Provate a spingere un armadio sul pavimento. Più è pesante, più fatica si fa. Dico bene? Funziona così da sempre, e la fisica ha una regola precisa per descriverlo: si chiama legge di Amontons, ed è vecchia di oltre trecento anni. Più peso premi su una superficie, più attrito trovi. Semplice, intuitiva, verificabile ogni volta che trascini una sedia. Ecco: un gruppo di fisici dell’Università di Costanza ha appena dimostrato che questa regola ha un limite piuttosto clamoroso. Hanno scoperto un tipo di attrito magnetico che nasce tra due superfici che non si toccano nemmeno. Zero contatto fisico, zero sfregamento. E invece di crescere con la pressione, a un certo punto raggiunge un picco e poi scende.
Avete letto bene: è come se spingendo l’armadio sempre più forte, a un certo punto diventasse più facile muoverlo. Lo studio è uscito su Nature Materials il 18 marzo 2026, e i risultati meritano attenzione.
Come funziona l’attrito magnetico senza contatto
L’esperimento è di quelli che si possono quasi immaginare su un tavolo da cucina (quasi). Il team guidato da Hongri Gu, con Anton Lüders e Clemens Bechinger, ha costruito due strati di magneti permanenti, uno sopra l’altro, senza che si toccassero mai. I magneti dello strato superiore potevano ruotare liberamente, quelli dello strato inferiore erano fissi.
Quando i due strati si muovono l’uno rispetto all’altro, i magneti in alto cambiano continuamente orientamento: si riallineano, si girano, si risistemano. Ogni riorientamento consuma energia. Ed è proprio questo continuo “aggiustarsi” che produce attrito magnetico: una resistenza al movimento che non nasce dallo sfregamento tra superfici, ma dal comportamento collettivo di piccoli magneti che non riescono a mettersi d’accordo.
Il paradosso della distanza media
Qui arriva la parte che sembra un controsenso. Cambiando la distanza tra i due strati, il team poteva regolare la “pressione” magnetica: il carico effettivo sul sistema. E il risultato non è stato quello che ti aspetteresti da trecento anni di legge di Amontons.
Quando i magneti erano molto vicini, l’attrito magnetico era basso. Quando erano molto lontani, stesso discorso: basso. Ma a una distanza intermedia l’attrito schizzava verso l’alto.
Il motivo è un conflitto interno che i fisici chiamano frustrazione magnetica (e il nome rende bene l’idea). Lo strato superiore vorrebbe allineare i suoi momenti magnetici in una configurazione antiparallela: magneti affiancati che puntano in direzioni opposte. Lo strato inferiore li spinge nella direzione opposta, verso un allineamento parallelo. Questo tiro alla fune crea uno stato instabile: i magneti in alto vengono continuamente forzati a cambiare configurazione, avanti e indietro, consumando energia a ogni passaggio. Il risultato è un picco di attrito là dove, secondo Amontons, dovrebbe esserci solo un valore intermedio e proporzionale.
Niente usura, niente superficie, niente regole vecchie
Il fatto è questo: nell’attrito magnetico scoperto a Costanza non c’è nessuna delle cose che associamo normalmente all’attrito. Niente superfici che si graffiano. Niente microsaldature tra asperità. Niente calore da sfregamento. L’energia si dissipa tutta nelle riorientazioni collettive dei magneti.
Come ha spiegato Bechinger, non c’è usura, non c’è rugosità superficiale e non c’è contatto diretto: la dissipazione nasce unicamente dai riarrangiamenti magnetici interni. Insomma: è attrito fantasma. C’è, lo misuri, frena il movimento, ma se guardi tra le due superfici non trovi nulla che si tocchi.
E la legge di Amontons? In questo sistema non vale. La rottura della proporzionalità tra carico e attrito non è un’anomalia, spiegano i ricercatori: è una conseguenza diretta della dinamica di magnetizzazione durante lo scorrimento. Trecentocinquanta anni di regola empirica, messi in discussione da magneti che litigano tra loro.
C’è un dettaglio in più che colpisce: la fisica alla base di questo fenomeno è indipendente dalla scala. Lo stesso meccanismo potrebbe manifestarsi in materiali magnetici spessi pochi atomi, dove anche un piccolo spostamento meccanico altera l’ordine magnetico interno.
Attrito magnetico, a cosa può servire
Ecco, qui si passa dalla fisica pura alle implicazioni pratiche. E ce ne sono parecchie.
Pensiamo ai sistemi micro e nanoelettromeccanici (i famosi MEMS e NEMS): sensori, attuatori e componenti microscopici in cui l’usura è il nemico numero uno della durata. Un meccanismo di attrito magnetico regolabile e senza contatto potrebbe allungare la vita di questi dispositivi in modo significativo. Oppure pensiamo ai cuscinetti magnetici, ai sistemi di isolamento dalle vibrazioni, ai materiali magnetici ultrasottili dove il movimento meccanico e l’ordine magnetico interno sono strettamente legati.
L’idea più affascinante? Creare superfici con attrito regolabile a distanza, senza parti che si consumano. I ricercatori parlano di metamateriali frizionali, smorzatori adattivi e componenti di controllo senza contatto. Un po’ come avere un freno che puoi stringere o allentare senza toccarlo, e che non si consuma mai.
I numeri della scoperta
- 2 strati di magneti permanenti in configurazione bidimensionale
- 0 il contatto fisico tra le superfici durante l’esperimento
- 300+ gli anni di validità della legge di Amontons, ora messa in discussione
- 1 il picco pronunciato di attrito a distanza intermedia, dove la frustrazione magnetica è massima
Approfondisci
Il magnetismo continua a riservare sorprese. Nel 2024 Futuro Prossimo ha raccontato la conferma sperimentale dell’altermagnetismo, un terzo tipo di magnetismo che potrebbe trasformare i computer. A fine 2024 abbiamo approfondito come l’altermagnetismo stia mandando in tilt le classificazioni della fisica. E nel 2023 abbiamo seguito da vicino il caso LK-99 e la corsa alla levitazione magnetica a temperatura ambiente.
La domanda che resta
Guardate, la cosa affascinante di questa scoperta non è solo che esiste un attrito senza contatto (che di per sé suona come un ossimoro da manuale di filosofia). È che collega due campi della fisica che finora si parlavano poco: la tribologia, lo studio dell’attrito e dell’usura, e la dinamica degli spin magnetici. L’attrito magnetico diventa un modo per leggere il comportamento collettivo dei magneti attraverso misurazioni puramente meccaniche.
Allora? Trecento anni di legge di Amontons sono stati davvero cancellati con un colpo di spugna? No: per la stragrande maggioranza delle situazioni quotidiane (l’armadio, le gomme sull’asfalto, il cassetto che si incastra) la vecchia regola funziona benissimo. Ma sapere che esiste un angolo della fisica dove l’attrito si comporta al contrario di quello che ci aspettiamo, dove frena senza toccare e smette di crescere quando dovrebbe: ecco, questo è il tipo di scoperta che ricorda perché vale la pena continuare a guardare.
Quante altre leggi che diamo per scontate funzionano solo perché non abbiamo ancora trovato il sistema giusto per metterle in crisi?
Scheda studio
Titolo: “Nonmonotonic Magnetic Friction from Collective Rotor Dynamics”
Autori: Hongri Gu, Anton Lüders, Clemens Bechinger
Istituzione: Università di Costanza, Germania
Rivista: Nature Materials, 18 marzo 2026
DOI: 10.1038/s41563-026-02538-1