C’è un pesce, la lampreda, che ha risolto il problema dell’autonomia milioni di anni prima di qualsiasi ingegnere: si attacca a qualcosa di più grosso e si fa portare. Lockheed Martin ha guardato quel pesce e ha pensato: ecco, facciamo così. Il risultato si chiama Lamprey MMAUV (Multi-Mission Autonomous Undersea Vehicle), un drone sottomarino che si aggancia allo scafo di navi e sottomarini amici per viaggiare senza consumare energia. Anzi, per ottenerla.
Il drone sottomarino si attacca alla carena con un sistema di ventose magnetiche, e durante il transito sfrutta il flusso dell’acqua per ricaricare le batterie tramite idrogeneratori integrati. Un po’ come attaccare una dinamo alla ruota di una bicicletta, solo che la bicicletta è un sottomarino nucleare classe Virginia e la dinamo è un veicolo autonomo pieno di siluri.
Arrivare carichi (in tutti i sensi)
Il problema cronico dei droni sottomarini è sempre stato lo stesso: le batterie durano poco, il mare è grande, e la propulsione subacquea mangia energia come poche altre cose al mondo. Lamprey aggira l’ostacolo con una soluzione che definire biomimetica sarebbe riduttivo. Il drone sottomarino arriva in zona operativa con le batterie al 100%, senza aver speso un solo watt per il viaggio. Non male, per un oggetto che può lanciare siluri.
Perché sì, dentro quel corpo squadrato (la forma serve a massimizzare il volume interno, non a vincere gare di bellezza) c’è un vano di carico da 0,68 metri cubi con architettura aperta. Significa che il drone sottomarino può essere equipaggiato con configurazioni diverse a seconda della missione: siluri leggeri antisommergibile, fino a tre lanciatori di droni aerei retrattili, sistemi di guerra elettronica, esche acustiche che imitano la firma sonora di altri mezzi, sensori per la raccolta di intelligence.
Il drone sottomarino sentinella che aspetta sul fondo
Ecco il dettaglio che cambia la prospettiva. Gruppi di Lamprey possono posarsi sul fondale e restare lì, in silenzio, raccogliendo dati. Dormono (per modo di dire) finché non ricevono un comando: inviare i dati raccolti, spostarsi, oppure attaccare un bersaglio di passaggio. È sorveglianza persistente a basso costo, senza una fregata da centomila dollari al giorno a fare avanti e indietro.
Il Lamprey in cifre:
- Vano di carico: 24 piedi cubi (0,68 m³), architettura aperta
- Propulsione: 4 thruster (2 posteriori + 2 laterali)
- Ricarica: idrogeneratori integrati durante il traino
- Payload: siluri, lanciatori UAV, guerra elettronica, sensori, esche acustiche
- Sviluppo: autofinanziato da Lockheed Martin
Il coltellino svizzero sottomarino
Lockheed Martin ha finanziato il progetto internamente, senza aspettare un contratto della Marina americana: una mossa che dice molto sulla fiducia nell’idea e sulla velocità con cui vogliono metterla in campo. Paul Lemmo, vicepresidente della divisione Sensori ed Effettori, ha usato parole da comunicato stampa ma il concetto è chiaro: questo drone sottomarino deve saper fare tutto da solo. Rilevare, disturbare, ingannare, colpire.
La versatilità è il punto. In modalità “accesso garantito” il Lamprey fa sorveglianza stealth, intelligence e attacco di precisione. In modalità “negazione del mare” passa alla guerra elettronica, al rilascio di esche e all’attacco cinetico. Due facce della stessa macchina. Una nave madre potrebbe sganciarli discretamente vicino a uno stretto strategico e seminare una rete di sentinelle autonome invisibili.
Il pezzo scomodo del drone sottomarino
Un drone sottomarino che si attacca agli scafi “amici” potrebbe, in teoria, attaccarsi anche a quelli nemici. Nessuno lo dice ad alta voce, ma la capacità di ancoraggio passivo a carene non modificate apre scenari che vanno oltre il trasporto. Una mina intelligente. Un parassita digitale in porto. Un orecchio sotto la chiglia di chi non sa di averne uno. La tecnologia è neutra, l’immaginazione degli strateghi molto meno.
Il Lamprey non è il primo drone sottomarino autonomo (ne abbiamo parlato con il Manta Ray della DARPA e con il K40 Manta), ma è forse il primo che ha capito una cosa: non serve nuotare più veloce se puoi farti portare.
La natura lo sapeva già.
Lockheed Martin ha solo aggiunto i siluri.