Lo smartphone che tieni in tasca dovrebbe, secondo Persona AI, finire in un cassetto. Al suo posto, un braccialetto che ascolta quello che dici, anche sottovoce in un vagone della metro pieno, e lo trasforma in un’azione concreta: una chiamata, un appuntamento prenotato, un messaggio spedito. Prima di muoversi chiede conferma, con un tocco o una parola. Vi suona familiare? E infatti lo era già.
La spilla Humane AI prometteva la stessa rivoluzione un anno fa: liberarti dallo schermo, farti vivere più “presente”, sostituire il gesto compulsivo di guardare il telefono con un’interfaccia più naturale. Ha chiuso in macerie, con oltre 200 milioni di euro raccolti e mai recuperati dagli investitori. Rabbit R1 ha provato la stessa strada con un dispositivo tascabile pensato per compiere azioni al posto tuo, e nemmeno lui ha mantenuto quello che prometteva. Il Pin lo avevamo raccontato già alla sua presentazione, quando l’entusiasmo era ancora tutto da dimostrare. Cosa è cambiato da allora?
Cosa promette davvero il Persona Band
Persona AI ha appena raccolto 5 milioni di euro per finanziare il suo primo prodotto, il Persona Band. Il meccanismo è semplice da spiegare: parli, il sistema capisce cosa serve fare, e prima di agire (attraverso degli agenti AI) torna da te con una domanda rapida o un’attesa di conferma. In pratica, un assistente maggiordomo che si muove ma non decide da solo.
La parte hardware è quella in cui il progetto prova a differenziarsi. Due microfoni pensati per catturare anche un sussurro, così non serve alzare la voce in mezzo alla gente. Fino a due giorni di attività memorizzata senza bisogno del telefono nelle vicinanze, così il braccialetto resta utile anche quando lo smartphone è rimasto sul comodino. La batteria dura tre giorni e si ricarica del tutto in mezz’ora. C’è un tasto per il muto istantaneo, utile quando la (forse) privacy conta più della comodità, e il supporto arriva a oltre 120 lingue, una scelta che allarga il pubblico ben oltre l’inglese.
Il prezzo e i tempi
Il preordine parte da 179 dollari (circa 165 euro). Persona AI non ha ancora comunicato una data di spedizione precisa, e nella prassi di questo settore la finestra tra preordine e consegna è il momento in cui i progetti si arenano più spesso. A chi ci prova per primo, beh, buona fortuna.
Perché il precedente conta più delle specifiche
Il polso come nuova interfaccia dopo lo smartphone non è un’idea nuova, questo non è un buon auspicio per Persona AI. Anche gli anelli AI hanno provato a occupare lo stesso spazio, puntando su microfoni miniaturizzati e ascolto continuo: nessuno di questi formati, finora, ha convinto il grande pubblico a spostare l’abitudine dal telefono al gadget indossato.
C’è però un’eccezione che vale la pena notare, ed è quella che rende il fallimento di Humane ancora più istruttivo. Gli occhiali smart di Meta vendono, e vendono perché non chiedono all’utente di imparare un gesto nuovo: restano occhiali, con l’AI aggiunta sopra un oggetto che la gente già indossava. Il braccialetto, così come il Pin da bavero, chiede invece di adottare un’abitudine che prima non esisteva. Ed è la cosa che, francamente, mi fa dubitare anche di Persona AI.
Chissà se bastano due microfoni sensibili e 120 lingue a convincere chi ha già visto questo film. La domanda che Persona AI dovrà affrontare non è tecnica: è se davvero vogliamo un altro oggetto da polso che ci ascolta, o se il telefono in tasca, con tutti i suoi limiti, resta comunque la scelta più semplice.
