C’è un animale che vive sui fondali della Columbia Britannica da novemila anni. Non si muove, non ha cervello, non ha muscoli, eppure costruisce strutture così resistenti e così eleganti che gli ingegneri le studiano ancora oggi con una certa invidia professionale. Si chiama spugna di vetro (il nome scientifico, Hexactinellida, suona come un incantesimo di Harry Potter) e il suo scheletro di silice filtrata dall’acqua è un reticolo esagonale che tiene insieme leggerezza e robustezza in un modo che il cemento armato si sogna. Ecco: qualcuno ha guardato quella spugna e ha deciso di farne un grattacielo biomimetico. Alto 315 metri. A Vancouver.
Il grattacielo biomimetico che imita il mare
Il progetto si chiama 595 West Georgia Street e fa parte di un complesso più ampio, Georgia & Abbott, firmato dallo studio canadese Henriquez Partners Architects per conto di Holborn Group. La torre principale sarà il primo edificio supertall della Columbia Britannica (sopra i 300 metri si entra in questa categoria, per chi tiene il conto) e ospiterà un hotel da 920 camere, sale conferenze e un ristorante panoramico.
Ma la cosa che colpisce non è l’altezza: è la pelle. L’esterno del grattacielo biomimetico sarà avvolto da un esoscheletro in acciaio rivestito di pannelli in GFRP1 bianco e vetro ad alta trasparenza. Un po’ come il Morpheus Hotel di Macao, dove la struttura portante è anche la facciata: qui il reticolo non è decorazione, è ingegneria. Il pattern richiama direttamente la griglia esagonale delle spugne di vetro, quegli organismi che al largo delle coste pacifiche canadesi formano barriere coralline silenziose e millenarie.
Spugne che erano già estinte (e invece no)
La storia delle spugne di vetro della Columbia Britannica merita un paragrafo tutto suo, perché è una di quelle storie che la natura racconta meglio di qualsiasi sceneggiatore. Fino al 1987, la scienza dava per estinte le barriere di spugne essinattinellidi: scomparse nel Giurassico e archiviate tra i fossili. Poi un gruppo di ricercatori canadesi, durante un’indagine sui fondali del nord della Columbia Britannica, le ha trovate lì. Vive. Vecchie di novemila anni, distribuite su oltre mille chilometri quadrati di fondale, tra i 165 e i 240 metri di profondità.
Un po’ come scoprire che i dinosauri non si sono estinti: si sono solo trasferiti dove nessuno li cercava.
Queste spugne filtrano silice dall’acqua e la trasformano in spicole, minuscoli aghi di vetro che si fondono tra loro creando uno scheletro rigido, trasparente, incredibilmente resistente alle correnti. Quando una spugna muore, le giovani si insediano sullo scheletro della precedente e il processo ricomincia: una costruzione collettiva che dura millenni. Questa è una di quelle robe della natura che mi mandano ai matti. Fantastica.
Cosa conterrà (e cosa regalerà alla città)
Il complesso Georgia & Abbott non è solo il grattacielo biomimetico. Comprende quattro torri su tre siti diversi: oltre alla torre hotel da 315 metri, ci saranno due torri residenziali (rispettivamente 270 e 238 metri) e una quarta torre da 122 metri destinata interamente a edilizia sociale. Quest’ultima, con 378 alloggi a canone agevolato, un asilo nido, tre residenze per artisti e una galleria d’arte indigena, sarà donata alla città di Vancouver da Holborn Group.
In totale il progetto prevede 1.939 nuove abitazioni, oltre 6.500 metri quadri di spazi per conferenze e una piazza pubblica di 1.600 metri quadri con arte e spazi culturali delle nazioni Musqueam, Squamish e Tsleil-Waututh. L’artista musqueam Susan Point è stata invitata a trasformare la piazza in un luogo di narrazione attraverso l’espressione indigena contemporanea.
E poi c’è il pezzo forte: in cima alla torre principale, una cupola di vetro con giardino pensile, terrazze panoramiche a 360 gradi e un ristorante. Il tutto accessibile gratuitamente. Un parco con gli alberi a 305 metri di altezza, aperto a chiunque voglia salire senza pagare alcun biglietto.
Ti pare che non trovavo anche qualche dubbio
Qui arriva la parte scomoda. Un grattacielo biomimetico che si ispira alla natura per giustificare 315 metri di acciaio, vetro e cemento pone una domanda legittima: quanta natura puoi davvero imitare quando costruisci una delle strutture a più alta intensità di carbonio che esistano? Henriquez Partners dichiara l’obiettivo di un’operazione a emissioni nette zero e un carbonio incorporato del 50% inferiore agli standard municipali di Vancouver. Numeri ambiziosi, che andranno verificati cantiere dopo cantiere.
Il progetto ha ricevuto il supporto unanime dell’Urban Design Panel di Vancouver e procede verso le approvazioni finali di consiglio comunale. Le date di completamento non sono ancora state annunciate: un’assenza che, nel mondo dei supertall, è più regola che eccezione.
Intanto le spugne di vetro al largo della Columbia Britannica continuano a fare quello che fanno da novemila anni senza comunicati stampa e senza rendering. Chissà se oltre alla forma, da lei questo grattacielo biomimetico prenderà anche la sostanza.
Approfondisci
L’architettura che sfida la gravità e le convenzioni è un tema ricorrente: vale la pena rivisitare il caso di One River North a Denver, il grattacielo “rotto” con un cuore verde che emerge dalle crepe della facciata, e l’audace One Za’abeel di Dubai con la sua mensola sospesa tra due torri. Per chi si chiede se un edificio possa davvero riconciliarsi con la natura, c’è il caso estremo di Regenera, il grattacielo progettato per dissolversi e riforestare il terreno che lo ospita.
- Il GFRP (Glass Fiber Reinforced Polymer) è un materiale composito formato da fibre lunghe e continue di vetro impregnate con resina termoindurente, impiegato principalmente per il rinforzo strutturale di costruzioni in calcestruzzo grazie alla sua leggerezza, alta resistenza alla trazione e resistenza alla corrosione. ↩︎