Ogni volta che vedo le foto delle pale eoliche di nuova generazione, alte come palazzi di trenta piani, mi viene in mente quando mio padre mi portò un mulino a vento di latta comprato in un “mercatino delle pulci” degli anni Settanta (si chiamavano così): pompava l’acqua da un vaso, da solo, senza chiedere niente a nessuno. La turbina eolica che il designer francese Fabien Brun chiama Wind to Watt mi ha ricordato quel Mulino, ma in grande: tubi di alluminio e teloni di plastica, montaggio a mano, e appena 2.500 euro di costo
La differenza è che il mulino di latta funzionava mentre questo, per ora, esiste solo come prototipo da 1 kW e alcuni render: ma facciamo un passo indietro, per chi non mastica il tema.
Una turbina eolica è una macchina che cattura la spinta del vento con delle pale e la trasforma in elettricità. Quelle che vedete nei campi e in mare costano milioni, pesano tonnellate, e per metterle in piedi servono gru gigantesche, basi di cemento profonde diversi metri e un cavo che le colleghi alla rete elettrica, cioè ai fili che portano la corrente nelle case. Senza tutto questo, la turbina è un soprammobile.

Una turbina eolica che si smonta e si chiude in una valigia
Brun parte da un’idea ostinata: il vento è dappertutto, quindi anche lo strumento per catturarlo deve poter andare dappertutto. Wind to Watt è pensata per i posti dove la rete elettrica non arriva, o arriva male: un tetto a Casablanca, un cantiere isolato in mezzo al Sahara, una fattoria nei Balcani, una piattaforma in mare aperto. La struttura è fatta di tubi di alluminio e teloni di plastica simili a quelli che ricoprono i camion: si trasporta a pezzi e si rimonta senza specialisti né gru, non usa cemento. Anche l’alluminio e la plastica del progetto sono riciclabili al 100%.
Sembra una scemenza da brochure, e invece tocca un nervo scoperto del settore. Le pale delle turbine grandi sono fatte di fibra di vetro, un materiale che oggi non si ricicla bene: quando una turbina arriva a fine vita, le sue pale finiscono spesso in discarica. E questo è un problema che il mondo dell’energia pulita preferisce non raccontare troppo, perché stride.
Brun lo aggira disegnando una macchina che, finita la corsa, si smonta come si è montata.
2.500 euro, dieci anni di garanzia (a parole)
I numeri di questa turbina eolica modulare li mette in fila il designer stesso: 2.500 euro il costo dell’intero impianto, 50 euro all’anno di manutenzione, ritorno dell’investimento in cinque anni, guadagno netto stimato in 10.000 euro nell’arco di venticinque anni. Cifre oneste, anzi di più: nel mondo dell’energia rinnovabile, dove tutti promettono tutto, è già una rarità sentir parlare di un singolo cliente che recupera la spesa in un tempo decente.
Certo, si tratta ancora di un concept. Wind to Watt non è un prodotto che potete ordinare. È un progetto, una proposta industriale che Brun dice di aver già validato con oltre 90 contatti commerciali tra Europa, Medio Oriente, Africa e India. “Contatti”, però, lo sapete bene, è cosa ben diversa da “installazioni”.
E poi parliamoci chiaro: quanti watt produca esattamente questa turbina eolica e con che vento non è scritto da nessuna parte: idem per quante ore l’anno produca energia. Non si sa nulla di tutto questo. Il sito ufficiale non pubblica una curva di potenza, e una promessa di guadagno senza la cifra dei kilowattora è qualcosa di piuttosto “esotico”.
Né cugina povera né rivale dei colossi
Per inquadrare meglio il contesto generale: oltre a Wind to Watt, Futuro Prossimo ha raccontato un anno fa Phileole, una turbina eolica urbana compatta che lavora su un’altra fascia di problema (la casa singola, la barca, il pilone autostradale eccetera). E in primavera abbiamo parlato di come la Cina ricicla le vecchie pale trasformandole in barriere anti-deserto, perché non sa più dove metterle.
Trr approcci diversi a tre “buchi” diversi della stessa industria. Wind to Watt occupa il punto in basso a sinistra del grafico: bassa potenza e costo, alta portabilità. Una nicchia che il mercato grosso non vede, perché non rende.
Il progetto in due numeri
Progetto: Wind to Watt, turbina eolica modulare realizzata in tubi di alluminio e teloni plastici. Designer: Fabien Brun (Francia).
Numeri dichiarati dal designer: prezzo 2.500 €; manutenzione 50 €/anno; ROI 5 anni; guadagno netto stimato 10.000 € in 25 anni; materiali 100% riciclabili. Pipeline commerciale: oltre 90 contatti in Europa, Medio Oriente, Africa, India. Watt prodotti, ore equivalenti, curva di potenza: non comunicati.
Da concept a cortile: quanto manca
Orizzonte stimato: 3-5 anni per una prima serie limitata, se trova un partner industriale che produca i componenti su scala. Forse mai, se resta sul tavolo del designer.
I 90 contatti commerciali servono a poco senza un prototipo testato sul campo per almeno dodici mesi, con dati di produzione pubblici. La useranno prima cooperative agricole e ONG, poi piccoli operatori in Africa subsahariana e Asia meridionale. In Italia, dove una turbina eolica anche piccola si scontra con autorizzazioni paesaggistiche che durano anni, arriverà per ultima. Ammesso che arrivi.

Brun lavora su un’idea che non è nuova (il piccolo eolico locale ci prova da decenni) ma su una strada che continuano a percorrere in pochi. Una turbina eolica che pesa quanto una bicicletta da trasporto e si paga come uno scooter usato non risolve la crisi climatica: ma può risolvere i problemi di un villaggio. E non è affatto poco.
Adesso bisogna solo vederla girare in un cortile vero, non in un rendering: dopo la tua mail di ieri aspetto cartoline da Marrakech, caro Fabien. Tienici aggiornati, e in bocca al lupo!