Qualche giorno fa un corrispondente militare israeliano ha scritto su un suo blog un pezzo breve: un missile iraniano ha colpito un’area aperta vicino a Beit Shemesh, nessun ferito. Roba da tre righe, niente di memorabile. Dopo un po’, però, hanno iniziato ad arrivargli delle email. Tante. Prima educate, poi insistenti e minacciose. L’ultima, agghiacciante, diceva “Hai 86 minuti per correggere l’articolo. Sei l’unico responsabile della tua vita.” Il motivo: su Polymarket, la piattaforma dei mercati predittivi, qualcuno aveva scommesso 14 milioni di dollari sul fatto che quel missile fosse stato intercettato dal sistema di difesa israeliano. E l’articolo del giornalista, invece, diceva esattamente il contrario.
Ecco: questo è il momento in cui bisogna interrogarsi su quanto i mercati predittivi si limitino a “prevedere” il futuro, e quando invece inizino a riscriverlo.
Cosa sono i mercati predittivi, e cos’è Polymarket: una “macchina della verità” da 9 miliardi
L’idea di partenza ha una sua eleganza intellettuale. Metti insieme migliaia di persone, ognuna con le proprie informazioni e competenze, e lascia che scommettano denaro reale su eventi futuri: il prezzo che emerge, quasi un “indice di probabilità” che un evento accada, può essere più preciso di qualsiasi sondaggio.
Funziona (a volte) per le elezioni, funziona per i tassi d’interesse, e il fondatore di Polymarket, Shayne Coplan, la chiama senza troppa modestia una “macchina globale della verità”. Google, il Wall Street Journal e persino Dow Jones hanno stretto accordi per integrare i dati di Polymarket nei propri servizi. Un po’ come quando le previsioni meteo sono diventate più affidabili dei proverbi contadini: tutti hanno iniziato a volere la fonte più precisa.
Il punto, adesso, è questo: Polymarket vale oggi 9 miliardi di dollari, conta oltre 2 milioni di “trader” (gli scommettitori sulla realtà) e ospita circa 200.000 mercati predittivi. Nel consiglio consultivo della piattaforma siede anche Donald Trump Jr., il figlio di uno che, curiosamente, ha un certo potere sugli eventi ed un certo appetito per gli affari.
Intercontinental Exchange (la società che possiede la Borsa di New York) ha investito 2 miliardi in Polymarket. E di botto, la piattaforma è passata da esperimento crypto-nerd a infrastruttura finanziaria mainstream in meno di due anni.
Il problema è che tra quegli eventi futuri ci sono anche attacchi missilistici, operazioni militari e cadute di governi. E qui la macchina della verità inizia a funzionare al contrario.
Scommettere sulla guerra: cronologia di un sistema fuori controllo
Il caso del giornalista Emanuel Fabian, quello che vi citavo ad inizio articolo, non è un incidente isolato. È l’ultimo episodio di una serie che, messa in fila, racconta qualcosa di strutturale sui mercati predittivi applicati ai conflitti.
Novembre 2025: un dipendente dell’Institute for the Study of 8War (ISW) modifica una mappa del fronte ucraino mostrando un’avanzata russa su Myrnohrad che non è mai avvenuta. Gli scommettitori che avevano puntato sulla caduta della città incassano rendimenti fino al 33.000%. La mappa viene corretta il giorno dopo, a mercato chiuso. Il dipendente viene licenziato.
Gennaio 2026: un account appena creato su Polymarket piazza 30.000 dollari sulla destituzione di Maduro poche ore prima dei bombardamenti americani su Caracas. Guadagno netto: circa 400.000 dollari, un rendimento del 1.200% in una notte.
Marzo 2026: un altro utente, “Magamyman”, incassa oltre 550.000 dollari scommettendo sulla data esatta degli attacchi su Teheran. Polymarket ospita contemporaneamente anche scommesse sulla detonazione di armi nucleari, rimosse solo dopo che la maggior parte delle puntate era già stata piazzata.
Il collettivo ucraino DeepState, i cui dati cartografici venivano usati per risolvere le scommesse sulle battaglie, ha reagito con una frase che riassume tutto: “Polymarket incentiva menzogne sul fronte per muovere denaro.” L’Ucraina ha bloccato l’accesso alla piattaforma a dicembre 2025, unendosi a una lista di oltre 30 Paesi (Italia inclusa, almeno formalmente). Anche la Russia, per par condicio, deplora il sistema.
Il paradosso dell’oracolo corruttibile
I mercati predittivi funzionano sulla premessa giusta, e in qualche modo ingenua, che l’informazione vera valga più di quella falsa: chi sa davvero come andranno le cose scommette meglio. Ma questa logica si inverte quando l’incentivo finanziario supera il costo di manipolare la realtà. Modificare una mappa costa zero. Intimidire un giornalista costa una telefonata. Piazzare una scommessa con informazioni riservate (se sei seduto in una stanza operativa o hai un amico che ci lavora) non richiede nessuna competenza particolare: bastano un wallet crypto e una connessione internet.
Insomma: il sistema che doveva premiare chi sa di più sta premiando chi può manipolare di più. E le conseguenze legali, come ha notato un’analisi su War on the Rocks, sono praticamente inesistenti. L’insider trading sui mercati predittivi non è regolato dalla CFTC, Polymarket opera in una zona grigia giuridica tra scommessa, derivato finanziario e strumento informativo, e la pseudonimia garantita dalla blockchain rende la trasparenza una chimera. Un controsenso incredibile per un sistema, quello della blockchain, che la trasparenza dovrebbe garantirla.
Il 17 marzo 2026, i democratici americani hanno presentato il BETS OFF Act, una proposta di legge per vietare le scommesse su azioni governative (incluse operazioni militari). Il rappresentante texano Greg Casar l’ha messa così: nessuno dovrebbe poter scommettere centinaia di migliaia di dollari sulle stesse decisioni di guerra che viene preso nella Situation Room. Il che suona ragionevole, ma la proposta non tocca le scommesse su eventi fuori dal controllo diretto del governo americano, e Polymarket opera da offshore. Ci prendiamo in giro?
Quando l’informazione diventa un asset da manipolare
Il punto, avrete già capito dove voglio arrivare, va oltre Polymarket e oltre la regolamentazione finanziaria. Quello che sta emergendo è un modello in cui l’informazione giornalistica non è più solo il racconto dei fatti: diventa un input economico che determina l’esito di transazioni milionarie. Un articolo cambia le quote. Una correzione sposta denaro. Un tweet muove un mercato. Come quando qualche giornale sportivo “amico” di una squadra tesse le lodi di un calciatore per farne salire la quotazione, solo che qui ci sono bombe e vite umane di mezzo.
Il Nieman Journalism Lab di Harvard ha sollevato le domande giuste, secondo me: i giornalisti dovrebbero partecipare ai mercati su cui scrivono? Come gestire il confine tra riportare probabilità e influenzarle? Il caso Fabian mostra il lato estremo (minacce di morte), ma il problema quotidiano è più sottile: la tentazione.
Lo stesso Fabian lo scrive: “Mi preoccupa che altri giornalisti potrebbero non essere altrettanto etici se gli venissero offerti parte dei guadagni.”
A febbraio, un riservista e un civile israeliani sono stati incriminati per aver usato informazioni classificate per piazzare scommesse sul conflitto con l’Iran.
I mercati predittivi, nel loro funzionamento ideale, dovrebbero rendere l’informazione più preziosa. Nella pratica stanno creando un ecosistema in cui la notizia è un asset da comprare, vendere, o (se necessario) manipolare intimidendo qualcuno affinché la modifichi. È come se la guerra cognitiva di cui parlano gli esperti di sicurezza avesse trovato un modello di business.
Quando e come ci cambierà la vita
I mercati predittivi non scompariranno: il volume globale del settore ha raggiunto i 63,5 miliardi di dollari nel 2025, in crescita del 400% in un anno. La regolamentazione arriverà, ma frammentata e in ritardo rispetto alla velocità della piattaforma. Il BETS OFF Act potrebbe limitare le scommesse su azioni militari negli USA, ma Polymarket opera offshore e la blockchain garantisce pseudonimia. L’effetto concreto sarà sulla fiducia: nei prossimi 2-3 anni, l’intreccio tra giornalismo, scommesse e conflitti cambierà il modo in cui valutiamo le notizie di guerra, rendendo ancora più difficile distinguere chi informa da chi specula.
Approfondisci
Ti interessa il rapporto tra tecnologia e manipolazione dell’informazione? Leggi anche la guerra cognitiva è la nuova frontiera dei conflitti globali. Oppure scopri come deepfake e iperrealismo stanno ridefinendo i confini tra vero e falso.
Polymarket condanna le minacce, banna gli account, rilascia comunicati stampa impeccabili. Ma il suo modello di business resta intatto: più eventi drammatici, più volume, più commissioni.
Il giorno in cui l’Iran ha lanciato il missile su Beit Shemesh, sulla piattaforma si è registrato un volume di scambi di 478 milioni di dollari. In una sola giornata. Certo, i mercati predittivi siano utili (lo sono, in contesti specifici). Ma, esattamente, quando abbiamo deciso collettivamente che scommettere su chi muore e chi sopravvive sia un servizio finanziario come un altro?
Io aspetto ancora il comunicato stampa che me lo spiega.