Un pilota sale a bordo di un Cessna Caravan a Santa Cruz, si allaccia le cinture, e per le tremila e passa miglia successive non tocca un solo comando. È lì perché lo richiedono i regolamenti, pronto a intervenire se qualcosa va storto. Ma per tutto il viaggio, dal decollo all’atterraggio, a decidere è un software che si chiama Superpilot.
L’aereo è di Joby Aviation, l’azienda californiana più nota per i suoi eVTOL, i taxi aerei elettrici a decollo verticale. Il sistema di autonomia, invece, arriva da un’acquisizione: Joby lo ha comprato nel 2024 rilevando la divisione di Xwing, che lo sviluppava dal 2016. Superpilot gestisce da solo rullaggio, decollo, navigazione e atterraggio su un Cessna 208B Grand Caravan, lo stesso aereo da carico che vola su migliaia di piste regionali in tutto il mondo, uno di quei mezzi che gli appassionati di aviazione senza pilota conoscono bene.
Il volo di metà settembre è il tratto più lungo mai coperto: da costa a costa, con tappe in Arizona, Texas e Sud Carolina, fino ad atterrare vicino a Kitty Hawk, in North Carolina. Un luogo altamente simbolico: lì, nel 1903, Orville e Wilbur Wright fecero staccare da terra il primo aeroplano della storia per 12 secondi.
Il Cessna di Joby ha sorvolato a bassa quota anche quel tratto, in un passaggio simbolico che l’azienda non si è lasciata sfuggire.
Chi ha “guidato” davvero l’aereo, e da dove
Gli operatori che hanno seguito il volo non erano a bordo: lavoravano da terminali a terra in California e in Sud Carolina, in alcuni tratti a oltre 3.700 chilometri dall’aereo. Non lo pilotavano in senso classico, con leva e pedaliera a distanza: supervisionavano il sistema, pronti a intervenire sulle decisioni, mentre l’intelligenza di bordo gestiva la rotta in autonomia.
La parte interessante non riguarda il pilota automatico che tiene la quota: quello esiste da decenni. Riguarda Phoenix Deer Valley, un aeroporto trafficato di aviazione generale, dove il sistema ha dovuto destreggiarsi in traffico reale, non simulato. E quando lungo il tragitto sono arrivati temporali, Superpilot ha ricalcolato la rotta su aeroporti mai visti prima, senza una mappa pre-caricata a fargli da stampella.
A Fort Worth Alliance, in Texas, l’aereo ha mostrato come l’autonomia potrebbe inserirsi in un hub logistico vero. A Shaw Air Force Base, in Sud Carolina, la dimostrazione ha riguardato invece un uso più delicato: operazioni militari, dove un aereo che non rischia la vita di un pilota cambia il calcolo del rischio per intere missioni di rifornimento.
Il conto delle ore
Il programma di autonomia di Joby ha accumulato oltre 400 voli e 800 ore di volo automatizzato, tra spazio aereo controllato e non controllato. In un’esercitazione dell’Air Force, il sistema ha consegnato pezzi di ricambio 24 ore più in fretta della logistica convenzionale. In un’altra, ha operato a distanza tra Hawaii e Guam, quasi 4.000 miglia di supervisione remota: una scala che ricorda i test sugli aerotaxi eVTOL della NASA, altro fronte in cui l’aviazione sta imparando a fare a meno di mani umane sui comandi.
Numeri che contano più per chi valuta contratti militari che per chi guarda il cielo da terra. Ma il passaggio da esercitazione controllata a volo commerciale attraverso un continente intero, con temporali veri e aeroporti mai visti, è il tipo di prova che separa un prototipo da un sistema che qualcuno, un giorno, userà per davvero.
Il ritorno, verso ovest, toccherà Raleigh, l’area di Washington, Louisville, Wichita, Oklahoma City, Salt Lake City e Portland. Il Cessna, questa volta, sa già dove sta andando.
Quanto manca all’aereo senza equipaggio
Dai 3 ai 7 anni per usi cargo e logistica in aree controllate; serve più tempo, forse mai in tempi brevi, per il trasporto passeggeri senza pilota di sicurezza a bordo.
A beneficiarne per prime saranno le missioni cargo e militari, dove il rischio di perdere un pilota pesa più del rischio tecnico. Restano ostacoli concreti: la certificazione FAA per operazioni davvero senza equipaggio, l’integrazione con il traffico aereo civile su larga scala, e la fiducia del pubblico verso un aereo che non ha nessuno ai comandi, anche quando quel “nessuno” è già la normalità nei droni da consegna.
