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Medicina

Retatrutide, numeri da record per la terza fase dell’anti Ozempic

Fase 3, 2.339 persone: col dosaggio alto retatrutide fa perdere il 28% del peso in 80 settimane. Il 65% esce dall'obesità.

Retatrutide, numeri da record per la terza fase dell’anti Ozempic

Eli Lilly ha annunciato i risultati di TRIUMPH-1, la Fase 3 degli studi sul retatrutide: 2.339 adulti con obesità o sovrappeso, nessuno diabetico, seguiti per 80 settimane. Col dosaggio da 12 mg la perdita di peso media è stata del 28,3%, circa 32 chili. Due terzi dei partecipanti sono scesi sotto la soglia dell’obesità. In un sottogruppo seguito per due anni interi, la media arriva al 30,3%. Sono numeri che, fino a ieri, si vedevano solo dopo un intervento di chirurgia bariatrica. C’è una cosa, però, che manca all’appello.

Andiamo con ordine, perché i dati meritano di essere letti prima di essere commentati. Retatrutide è un agonista triplo: agisce su tre recettori ormonali insieme, GLP-1, GIP e glucagone. I primi due li conosciamo già (sono quelli su cui lavorano Ozempic e Mounjaro), il terzo è la novità che, secondo Lilly, sposta l’ago della bilancia. Un’iniezione a settimana, dose che sale gradualmente ogni quattro settimane fino al target.

I numeri della perdita di peso, dose per dose

Le tre dosi testate hanno tutte centrato gli obiettivi primari. Col dosaggio più basso, 4 mg, la perdita di peso media è stata del 19%, circa 21 chili. A 9 mg si sale al 25,9%, quasi 29 chili. E con 12 mg si arriva al 28,3%, intorno ai 32 chili, contro un misero 2,2% nel gruppo placebo. Per darvi una scala di riferimento: il 45% di chi era sul dosaggio alto ha perso almeno il 30% del proprio peso, e quasi due terzi (il 65,3%) sono scesi sotto un indice di massa corporea di 30, uscendo formalmente dalla categoria dell’obesità.

C’è poi, come vi dicevo, un sottogruppo che ha continuato fino a 104 settimane, due anni pieni: chi partiva da un BMI di 35 o più e ha proseguito col 12 mg ha perso in media il 30,3% del peso, circa 38 chili. Numeri che, in farmacologia dell’obesità, semplicemente non si erano mai visti su questa scala. La perdita di peso da agonista triplo, almeno nel comunicato, arriva a sfiorare territori che finora erano riservati soltanto al chirurgo.

Mani di un ricercatore in camice che sfogliano un fascicolo di dati su un
I numeri ci sono. Il dataset completo, per ora, no.

Il punto dove i ricercatori di Cambridge alzano la mano

Marie Spreckley, dell’Università di Cambridge, ha definito i risultati molto incoraggianti, aggiungendo subito dopo che si tratta di dati topline riferiti dall’azienda, non di una pubblicazione peer-reviewed completa. Senza il dataset integrale, dice, non si possono valutare aderenza alla terapia, dati mancanti, effetti nei sottogruppi, durata della risposta dopo la sospensione e sicurezza a lungo termine. Simon Cork della Anglia Ruskin University concorda: i risultati precedenti dello stesso gruppo erano solidi, quindi c’è ragione di fidarsi, ma il quadro completo lo dirà solo il paper.

Per farvela breve: per ora abbiamo il titolo, non l’articolo. Lilly ha fatto sapere che ulteriori dati arriveranno alla conferenza dell’American Diabetes Association di giugno, e poi su riviste specializzate. È la prassi del settore, sia chiaro, ma resta che questo “record” oggi vive in un comunicato stampa con dentro le cifre buone, e la verifica indipendente è un appuntamento futuro.

E poi c’è la questione di cosa, dentro quei 32 chili, sia davvero grasso. Le meta-analisi sugli agonisti GLP-1 indicano che una quota consistente del peso perso è massa magra, muscolo. Il comunicato parla di miglioramenti su circonferenza vita, colesterolo, trigliceridi, pressione, infiammazione: tutti buoni segnali. Sulla composizione di quei chili spariti, invece, i topline tacciono. È una domanda che diverse aziende stanno già provando a risolvere con molecole pensate apposta per salvare il muscolo mentre si brucia il grasso.

Il mercato, gli effetti collaterali e il dopo

Gli effetti indesiderati sono quelli della classe: nausea, diarrea, stipsi, vomito, più frequenti alle dosi alte. Gli abbandoni per eventi avversi salgono col dosaggio, dal 4,1% del 4 mg all’11,3% del 12 mg, contro il 4,9% del placebo. Niente di sorprendente per chi segue la categoria, ma vale la pena ricordarlo a chi immagina la perdita di peso come un viaggio indolore: a un adulto su nove, alla dose massima, è andata abbastanza male da smettere.

Sul piano industriale, retatrutide è la mossa con cui Lilly prova ad allungare il passo su Novo Nordisk, in una corsa dove ogni decimale di percentuale vale miliardi. Dietro arriva già la generazione successiva, tra combinazioni di amilina e analoghi vari, di cui avevamo provato a tracciare la mappa qualche tempo fa. Il punto interessante è che la barra si alza a ogni trimestre: oggi il 28% di peso corporeo perduto sembra un dato monstre, fra due anni sarà la linea di partenza da battere.

Retatrutide
Il dimagrimento da chirurgia, lentamente, diventa qualcosa che si compra al banco.

Scheda Studio

Studio: TRIUMPH-1 (codice NCT05929066), Fase 3, randomizzato in doppio cieco controllato con placebo. Sponsor: Eli Lilly. Risultati topline annunciati il 21 maggio 2026, pubblicazione peer-reviewed ancora attesa. Annuncio ufficiale qui.

Quando lo vedremo davvero

Orizzonte stimato: 2-4 anni per l’arrivo sul mercato dei farmaci al Retatrutide, ammesso che il paper completo confermi i topline e che le autorità diano l’ok.

Serviranno la pubblicazione peer-reviewed, il via libera regolatorio e una capacità produttiva che già oggi fatica a stare dietro alla domanda di Ozempic e Mounjaro. A beneficiarne per primi saranno, come al solito, i sistemi sanitari ricchi e chi può permettersi un’iniezione settimanale a prezzo pieno: in Italia farmaci simili viaggiano oggi fra i 150 e i 300 euro al mese, e niente lascia pensare che retatrutide costerà meno. Il muscolo, poi, andrà tenuto d’occhio: dimagrire del 28% è un conto, dimagrire bene è un altro.

Il trend del prossimo futuro, in definitiva, è un mercato dove il dimagrimento da chirurgia diventa, lentamente, qualcosa che si compra in farmacia. Con la differenza che il bisturi, almeno, ti faceva firmare un consenso informato dopo averti mostrato i rischi. Qui i rischi a lungo termine li scopriremo strada facendo, su scala di milioni di persone.

Spinoza, che di corpi e affetti se ne intendeva, avrebbe detto di non ridere e di non piangere, ma semplicemente di capire.

Vada per il capire, intanto che la bilancia continua a scendere.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn