Stavolta il primo robot domestico per il bucato è arrivato davvero sul mercato. Si chiama Isaac 0, lo produce una startup di San Francisco con 18 mesi di vita e un’idea precisa: piegare magliette, felpe, pantaloni e asciugamani al posto tuo. Costa 7.999 dollari (o 450 al mese a noleggio), si attacca alla presa di corrente, occupa lo spazio di un tavolino e ci mette dai 30 ai 90 minuti per un carico. Vi sintetizzo le capacità? Lenzuola no, coperte no, calzini al rovescio nemmeno, e quando si blocca su una piega difficile, un operatore umano prende il controllo per 5-10 secondi da remoto. Si, si: il futuro del robot domestico, nel 2026, somiglia meno ai Jetsons e più a un tirocinante con supervisore.
Un robot domestico che fa una cosa sola
Weave Robotics ha fatto una scelta che nel settore suona quasi eretica: invece di costruire l’ennesimo umanoide tuttofare che cammina, parla e promette di rifarti il letto entro il 2030, ha puntato su un robot domestico stazionario che fa una cosa sola: piega. Basta. Come i ristoranti giapponesi che servono solo ramen: fanno quello, lo fanno discretamente bene, e non si scusano per il resto del menu.
Isaac 0 ha due braccia con 6 gradi di libertà ciascuna, un collo a 4 assi, mani semplici a un asse e un torso che ruota. Si piazza su un tavolo da almeno 120 x 75 cm, si collega al WiFi e parte. Tu butti là il bucato, te ne vai e torni a pile fatte. In teoria.
Il robot domestico e il suo angelo custode
Il dettaglio più interessante di Isaac 0 non è quello che fa, ma quello che non riesce a fare da solo. Quando il robot domestico incontra un capo complicato (una felpa con cappuccio piegata male, un paio di pantaloni ribelli) un operatore Weave interviene da remoto per una correzione di 5-10 secondi, poi restituisce il comando. L’azienda la chiama human-in-the-loop: un po’ come le auto a guida autonoma con il collaudatore pronto a toccare il volante.
È un modello onesto, bisogna dargliene atto. Weave non finge che la robotica domestica sia risolta: ammette che piegare tessuti morbidi, deformabili e imprevedibili resta una delle sfide più ostinate dell’automazione. Ogni correzione umana finisce nella pipeline di addestramento e i modelli AI vengono aggiornati settimanalmente. Il robot domestico impara dai suoi errori (a spese tue, sia chiaro, perché 8.000 dollari non sono noccioline).
Isaac 0 in numeri
- Prezzo: 7.999$ (deposito 250$) o 450$/mese in abbonamento
- Tempo per carico: 30-90 minuti
- Piega: magliette, felpe, pantaloni, asciugamani e intimo
- Non piega: coperte, lenzuola, capi al rovescio
- Disponibilità: solo Bay Area di San Francisco (febbraio 2026)
Il precedente scomodo
Chi segue il settore ricorderà FoldiMate: la startup israeliana che dal 2016 prometteva un robot domestico piega-vestiti “entro l’anno prossimo” (ogni anno era l’anno prossimo). Ne parlammo anche qui su Futuro Prossimo, quasi dieci anni fa. FoldiMate ha raccolto milioni, non ha mai spedito niente e alla fine è sparita lei. Isaac 0, almeno, è nelle case di qualcuno: è già qualcosa.
Il contesto, poi, è cambiato: 1X Technologies vende Neo a 20.000 dollari (con teleoperatore incluso nel prezzo della privacy), LG ha mostrato CLOiD al CES 2026 e Boston Dynamics prepara Atlas per le fabbriche. Tutti puntano al robot domestico tuttofare. Weave ha scelto la strada opposta: fare una cosa, farla accettabilmente, migliorare con i dati reali.
Approfondisci
Ti interessa la robotica domestica? Leggi anche come funziona il robot Neo di 1X e cosa implica per la privacy. Oppure scopri perché l’era dei robot partirà dalle fabbriche, non dal salotto.
Isaac 0 non è il robot domestico che sognavo, ve lo dico. È lento, limitato, costoso e ogni tanto chiama i rinforzi. Ma è anche il primo che puoi comprare, portare a casa e lasciare solo con il bucato senza che prenda fuoco o scappi dalla finestra. Il prossimo passo sarà Isaac, la versione mobile, prevista per fine 2026. Nel frattempo, qualcuno a San Francisco sta guardando un braccio meccanico piegare una felpa in tre minuti e si chiede se ne valga la piega… cioè, asp, scusate. La pena. Una battuta talmente miserabile che vorrei l’avesse fatta un’intelligenza artificiale.
La risposta al dubbio, comunque, secondo me è: dipende da quanto odi piegare i panni. E, ovviamente, da quanto ti fidi di uno sconosciuto che guarda le tue mutande da remoto.