Cosa succederebbe se un satellite potesse muoversi e fare manovre in orbita senza mai esaurire il carburante? Se la missione non dovesse terminare quando i serbatoi si svuotano, ma potesse continuare finché funzionano i pannelli solari? Se non ci fossero più rischi di perdite, esplosioni o contaminazione da propellente? È quello che ha dimostrato Genergo, startup italiana con sede a Como, testando per oltre 700 ore in orbita un sistema di propulsione elettromagnetica che genera spinta senza utilizzare propellente di alcun tipo. Tre missioni spaziali, tre conferme: il Politecnico di Milano ha validato i risultati. Anche SpaceX ha lanciato i test: la tecnologia ha raggiunto il livello di maturità TRL 7-8, pronta per applicazioni commerciali.
E qui arriva il problema di percezione. Giornali, pubblico, media: state sottovalutando la portata di questa notizia.
Genergo, il motore che non dovrebbe funzionare
Ogni satellite operativo porta a bordo del propellente: serve per le manovre orbitali, per mantenere la posizione, per il rientro controllato a fine vita. Il propellente occupa volume, aggiunge massa (spesso moltiplicata dall’hardware necessario: serbatoi pressurizzati, valvole, linee di alimentazione), introduce rischi operativi. Quando si esaurisce, la missione finisce. Il satellite diventa un detrito che vaga, incontrollabile. Sembra l’età della pietra, vero? Guardiamo film incredibili, con veicoli spaziali di ogni genere, ma siamo ridotti ancora così nella realtà.
Il sistema di Genergo elimina tutto questo. Trasforma energia elettrica in impulsi elettromagnetici controllati, generando spinta senza espellere massa. Zero serbatoi, zero valvole, zero esplosioni possibili. È il primo sistema propulsivo spaziale noto al mondo in grado di operare senza propellente, testato e validato in orbita. Non sulla carta. Non in laboratorio. In orbita.
I test sono stati condotti tra il 2022 e il 2023 a bordo dei satelliti ION Satellite Carrier di D-Orbit (l’azienda italiana di Fino Mornasco specializzata in piattaforme orbitali), lanciati da SpaceX con il vettore Falcon 9 nelle campagne Transporter-5, Transporter-6 e Transporter-9. In più sessioni di attivazione è stata registrata una variazione misurabile della velocità del satellite, sia in accelerazione sia in decelerazione. Il motore rispondeva, in modo ripetibile, agli input.
Genergo, il Politecnico di Milano e la validazione che conta
Quando una tecnologia spaziale viene presentata come “senza propellente”, il primo istinto è lo scetticismo. È giusto. La fisica non perdona, e la storia dell’esplorazione spaziale è piena di concept falliti, di propulsori “impossibili” che promettevano di violare le leggi della termodinamica. Genergo non sembra essere uno di questi casi.
Il Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria (DEIB) del Politecnico di Milano ha curato le misure al banco in laboratorio, la calibrazione dei parametri di funzionamento. Il Dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali (DAER) ha sviluppato il modello fisico del satellite per l’analisi dei dati orbitali e ha redatto il report sulle emissioni elettromagnetiche necessario per l’accettazione in orbita. Un soggetto indipendente specializzato in tecnologie avanzate ha validato autonomamente i risultati, garantendo la robustezza e la ripetibilità delle prestazioni osservate.
Tradotto: non è un annuncio in cerca di finanziamenti. È una tecnologia che ha superato i requisiti di qualifica al lancio di SpaceX e D-Orbit, e ha funzionato nello spazio per oltre 700 ore complessive.
Cosa cambia, davvero
Il primo impiego commerciale sarà destinato al de-orbiting controllato: il processo di abbassamento dell’orbita di un satellite a fine vita per guidarne il rientro atmosferico e la distruzione controllata. È un problema enorme. L’orbita terrestre è sempre più affollata, i detriti spaziali sono una minaccia crescente, e ogni satellite che finisce il propellente diventa un detrito che resta lì per decenni.
Un sistema che non esaurisce il carburante può rimanere manovrabile per tutta la durata operativa dei pannelli solari e dell’elettronica di bordo. Può cambiare orbita, evitare collisioni, rientrare quando serve. La sostenibilità non è solo una questione ambientale: è una questione di sicurezza orbitale.
Il sistema presenta un grado di sostenibilità estremamente elevato: nessun materiale inquinante o tossico, nessun componente in pressione da stoccare, nessun rischio di contaminazione dell’ambiente spaziale o in caso di rientro atmosferico. Per le sue caratteristiche progettuali, la tecnologia si presta a essere scalata e opera con un fabbisogno energetico contenuto.
Il dettaglio che fa la differenza
Genergo è protetta da numerosi brevetti internazionali. Non ha ancora rivelato i dettagli tecnici completi del sistema (comprensibile, considerata la natura strategica della tecnologia). Ma il fatto che SpaceX abbia accettato di lanciare i test, che D-Orbit abbia ospitato il sistema sulle sue piattaforme orbitali, che il Politecnico di Milano abbia validato i risultati, dice più di qualsiasi comunicato stampa. Ulteriori missioni di test sono in programma per continuare la caratterizzazione della tecnologia. Il primo contratto commerciale potrebbe arrivare presto.
Quanto velocemente questa tecnologia cambierà il modo in cui progettiamo, lanciamo e gestiamo i satelliti? No, dico… Perché un sistema che non ha bisogno di propellente non è solo più sicuro o più sostenibile. È un sistema che ridefinisce i limiti fisici di una missione spaziale.
E, ripeto, tutti stanno ancora sottovalutando cosa significhi davvero.