Ogni tanto anche le grandi ambizioni devono fare i conti con l’idraulica. O, in questo caso, con il raffreddamento dei server. Ricordate The Line? Quella striscia a specchio lunga 170 chilometri che dovrebbe (doveva?) ospitare 9 milioni di persone nel deserto saudita, sfidando ogni legge dell’urbanistica e forse del buon senso? Ecco. Pare che i piani potrebbero cambiare. E non di poco.
Le voci che arrivano dai corridoi finanziari rilanciate sul web (sulla scorta di indiscrezioni del Financial Times) suggeriscono che il progetto di punta del mega complesso Neom stia subendo una “ricalibrazione” piuttosto drastica. Di che genere?
Meno vicini di casa, più calcolo
L’idea di una città residenziale ad alta densità sembra sbiadire in favore di qualcosa di molto più pragmatico e, se vogliamo, brutalista: un gigantesco data center. Non parlo di una sala server qualunque, ma di un hub infrastrutturale pensato per ospitare carichi di lavoro computazionali estremi, quelli necessari per l’addestramento e l’inferenza dei modelli di intelligenza artificiale.
Il nodo è questo: l’Arabia Saudita sta investendo cifre mostruose in hardware (GPU Nvidia in primis) per le sue strutture statali. E questi chip devono pur stare da qualche parte. The Line, con il suo accesso costiero al Mar Rosso, offre un vantaggio tattico non indifferente: l’acqua. Tanta acqua per raffreddare i bollenti spiriti del silicio.
Il deserto si mangia i sogni (e il budget)
Non dico che non me lo aspettassi. Su Futuro Prossimo ne parliamo da tempo con un certo scetticismo costruttivo. Avevamo già analizzato come il progetto originale desse l’impressione di essere drasticamente ridimensionato in lunghezza, confrontando la promessa dei 170 km con la via crucis necessaria a costruire anche solo un segmento iniziale di appena 2,4 km.
Ora sembra cambiare proprio la natura, come dire, ontologica di The Line. Da “luogo dove vivere il futuro” a “luogo dove calcolarlo”. I report parlano di infrastrutture “bare metal” per massimizzare l’efficienza. Ma resta il problema di fondo: la termodinamica.
L’Arabia Saudita è calda, e tanto. Diversi studi indipendenti indicano che la regione è tutt’altro che ideale per l’efficienza energetica dei data center (il PUE, per i tecnici). Usare il mare per raffreddare tutto è una soluzione ingegneristica affascinante, ma trasformare The Line in un radiatore gigante è davvero la “Vision 2030” che avevano in mente?

Un futuro ricalcolato
Le autorità di Neom non hanno smentito direttamente, parlando genericamente di “sviluppo a fasi” e “allineamento con le priorità nazionali”. È il linguaggio diplomatico per dire che i soldi non sono infiniti, nemmeno lì. Tra l’Expo, i Mondiali del 2034 e il calo delle entrate petrolifere, anche i principi devono fare i conti della serva.
Se The Line diventerà davvero un’autostrada per i dati invece che per le persone, avremo assistito a uno dei pivot più costosi della storia. Da utopia urbana (o incubo distopico, a seconda dei punti di vista) a backend del progresso tecnologico.
Quando e come ci cambierà la vita
Se questo “rebranding” funzionale andrà in porto, The Line potrebbe diventare uno dei nodi cruciali per l’AI globale, spostando il baricentro del calcolo dal freddo Nord Europa al deserto.
Per noi cambia poco nell’immediato, ma segnala che l’era dei progetti faraonici fini a se stessi è finita: ora anche i sogni devono produrre un ritorno il più possibile a breve.
Approfondisci
Ti interessa capire come l’Arabia Saudita sta cercando di comprare un posto nel futuro? Leggi come il ridimensionamento era già nell’aria da mesi.
Alla fine, forse The Line rispetterà il suo nome e sarà davvero una linea, o “solo” una linea di codice? Una fila infinita di server che ronzano nel silenzio del deserto, mentre noi guardiamo i vecchi render luccicanti chiedendoci dove sono finiti i giardini pensili.
Magari è meglio così: i server, almeno, non si lamentano del panorama.