Chi nel 2017 ha firmato un bonifico da 50.000 dollari (circa 46.000 euro) per prenotare la Founders Series della nuova Tesla Roadster, e da allora ha ricevuto soltanto slide, rinvii e qualche battuta sui social, adesso ha una data. Il 1 ottobre, con un teaser laconico pubblicato da Tesla su X: “Go for launch”. Due parole prese in prestito dal gergo dei lanci spaziali, il che, conoscendo Elon Musk, potrebbe anche non essere una metafora.
Cosa aveva promesso la Tesla Roadster nel 2017
Il prototipo uscì dal retro di un camion a novembre 2017, davanti a una platea in delirio. Numeri dichiarati: 0-100 km/h in 1,9 secondi, velocità oltre i 400 km/h, autonomia intorno ai 1.000 km. Prezzo base 200.000 dollari, cioè circa 184.000 euro, con la versione fondatori a 250.000 (230.000 euro).
La produzione era annunciata per il 2020. Poi 2021. Poi, in ordine sparso, 2022, 2023, “dopo il Cybertruck”, “una demo entro fine 2025”. Nel frattempo Musk ha aggiunto l’idea dei propulsori ad aria compressa derivati da SpaceX, che nelle sue parole avrebbero permesso all’auto di fluttuare brevemente.
Il teaser riportato da Electrek non dice nulla sulle specifiche aggiornate, né sui listini, né su quando la macchina arriverà davvero nei garage di chi l’ha pagata. Dice solo la data dell’evento. La stessa dinamica che avevamo già visto con il Robovan presentato in pompa magna nel 2024, e di cui da allora si è saputo poco.
Il tempo, misurato in estratti conto
Facciamo un conto che i comunicati non fanno. Tesla ha raccolto caparre da 5.000 dollari, circa 4.600 euro, per la versione base, e 50.000 (46.000 euro) per la Founders Series, quest’ultima limitata a 1.000 esemplari. Se fossero state sottoscritte tutte, parliamo di 50 milioni di dollari, cioè circa 46 milioni di euro, parcheggiati in azienda dal 2017 senza interessi per chi li ha versati.
Nove anni di inflazione statunitense significano che quei 50.000 del 2017 oggi valgono, in potere d’acquisto, intorno ai 37.000. È un prestito a tasso negativo, concesso volontariamente, da persone entusiaste. E funziona: l’attesa è diventata essa stessa il prodotto, e ogni rinvio invece di erodere la fiducia sembra rinnovarla, cosa che nel settore automotive tradizionale sarebbe semplicemente impensabile.
Non è cattiveria, sia chiaro. È la stessa forma di ottimismo che ha reso possibile l’auto elettrica di massa quando nessuno ci scommetteva un centesimo. Solo che qui l’ottimismo ha una scadenza sul calendario, e la scadenza continua a spostarsi.
Dalla presentazione al garage: quanto manca davvero
Forchetta realistica tra reveal definitivo e prime consegne: 18-36 mesi, sulla base dello storico Tesla (Cybertruck: presentato nel 2019, consegnato a fine 2023). Ostacoli concreti: linea produttiva dedicata mai annunciata, chimica delle celle necessaria per l’autonomia dichiarata ancora non in volumi, omologazione europea dei sistemi aerodinamici attivi. I primi a riceverla saranno i Founders Series americani.
Il 1 ottobre vedremo qualcosa. Una carrozzeria vera, forse due posti dietro, forse i famosi ugelli. Quello che nessuno chiederà dal palco è l’unica domanda sensata: quanti di quelli che hanno prenotato la Tesla Roadster nel 2017 guidano ancora, hanno ancora la patente, sono ancora convinti di volerla.
Nove anni sono lunghi. Anche per chi aspetta seduto.