L’appendice umana è comparsa in modo indipendente almeno 32 volte nel corso dell’evoluzione dei mammiferi. Nei marsupiali, nei primati, nei roditori: ogni volta che l’evoluzione poteva scegliere se tenersela o farne a meno, ha scelto di tenersela e e di reinventarla.
Uno studio della Tufts University rimette in discussione oltre un secolo di sapere medico (e scolastico): quell’organo bollato come inutile da Darwin in poi non è un residuo del passato. È un rifugio per i batteri buoni dell’intestino, un campo di addestramento per il sistema immunitario e, forse, una delle trovate più sottovalutate della biologia. Con un problema: se oggi si infiamma, lo togliamo senza pensarci. Facciamo bene o male?
Darwin e il malinteso del secolo
Ne L’origine dell’uomo, Charles Darwin descrisse l’appendice come un reperto archeologico: il residuo di antenati erbivori con organi digestivi più grandi. Una spiegazione elegante, ragionevole, facile da ricordare. Talmente facile che per centocinquant’anni nessuno ha sentito il bisogno di metterla in discussione. I libri di testo l’hanno ripetuta, i chirurghi l’hanno interiorizzata al punto da rimuovere l’appendice umana di routine anche durante operazioni che non c’entravano nulla. Un po’ come buttare via un cassetto perché non sai cosa contiene.
Ecco, il cassetto conteneva parecchio. I biologi Phil Starks e Lilia Goncharova, insieme alla collega Helene Hartman, hanno passato in rassegna la letteratura scientifica sull’appendice aspettandosi una risposta semplice. E come dicevo all’inizio, hanno trovato un organo che l’evoluzione continua a reinventare, molto più interessante di quanto si immaginassero.
L’appendice umana è comparsa 32 volte: non è un caso
Quando un tratto biologico compare in modo indipendente in specie che non hanno legami di parentela stretta, i biologi parlano di evoluzione convergente. Succede con le ali (insetti, pipistrelli, uccelli), con la forma idrodinamica (squali, delfini, ittiosauri) e, a quanto pare, anche con l’appendice umana e i suoi equivalenti nei mammiferi. Studi comparativi mostrano che strutture simili all’appendice si sono evolute separatamente in almeno tre lignaggi distinti: marsupiali, primati e gliri (il gruppo che include roditori e conigli). Un’analisi evolutiva più ampia ha contato almeno 32 episodi indipendenti su 361 specie. A qualcosa dovrà pur servire no? Mh. Dipende.
La convergenza evolutiva non significa che una struttura sia indispensabile. Significa che, in certe condizioni ambientali, averla dava un vantaggio sufficiente perché la selezione naturale la favorisse più e più volte.
Tradotto: l’appendice umana non è un incidente di percorso. È una soluzione che la natura ha trovato utile abbastanza da riproporsela 32 volte. Vediamo se è proprio il caso di rinunciarvi così a cuor leggero.
Insomma: cosa fa davvero l’appendice umana?
Due cose, principalmente. La prima: supporta il sistema immunitario. L’appendice contiene tessuto linfoide associato all’intestino, cellule immunitarie che monitorano l’attività microbica nel tratto digestivo. Durante l’infanzia e l’adolescenza (quando il sistema immunitario è ancora in fase di maturazione) è particolarmente ricca di follicoli linfoidi, strutture che producono anticorpi come l’immunoglobulina A per neutralizzare i patogeni. È una sorta di campo di addestramento dove le reclute imparano a distinguere gli alleati dai nemici.
La seconda funzione è più sottile e affascinante: l’appendice funziona come rifugio per i batteri buoni del microbioma intestinale. Biofilm (comunità batteriche strutturate) rivestono le pareti dell’appendice. Quando un’infezione gastrointestinale severa spazza via la flora del colon, i batteri benefici sopravvivono in quel piccolo rifugio e ripopolano l’intestino a emergenza finita. Quei microbi aiutano la digestione, competono con i patogeni, riducono l’infiammazione e favoriscono il recupero.
C’era anche un sospetto clinico: che l’appendicite o la sua rimozione potessero compromettere la fertilità, a causa di infiammazioni e cicatrici nelle tube di Falloppio. Diversi studi su larga scala hanno però escluso questa ipotesi, trovando in alcuni casi addirittura un lieve aumento dei tassi di gravidanza dopo l’appendicectomia. L’appendice umana ha funzioni immunitarie e microbiche concrete: la fertilità, a quanto pare, non è tra queste.
Utile ieri, scomoda oggi
I primi esseri umani vivevano in ambienti con scarsa igiene e forte contatto sociale: condizioni perfette per epidemie di patogeni che causano diarrea. Un’appendice capace di ripristinare rapidamente il microbioma dopo un’infezione poteva fare la differenza tra vivere e morire. Ma nell’ultimo secolo acqua pulita, servizi igienici e antibiotici hanno drasticamente ridotto la mortalità per malattie diarroiche nei paesi ad alto reddito. Le pressioni evolutive che un tempo favorivano l’appendice umana sono in gran parte scomparse. Nel frattempo, il rischio medico di tenerla (l’appendicite, soprattutto) è rimasto.
Quando e come ci cambierà la vita
La comprensione del ruolo dell’appendice nel microbioma e nel sistema immunitario potrebbe influenzare le decisioni cliniche nei prossimi anni. Già oggi alcuni medici valutano con più cautela la rimozione preventiva, e la ricerca sui probiotici di nuova generazione tiene conto del ruolo dell’appendice come “banca di riserva” batterica.
Non cambierà la chirurgia d’urgenza, ma potrebbe cambiare l’atteggiamento: meno rimozioni di routine, più rispetto per un organo che la biologia non ha mai smesso di considerare utile.
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Questo disallineamento tra adattamenti passati e ambienti presenti illustra un principio chiave della medicina evoluzionistica: l’evoluzione ottimizza per la sopravvivenza e la riproduzione negli ambienti ancestrali, non per la salute o la longevità nel mondo moderno.
L’appendice umana non è un pezzo di ricambio IKEA incluso “per sicurezza”, ma nemmeno è così indispensabile oggi. La biologia umana è piena di tratti che furono vantaggiosi e ora sono marginali: capirli permette alla medicina di prendere decisioni migliori.
E quindi, alla fine della fiera? Darwin non aveva del tutto torto: diciamo che conosceva solo una parte della storia. Il resto stava nascosto in otto centimetri di intestino cieco che nessuno si era preso la briga di studiare davvero.