CRP dimezzata. Interleuchina-6 più bassa. Globuli bianchi sotto controllo. Duecento persone messe a dieta vegana hanno fornito dati chiari, e lo studio polacco pubblicato su Nutrients aveva tutti gli ingredienti per una buona notizia. Invece gli autori hanno scelto un titolo prudente: “Non tutte le piante sono uguali.” Un po’ come vincere una partita 3 a 0 e titolare “la difesa ha margini di miglioramento.” I dati dicono una cosa, la narrazione un’altra. Mi chiedo chi abbia ragione: i numeri o chi li racconta? Per questo, con sincera curiosità, sono andato a sbirciare.
Duecento provette a Łódź
Il team dell’Università di Medicina di Łódź ha reclutato 198 cittadini adulti: 50 vegani, 101 vegetariani e 47 onnivori. Età media 33 anni, attività fisica comparabile, indice di massa corporea simile, percentuali di fumatori allineate. Insomma: gruppi omogenei per tutto tranne che per il piatto. Ed è proprio lì che i numeri cominciano a divergere.
I vegani presentavano livelli di proteina C-reattiva (hsCRP) sostanzialmente inferiori rispetto a vegetariani e onnivori. La concentrazione di interleuchina-6, la conta totale dei globuli bianchi, neutrofili e linfociti risultavano significativamente più alte negli onnivori. E nel campione complessivo, più alto era il consumo di cibi vegetali, più bassi erano i marcatori infiammatori e i valori di glucosio e lipidi nel sangue. Da questo momento in poi, però, la questione si complica.
Il paradosso della dieta vegana sana
I ricercatori hanno usato due indici per valutare la qualità alimentare: il Plant-Based Diet Index (PDI) e il suo derivato “salutare” (hPDI). I vegani hanno ottenuto i punteggi più alti in entrambi: mangiavano più verdure, legumi, frutta secca e meno cibi processati. I vegetariani, sorpresa, consumavano più cereali raffinati e dolci rispetto a tutti gli altri. Gli onnivori restavano in fondo alla classifica per cibi salutari.
Il fatto è questo: lo studio non ha incluso un indice separato per la dieta vegana “malsana” (l’unhealthful Plant-Based Diet Index, usato in altre ricerche). Senza quel filtro, affermare che “non basta eliminare i prodotti animali” è un po’ come dire che non basta comprare le scarpe da corsa per vincere una maratona. Vero in teoria, poco supportato dai dati di questa ricerca.
Infiammazione cronica: cosa sappiamo davvero
La CRP non è un numero astratto. Il fegato la produce in risposta a segnali infiammatori come l’interleuchina-6, e livelli cronicamente elevati sono associati a malattie cardiovascolari, diabete, accumulo di grasso viscerale e aterosclerosi. Una meta-analisi del 2020 su Scientific Reports ha mostrato che la dieta vegana è associata a una riduzione media della CRP di 0,54 mg/l rispetto agli onnivori. Nei vegetariani l’effetto esiste ma è meno marcato.
Gli onnivori, però, possono legittimamente obiettare: altri studi (come quello tedesco su 72 soggetti pubblicato sempre su Scientific Reports) non hanno trovato differenze significative nei marcatori infiammatori tra vegani e onnivori. La durata della dieta vegana sembra contare: sotto i due anni, i benefici misurabili sulla CRP tendono a sfumare.
Il vero problema non è cosa togli dal piatto
Ecco la cosa su cui vegani e onnivori potrebbero (per una volta) trovarsi d’accordo: il nemico comune si chiama cibo ultra-processato. Lo studio polacco lo conferma indirettamente: i vegetariani, pur eliminando la carne, non ottenevano risultati migliori degli onnivori su colesterolo totale e trigliceridi. Sostituire una bistecca con un burger vegetale industriale non è esattamente un upgrade metabolico. Come raccontato su Futuro Prossimo, chi sceglie una dieta vegetale finisce spesso per consumare più cibi processati di quanto immagini.
Lo stesso team di Łódź lo aveva già evidenziato in un precedente studio del 2024: i vegani assumevano il doppio delle fibre degli onnivori e avevano i migliori profili cardiovascolari, ma solo il 48% raggiungeva l’apporto giornaliero raccomandato. Nessuno è perfetto, insomma: nemmeno chi mangia solo piante.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Medical University of Lodz, Polonia
- Ricercatori principali: Mrozik et al.
- Anno pubblicazione: 2025
- Rivista: Nutrients
- DOI: 10.3390/nu17213361
- Campione: 198 adulti (50 vegani, 101 vegetariani, 47 onnivori)
- Limiti: Studio osservazionale cross-sectional, campione non randomizzato, auto-dichiarazione dietetica
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La dieta vegana riduce l’infiammazione? I numeri di Łódź dicono di sì. È sufficiente per chiudere la questione? No, e per un motivo che non piacerà a nessuno: 198 persone, un solo prelievo, nessun follow-up nel tempo. Gli onnivori possono aggrapparsi ai limiti metodologici, i vegani ai dati crudi. E la scienza, come al solito, se ne sta nel mezzo a chiedere più campioni e meno titoli sensazionalistici.
Un po’ come tutti noi.