Un robot Unitree G1 pesa 35 chili, è alto 132 centimetri e nel 2025 si portava a casa per circa 16.000 dollari (poco meno di 14.700 euro). È il modello che sta entrando negli hotel, nei magazzini e nelle fiere giapponesi. Ed è anche il tipo di macchina che, prima o poi, resta a terra in un corridoio con un attuatore dell’anca che non risponde più ai comandi. A quel punto, di solito, comincia la parte noiosa: imballare, spedire, aspettare. E se ci fosse una ambulanza robot che arriva sul posto a ripararlo, come si fa con le persone? In Giappone, a quanto pare, c’è.
L’ha presentata GMO Internet Group attraverso la sua divisione robotica, GMO AI & Robotics, ed è il primo servizio del genere al mondo. Un veicolo attrezzato, con diagnostica a bordo, ricambi e tecnici. Tu chiami e loro arrivano, smontano, e rimettono in piedi la macchina lì dove si trova.
Cosa fa davvero una ambulanza robot
Ve lo dico chiaramente: non pensiate che sia un carro attrezzi con una livrea simpatica. È il pezzo mancante di un modello commerciale: chi vende umanoidi in abbonamento vende in realtà tempo di funzionamento, e un robot fermo per tre settimane in attesa del corriere è un abbonamento che il cliente non rinnova. GMO distribuisce in Giappone macchine di produttori cinesi e ha bisogno che l’assistenza sia locale e veloce.
Magari non sarà così ovunque nel mondo in tempi brevi, ma in Giappone non sarà certo una boutade. Il Giappone, lo sapete bene, ha una delle popolazioni più anziane del pianeta e una carenza di manodopera che nessuna campagna di assunzioni ha finora tamponato. Gli umanoidi entrano da quella porta, e nessun servizio a loro collegato è lontano dall’entrata in campo.
Il valore si è spostato dalla macchina al servizio
C’è una simmetria involontaria in tutta questa storia dell’ambulanza per i robot. Il paese che fatica a mandare un’autolettiga sotto casa di un ottantenne in tempi accettabili (45 minuti tra una chiamata e un arrivo in ospedale, dati che sorprendono negativamente) è lo stesso che inaugura un pronto intervento dedicato a macchine da 14.700 euro.
Qualcuno ha deciso che i robot valgono di più? No. Semplicemente, e purtroppo, un contratto di manutenzione ha un cliente che paga e un servizio sanitario no.
In pratica, siamo nel punto in cui la robotica ha smesso di essere una questione di hardware e diventa una questione di logistica. Chi arriva prima con il ricambio giusto vince il mercato, esattamente come è successo con i trattori, con i server aziendali e con qualsiasi altra macchina che costa più quando è ferma che quando lavora.
Quanto ci vorrà perché un servizio così arrivi in Europa
Forchetta realistica: 3-6 anni. Gli ostacoli sono tre e nessuno è tecnologico. Servono flotte abbastanza dense da giustificare un furgone in strada, e oggi in Europa gli umanoidi operativi si contano a decine. Manca poi una filiera di ricambi non dipendente da un singolo fornitore asiatico. Infine mancano i tecnici formati, che si formano solo quando c’è già un parco macchine da riparare.
I primi a beneficiarne saranno logistica e automotive, dove il fermo macchina si misura già in euro al minuto. Il ridimensionamento: la maggior parte dei guasti degli umanoidi oggi è software, e per quelli basta una connessione.
Resto convinto che un giorno troveremo normale vedere una ambulanza robot parcheggiata in doppia fila mentre due tecnici rianimano un umanoide davanti a un supermercato. La domanda che mi porto dietro è un’altra, non pensate sia retorica, perché non ha una risposta comoda: quando le due ambulanze si troveranno nello stesso incrocio, con la stessa urgenza dichiarata, chi avrà scritto la regola su chi passa per primo?
