Hot Pot Proteste in Italia: perché tir e studenti sono in piazza adesso

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Proteste in Italia: perché tir e studenti sono in piazza adesso

Proteste in Italia: tir, studenti e pescatori in strada. Chi le muove, perché mancano carburanti e cosa succede dopo il 27 ottobre.

Tir fermi in coda tra auto e pullman: le proteste in Italia degli autotrasportatori
Tir fermi in coda tra auto e pullman durante i blocchi.

Da oggi, sulle linee dell’EAV tra Napoli e Caserta, qualche autobus resta in deposito perché il gasolio non arriva. Dal 24 ottobre potrebbe toccare anche alla ferrovia per Piedimonte, se i rifornimenti non ripartono. Sono gli effetti più concreti delle proteste in Italia di queste settimane. Camionisti, agricoltori, pescatori e studenti scendono in strada per ragioni diverse e, a volte, nello stesso posto.

Le ondate hanno date diverse. Gli autotrasportatori e gli agricoltori del Sud si muovono dall’11 ottobre, quando a Foggia sono partiti i primi presìdi. Gli studenti hanno avuto la loro giornata il 16, il «No Meloni Day»: cortei in più di 40 città, secondo gli organizzatori. A Trebisacce, nel Cosentino, circa 300 ragazzi hanno sfilato con agricoltori e camionisti: nelle strade di provincia le due ondate si toccano davvero.

Chi c’è in strada, e per quale conto

I camionisti protestano contro un gasolio rincarato di 35 centesimi al litro da febbraio, fino a superare 2,16 euro a settembre, secondo Avvenire. Gli operatori pugliesi parlano di oltre 50 centesimi. Alla pompa, il 16 ottobre, il prezzo medio self era 2,256 euro, secondo i dati del Mimit riportati dall’ANSA.

Gli olivicoltori pugliesi hanno un problema loro: l’olio a Bari è sceso a circa 4,30 euro al chilo, contro i 9 del 2025, e la Regione ha stanziato 30 milioni. I pescatori hanno fissato lo sciopero nazionale per il 22 ottobre, con 100 pescherecci pronti a un blocco simbolico dello Stretto di Messina. A Taranto i lavoratori dell’ex Ilva e dell’indotto bloccano da giorni i cancelli della raffineria Eni e due statali, per la chiusura dell’area a caldo. Un’altra vertenza, innestata sulla stessa strada.

Gli studenti portano un elenco diverso: edilizia scolastica e fondi, il tetto del 30% per certi studenti stranieri in classe, il modello 4+2 degli istituti tecnici e la spesa militare. Il Post racconta una piazza quasi sempre pacifica, con qualche sasso a Torino e le bombe carta contro il ministero dell’Istruzione a Roma.

Polizia e fumogeni davanti al ministero dell'Istruzione a Roma: gli studenti tra le proteste in Italia
Polizia in assetto antisommossa davanti al ministero dell’Istruzione a Roma, durante le manifestazioni degli studenti.

Spontanee o organizzate: le proteste in Italia sono un po’ tutte e due

Conftrasporto ha detto che i presìdi dei camionisti sono nati spontaneamente. Sui territori hanno preso forma comitati con un nome e un coordinatore: il Comitato trasportatori siciliani di Salvatore Bella, la Fedralog in Calabria con circa 800 mezzi in 22 presìdi. Le associazioni nazionali (Fai, Anita, Assotir, Cna Fita) siedono invece al tavolo con il governo.

Il copione ha un precedente. Nel febbraio 2022, con il gasolio salito del 20,7% in un anno, le associazioni di categoria, da Confartigianato a Fai, presero le distanze da chi bloccava per conto proprio (il Dolomiti). Oggi Fai e Confartigianato Trasporti siedono al tavolo di Milano, mentre in Calabria la Fedralog fa sapere che il fermo continua fino al 27 ottobre.

Per gli studenti l’organizzazione si vede di più. Il «No Meloni Day» è stato lanciato dal collettivo Osa, che rivendica 400.000 partecipanti (L’Espresso). Il ministero ha diffuso un dato provvisorio di adesione nazionale dell’1,08%, senza precisare a chi si riferisca (Il Sole 24 Ore). Il 30 ottobre c’è lo sciopero generale di USI-CIT, a cui Osa aderisce, e il 20 novembre uno sciopero studentesco europeo contro la guerra.

Sulla «regia» il quadro è questo: Giorgia Meloni ha detto che la mobilitazione va bene ma la violenza no, e il ministro Giuseppe Valditara ha parlato di teppismo politico a Roma. Giuseppe Conte è andato a salutare il presidio dei camionisti a Maddaloni. Nelle fonti che ho letto compaiono sigle diverse, ciascuna con la sua data. I politici arrivano quando il presidio è già acceso. Di una regia unica non c’è traccia.

Una terza piazza si è aggiunta nel weekend.

Sabato 17 ottobre a Milano un corteo contro il caro vita, promosso dal movimento «Italia in Piazza» e rilanciato su TikTok e Instagram, è degenerato in scontri e saccheggi: 271 persone sono state accompagnate in questura nel fine settimana, come riporta Avvenire. Scontri anche a Torino e Bologna, secondo Euronews. Il 20 ottobre il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto sicurezza con il nuovo reato di «partecipazione violenta» ai cortei e l’arresto in flagranza differita, e il Movimento 17 ottobre ha scritto di non avere leader né portavoce (Rai News). A Roma i controlli sono rafforzati su tre date: 24 ottobre per i cortei studenteschi, 30 per lo sciopero generale, 31. Le fonti consultate non collegano i cortei di Milano ai blocchi dei tir né allo sciopero degli studenti del 16, ma il calendario di fine mese li mette nelle stesse settimane.

Perché le pompe si svuotano a Taranto, a Cosenza e a Foggia

Sulle pompe a secco circola la spiegazione più semplice: i tir bloccano, la benzina non arriva. La ricostruzione di BusinessOnline racconta una storia a più strati. Il 12 ottobre 37 autocisterne sono rimaste ferme ai cancelli della raffineria Eni di Taranto, bloccati dai lavoratori dell’ex Ilva. Il giorno dopo più di 50 dei circa 300 impianti serviti da quella raffineria erano senza prodotto. Eni sostiene che la raffineria lavora regolarmente e che il nodo è la distribuzione.

A questo si somma una scelta commerciale. Dal 28 settembre Enilive applica un tetto di 1,99 euro alla benzina e di 2,19 al gasolio: il prezzo basso, sempre secondo quella ricostruzione, ha richiamato più clienti e accorciato i tempi di svuotamento dei serbatoi, dimodoché l’allarme dei giorni scorsi ha fatto il resto con gli acquisti di panico.

In Campania il problema è passato ai supermercati e ai cassonetti: pochi prodotti freschi tra Napoli e Caserta, raccolta rifiuti in difficoltà a Napoli e in una quindicina di comuni della costa ionica messinese. Il prefetto di Napoli, Michele di Bari, ha attivato un piano 24 ore su 24 per garantire farmaci e carburanti.

Il 27 ottobre e dopo: cosa dicono le cifre

Il 20 ottobre, nella Prefettura di Milano, il viceministro Edoardo Rixi ha annunciato 480 milioni per le domande di credito d’imposta sul gasolio presentate fino al 30 agosto, più altri 60 milioni per settembre e ottobre. Matteo Salvini ha parlato di oltre 1 miliardo da sbloccare in totale. Il rimborso copre il 70% dei rincari dal febbraio, fino a fine ottobre.

Le cifre cambiano da una cronaca all’altra (480 milioni in una, 306 in un’altra, senza che nessuno spieghi la differenza, come nota QuiFinanza). I tempi sono quelli di una pratica: il credito per settembre e ottobre arriverà tra gennaio e febbraio 2027. Il carburante si paga oggi, il rimborso arriva l’anno dopo.

Il tavolo di Milano del 20 ottobre, in cifre

Chi c’era: Matteo Salvini e Edoardo Rixi con Fai, Anita, Assotir, Cna Fita, Fedit, Confcooperative e Legacoop, secondo Sky TG24.

I soldi: 480 milioni per le domande fino al 30 agosto e 60 per settembre e ottobre, con rimborso al 70% dei rincari da febbraio. Dal 1 gennaio 2027 è previsto anche un fondo da 590 milioni per il rinnovo dei mezzi.

Le date: 21 ottobre prima tranche (circa 306 milioni), 27 ottobre nuovo incontro, 5 novembre riapertura per 15 giorni della piattaforma, fine novembre il resto dei pagamenti.

Oggi lo scenario è a macchia di leopardo. In Sicilia il Comitato ha revocato il fermo, restando in stato di agitazione; in Calabria e in Campania i blocchi proseguiranno fino al 27. Il 19 ottobre, in Campania, c’erano code sull’A1 tra Caserta e Napoli e tir all’ingresso commerciale del porto di Napoli, con diversi benzinai senza carburante (Il Post).

L’Agenzia internazionale dell’energia ha scritto il 14 ottobre che a settembre le esportazioni mondiali di diesel sono scese di 700.000 barili al giorno su base annua, perché la perdita di 1,3 milioni di barili al giorno da Russia e Medio Oriente è stata compensata solo in parte (Euronews). Il mercato resta teso almeno fino al 2027, e le scorte perse non si ricostituiranno prima della seconda metà di quell’anno (Teleborsa).

Il G7 ha promesso il 2 ottobre fino a 100 milioni di barili di riserve d’emergenza, con priorità al diesel. Il clima entra nelle piazze con lo sciopero di Fridays for Future del 16 ottobre, e nessun dato lo lega ai distributori vuoti.

Ci avevamo già scritto. A marzo, con Hormuz chiuso, ci chiedevamo se ci volesse una guerra per far vendere le auto elettriche, notando che nel 2022 un’impennata simile si era sgonfiata. A settembre Michele Pericu osservava che i sussidi d’emergenza rischiano di sostenere i consumi invece di finanziare la sostituzione. Il taglio dell’accisa, stimato in 2-2,5 miliardi, era il più grosso. A Milano il copione dei sussidi si è ripetuto, con i camion al posto delle auto.

Il 27 ottobre le proteste in Italia dei camionisti avranno il loro tavolo. Il credito d’imposta per il gasolio di settembre e ottobre arriverà tra gennaio e febbraio 2027, e secondo l’IEA le scorte di diesel non si ricostituiranno prima della seconda metà del 2027.