A Frankie LaPenna, content creator di Grand Rapids, Michigan, qualcuno ha chiesto se se la sentiva di entrare in una gabbia da MMA per un match con un robot alto quasi due metri. Ha detto di sì. Il video del momento in cui la porta della gabbia si chiude alle sue spalle, con la macchina che lo aspetta dall’altro lato, è quello che sta girando ovunque da tre giorni.
L’evento si è svolto venerdì 18 settembre 2026 a San Francisco, organizzato da REK (Robot Entertainment Kombat), l’azienda fondata da Cix Liv che da un anno mette in scena combattimenti tra robot umanoidi teleguidati. Stavolta però l’avversario non era un altro robot: era LaPenna, in carne e ossa, contro una macchina alta circa 1,83 metri, con l’aspetto (volutamente) da “Terminator”.
REK l’ha annunciato così su X: il primo match tra un umano e un robot umanoide della storia.
Chi c’era davvero dentro il robot
Il dettaglio che tutti i titoli virali tendono a lasciare fuori è questo: il robot non decideva nulla da solo. Era pilotato in remoto da un operatore umano tramite controller, con l’intelligenza artificiale che interveniva solo per gestire l’equilibrio durante i colpi. LaPenna, quindi, non ha affrontato una macchina autonoma: ha affrontato un altro essere umano che indossava un corpo meccanico più alto, più pesante e capace di calci che nessun braccio umano regge senza allenamento specifico.
Nei video, LaPenna parte all’attacco e prova diversi colpi. Il robot incassa, poi risponde con pugni e un calcio che lo scaraventa contro la rete della gabbia. Da lì la faccenda si complica: REK ha prima lasciato correre le immagini così come sono, poi ha dichiarato che LaPenna ha continuato a combattere fino a “vincere” l’incontro, senza però mostrare quella parte del match in un video integrale.
Potete dare voi stessi un’occhiata al video, lo trovate qui.
Un format già rodato, con un salto di scala
REK non è nuova a questo genere di match. Come vi dicevo, è la stessa azienda dietro i tornei robot-contro-robot che da mesi riempiono capannoni a San Francisco, inclusa una competizione ad agosto con umanoidi a grandezza naturale. Il salto, questa volta, è mettere un corpo umano vero dentro l’equazione: non più macchina contro macchina, ma macchina contro chi guarda quella macchina muoversi e si chiede se potrebbe reggere il confronto.
Il format non nasce nel vuoto. Dai robot che si esercitano nel kung fu ai quadrupedi che corrono come atleti, la robotica cinese e americana sta costruendo da anni un immaginario da palestra prima ancora che da fabbrica. Anche Unitree, il produttore che cammina più veloce di te, ha alimentato lo stesso filone con eventi simili in Cina, prima che i formati americani ci mettessero dentro un avversario umano vero.
Le domande senza regole scritte
Non esiste ancora un regolamento condiviso per questo tipo di incontro: nessuna classe di peso né enti terzi per certificare l’esito. Soprattutto, nessuno ha ancora pubblicato un protocollo di sicurezza pubblicato. L’unica fonte sulle regole del match è l’organizzatore stesso, che è anche l’unico a decidere chi ha vinto.
La UFC ha impiegato anni per passare da spettacolo di nicchia chiamato con disprezzo “combattimento di galli” a sport regolamentato con classi di peso e commissioni mediche.
Se questo genere di eventi vuole seguire la stessa strada, servirà rispondere a domande che oggi restano aperte: chi pilota il robot deve essere reso pubblico? Un corpo umano può assorbire ripetuti colpi metallici senza rischi seri? E soprattutto, che senso ha parlare di “vittoria” quando l’unico arbitro è chi ha organizzato e finanziato l’evento?
Nel frattempo, LaPenna è tornato a fare contenuti e il robot è tornato in un capannone di San Francisco ad aspettare il prossimo avversario. Chi ha vinto per davvero, in fondo, dipende da chi te lo racconta. E anche chi ha perso.