a quelli, molto più grandi, delle vittime da gatti domestici (miliardi) e da collisioni con edifici e vetrate (centinaia di milioni). Ma con le aquile e i grifoni il conto cambia: sono pochi, sono simbolici, e ogni singolo esemplare pesa sulla contabilità di specie protette perché muoiono uno alla volta.
Il costo della verniciatura, spalmato su una turbina moderna, comunque, è vicino allo zero. Il parco di Excelsior in Sudafrica ha eliminato le morti di grandi rapaci perdendo meno dell’1% di energia (le turbine restano ferme durante la verniciatura). Rispetto a un sistema come IdentiFlight, che usa telecamere con intelligenza artificiale per fermare le pale quando arriva un’aquila e costa parecchio, il barattolo di vernice ha un rapporto costo/beneficio che imbarazza.
Quanto ci vorrà davvero
Almeno 3 anni per adozione diffusa nei siti dove il contrasto visivo funziona.
La barriera è normativa e caso per caso: ogni parco eolico deve valutare le specie residenti e l’ambiente circostante, insieme al tipo di turbina e all’orientamento del rotore rispetto al sole. Ne beneficeranno per primi i grandi rapaci nei parchi in ambienti aperti, come le aquile in Norvegia o i grifoni in Spagna.
La scienza migliore, ogni tanto, è quella che ti costa quattro barattoli di vernice e undici anni di pazienza a contare le carcasse.
Un’aquila di mare a Smøla pesa cinque chili, ha un’apertura alare di due metri e mezzo, e vive vent’anni: la sua salvezza dipende dalla capacità di un ricercatore norvegese di aver preso sul serio un paper del 2002 dell’Università del Maryland che quasi nessuno aveva mai citato.
Il contrasto visivo, alla fine, funziona come attenzione applicata alla percezione degli uccelli, con la pazienza di chi accetta che una cosa che va bene in un posto potrebbe non andare bene in un altro. Nel frattempo, tornando a Smøla, in Norvegia le turbine continuano a girare e le aquile continuano a volarci intorno. Le prime tre pale bianche. La quarta nera.
E per adesso, va bene così.