Ci sono 14,4 miliardi di dispositivi con microfono accesi nel mondo, adesso, mentre stai leggendo questo articolo. Il tuo telefono, il laptop aperto sul tavolo, quell’Alexa in cucina che giuri di aver spento. Ognuno di loro può sentire quello che dici, e ormai lo sanno tutti. Ecco: qualcuno “ha deciso che basta”. Si chiama Aida Baradari e il 3 marzo 2026 ha pubblicato un video su X per presentare un jammer portatile grande quanto una ceneriera. In 48 ore, 3,6 milioni di persone hanno guardato. L’idea è semplice (in teoria): un dispositivo tascabile che sovrappone segnali alla tua voce, rendendola incomprensibile a ogni microfono nel raggio di due metri. La realtà, come spesso accade, è più complicata.
Il jammer che promette il silenzio
Si chiama Spectre I ed è il primo prodotto di Deveillance, una startup fondata da Baradari con un’ambizione precisa: creare una “zona di silenzio” portatile. Il jammer rileva i microfoni nelle vicinanze tramite scansione dei segnali wireless, poi genera con l’intelligenza artificiale dei contro-segnali calibrati che si sovrappongono alla voce umana. Il risultato (promesso) è che qualsiasi registrazione catturata diventa un impasto sonoro inutilizzabile. Il tutto avviene in locale, sul dispositivo: nessun dato finisce nel cloud. Un po’ come mettere le mani sulle orecchie a tutti i dispositivi della stanza, solo che le mani sono fatte di ultrasuoni e algoritmi.
Il preordine è aperto, il deposito è rimborsabile e le spedizioni sono previste per agosto 2026. Il dettaglio rilevante è proprio questo: il prodotto non è ancora stato consegnato a nessuno.
Il jammer e i dubbi degli esperti
Allora: i jammer a ultrasuoni non sono una novità. Esistono da anni, si trovano su Alibaba a poche decine di dollari, e alcuni kit fai-da-te costano circa 50 dollari in componenti. John Scott-Railton, ricercatore del Citizen Lab, ha sollevato diversi dubbi in un thread su X che vale la pena leggere. Il punto centrale: la tecnologia dei jammer ultrasonici per microfoni è nota e documentata, ma Deveillance parla di “fisica innovativa” senza fornire prove tecniche a supporto.
Scott-Railton sospetta che il rilevamento dei microfoni avvenga tramite scansione Wi-Fi e Bluetooth (non particolarmente innovativa come tecnica) e sottolinea un problema non trascurabile: molti dei microfoni più insidiosi non emettono segnali wireless rilevabili. Insomma: il jammer potrebbe funzionare benissimo contro il tuo Echo in cucina, ma non necessariamente contro un registratore nascosto che non si annuncia.
I numeri di Spectre I: zona di protezione di 2 metri, processing interamente locale, preordine a 1.199$ (840$ con sconto), spedizioni previste agosto 2026. Il deposito è rimborsabile. La tecnologia usa ultrasuoni generati con AI per sovrapporre segnali alla voce umana e rendere inutilizzabili le registrazioni.
La privacy costa (un jammer)
Il commento più lucido su tutta la faccenda l’ha scritto un utente anonimo su X: “La privacy era un diritto. Poi è diventata un’impostazione da cercare nei menu. Adesso è un prodotto che devi comprare”. Ed è difficile dargli torto. Il mercato dei jammer e dei dispositivi anti-sorveglianza cresce perché il problema è reale: come abbiamo raccontato qui su Futuro Prossimo, l’ascolto attivo su smartphone è passato da leggenda urbana a realtà confermata, con aziende che usano i microfoni dei telefoni per profilare le abitudini di consumo.
Ma la domanda scomoda resta: un jammer tascabile da 1.199 dollari è la soluzione, o è un sintomo più costoso del problema? I jammer tradizionali a ultrasuoni funzionano, entro limiti fisici ben precisi (raggio ridotto, sensibilità variabile dei microfoni, superfici riflettenti che disperdono il segnale). Spectre I promette di andare oltre grazie all’AI, ma finché il dispositivo non sarà nelle mani di tester indipendenti, restano promesse.
Approfondisci
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Intanto c’è chi si prepara a pagare un botto per il diritto di non essere ascoltato. E c’è chi, con 50 dollari e un saldatore, costruisce lo stesso jammer nel garage. La differenza è tutta nel packaging (e forse nel marketing). Resta il fatto che milioni di persone hanno guardato quel video e hanno pensato la stessa cosa: qualcuno doveva farlo. Se poi Spectre I funzionerà davvero, beh… i microfoni sono ancora accesi. Possiamo aspettare agosto per scoprirlo.