Una rampa di scale in pietra, quattro gambe che si sollevano una alla volta, e sopra una persona che non deve scendere né chiedere aiuto a nessuno. Non è un effetto speciale montato ad arte per uno spot: è Walk Me, la sedia a rotelle di Toyota che invece di rotolare cammina.
Il concept è comparso per la prima volta al Japan Mobility Show 2025, ma è tornato sotto i riflettori l’11 settembre 2026, protagonista di un nuovo spot da 60 secondi della campagna giapponese “TO YOU” di Toyota. Nel video, Walk Me sale gradini di pietra, si muove accanto a un fiume e accompagna persone con e senza disabilità mentre fanno sport insieme.
Una sedia a rotelle che non ha più bisogno di ruote
Toyota la definisce un tentativo di andare “un passo oltre la sedia a rotelle” tradizionale. Al posto delle ruote, quattro gambe articolate che si bilanciano e si riposizionano da sole mentre la sedia avanza. L’idea è far sì che dislivelli, gradini e terreni sconnessi smettano di essere un muro invalicabile per chi si sposta da seduto.
Nella visione di Toyota, chi usa Walk Me dovrebbe poter muoversi in spazi interni stretti, salire una rampa di scale restando comodamente seduto e continuare all’aperto senza dover cambiare mezzo. La sedia varia anche l’altezza della seduta, un dettaglio che potrebbe rendere più semplice trasferirsi su un’altra sedia o salire in auto senza essere sollevati di peso.
Il movimento con cui la seduta si alza, spiega Toyota, riprende elementi del gesto giapponese di alzarsi da una posizione inginocchiata. Un dettaglio culturale piccolo, ma che dice qualcosa sul modo in cui l’azienda ha pensato il prodotto: non partendo dall’ingegneria e basta, ma osservando come le persone si muovono davvero.
C’è anche un tocco personale dietro il progetto. Il presidente Akio Toyoda, dopo aver visto Walk Me in una fase iniziale di sviluppo, avrebbe chiesto al team di renderla realtà prima dei suoi 80 anni. Una scadenza autoimposta che dice più di molte slide di presentazione su quanto l’azienda ci creda.
Non è sola: la famiglia “Me” ha altri due modelli
Walk Me fa parte di una serie di tre concept firmati Toyota. C’è Boost Me, pensata per lo sport, che lascia le mani libere rispondendo agli spostamenti del baricentro di chi la usa, comoda per chi gioca a basket o a tennis. E c’è Challenge Me, una carrozzina elettrica robusta per l’outdoor, resistente all’acqua e pensata per sentieri, pesca ed escursioni fuori dall’asfalto.
Tutti e tre condividono una livrea gialla e sportiva: Toyota vuole che questi mezzi ispirino voglia di usarli, non l’idea clinica di un ausilio medico. Dietro c’è la filosofia “Mobility for All” dell’azienda: non prodotti separati che marcano un confine tra chi ha una disabilità e chi no, ma mezzi che tutti possano condividere.
Quanto manca prima di vederla in giro
Orizzonte stimato: incerto, oltre i 10-15 anni prima di un’eventuale versione commerciale.
Toyota non ha annunciato prezzi, date di uscita né piani produttivi per nessuno dei tre concept. Restano prototipi mostrati in fiera e in pubblicità, esposti anche agli Asian Games 2026 di Aichi-Nagoya per raccogliere reazioni. Trasformare walk me in un prodotto sicuro e alla portata di tutti richiederebbe ancora anni, e nessuno in azienda ha nascosto questa distanza.
Anche altri tentativi di superare i limiti della sedia a rotelle classica sono passati per soluzioni robotiche più o meno riuscite, e chi cerca alternative al modello standard ha già visto arrivare sul mercato carrozzine pensate per il fuoristrada. Toyota, dal canto suo, non è nuova a esperimenti robotici fuori dal proprio core business: lo aveva già dimostrato con un piccolo robot da compagnia pensato per stare in auto.
Restano dei concept, certo. Ma è una direzione diversa da quella con cui di solito si pensa alla disabilità motoria: non chiedere al mondo di costruire una rampa in più, ma dare alla sedia le gambe per arrivarci da sola.