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Gli occhiali Usa che trasformano un battito di ciglia in elettricità

Tre sensori sulla montatura trasformano ogni battito di ciglia in segnale elettrico, ma la batteria degli occhiali resta al suo posto.

Gli occhiali Usa che trasformano un battito di ciglia in elettricità
Il prototipo di GlassTENG, con i sensori sulla montatura. Foto: Northwestern University

Sbatti le ciglia davanti al telefono, un gesto che fai migliaia di volte al giorno, e quel movimento produce un po’ di elettricità. L’idea di chi ha costruito GlassTENG, un paio di occhiali sperimentali, è che un giorno basti a tenere accesi gli occhiali stessi. Il gruppo è quello della Northwestern University, negli Stati Uniti, guidato da Nivedita Arora. Il trucco è quello del palloncino che resta attaccato ai capelli dopo averlo strofinato. Due materiali si toccano e si separano a ogni movimento del viso, e a ogni separazione resta una piccola carica.

Dalle ciglia alla mascella: che cosa capiscono gli occhiali

Sulla montatura ci sono 3 sensori morbidi, grandi quanto la punta di un dito, distribuiti dal ponte del naso fino all’orecchio. Un ammiccamento, cioè un battito di ciglia, dà un segnale da 200 a 500 millivolt, una mascella serrata arriva a 1,5 volt. Un algoritmo di intelligenza artificiale legge queste differenze per capire che cosa sta facendo chi porta gli occhiali.

Su 20 volontari il sistema ha riconosciuto 6 attività del viso con una precisione del 93,8%. Il battito dei denti viene riconosciuto nel 99% dei casi e la mascella serrata nel 96%. Il parlare, invece, si ferma al 55%, perché somiglia troppo al mangiare. Per chi soffre di bruxismo, cioè stringe i denti senza accorgersene, un avviso al momento giusto sarebbe già qualcosa.

Nivedita Arora con gli occhiali GlassTENG, che leggono i battiti di ciglia e i movimenti della mascella con i sensori sulla montatura
Nivedita Arora indossa un prototipo di GlassTENG. Foto: Northwestern University

A ottobre 2025 avevamo raccontato gli occhiali anti-stanchezza di Washington e Dongguk, con 3 sensori sulla montatura e i battiti di ciglia come indizio. Nei test su 27 volontari arrivavano al 74% di accuratezza, ma i sensori leggevano il campo elettrico intorno agli occhi senza toccare la pelle. Qui è il contatto con la pelle a produrre la corrente.

Che cosa hanno misurato, e con quali mezzi

Pubblicazione: Raj N. Dave, Nivedita Arora e altri 6 autori, “GlassTENG: Self-Powered Triboelectric Nanogenerator based Sensing of Pulse, Jaw, and Upper Facial Activity from Everyday Glasses”, Proceedings of the 2026 ACM International Symposium on Wearable Computers. Preprint su arXiv.

Dati chiave: 20 volontari, 6 attività, 93,8% di precisione. Il battito cardiaco ha un errore medio di 1,82 battiti al minuto su 10 persone sedute, il consumo è di 4,1 microwatt per i 3 canali. Lo studio salva i dati su una scheda microSD per l’analisi offline, il comunicato parla di Bluetooth verso smartphone o tablet.

Gli occhiali senza batteria sono ancora a metà strada

Il comunicato della Northwestern è netto: il design non richiede batteria e un battito di ciglia aiuta ad alimentare il sensore che lo rileva. Lo studio, però, mette la raccolta di energia e l’integrazione completa senza batteria tra i lavori futuri. I 4,1 microwatt dichiarati sono il consumo dei 3 canali (1,36 a testa).

Per far funzionare un chip servono watt, e le palpebre hanno mostrato soltanto volt. Il filone dei wearable per la salute lo seguiamo da anni, e la batteria resta la voce più scomoda dell’elenco.

Dalla scheda di prova agli occhiali da vista

Orizzonte stimato: 7-15 anni per occhiali che funzionino davvero senza batteria (stima della redazione). Montature con sensori simili e una piccola batteria potrebbero arrivare prima.

Servono la verifica della raccolta di energia e un’elaborazione a bordo, oggi assente. Il prototipo è su una scheda di prova e i volontari sono 20. Il comunicato indica come primo obiettivo un avviso per rilassare la mascella a chi stringe i denti senza accorgersene.

Quanta corrente produce un battito di ciglia? Lo studio misura i volt e il consumo dei sensori, ma i microwatt che arrivano dalle ciglia, per ora, non li scrive nessuno.