Giusto ieri, 19 maggio, al convegno ASCEND di Washington Jared Isaacman ha detto una cosa precisa: la prossima volta che il mondo vedrà astronauti volare attorno alla Luna, saranno taikonauti. Probabilmente nel 2027, l’America perderà l’esclusiva. C’è solo un piccolo dettaglio: una missione lunare cinese (circumlunare, per essere precisi) non è mai stata annunciata dalla Cina.
Il programma ufficiale di Pechino parla di allunaggio entro il 2030, e nel mezzo ci sono ancora un razzo, una capsula e un lander da qualificare. La timeline circumlunare 2027 esiste, per ora, soltanto in un discorso pronunciato a Washington.
Da notare che questa non è la prima volta che Isaacman torna sul tema. Ci era già passato ad aprile, davanti al sottocomitato della Camera per gli stanziamenti. La frase, ogni volta, è la stessa, con una piccola variazione: noi siamo in ritardo, loro forse arrivano prima, e la differenza si misura in mesi non in anni. Ma è davvero così?
Cosa ha detto Pechino, davvero
Il programma cinese di esplorazione lunare con equipaggio ha un obiettivo dichiarato pubblicamente dalla China Manned Space Agency: portare due taikonauti sulla superficie della Luna entro il 2030. L’architettura della missione lunare made in China prevede due lanci separati del razzo Long March 10, ancora in via di qualificazione: uno porta in orbita lunare la capsula con equipaggio Mengzhou, l’altro il lander Lanyue: e una volta agganciati in orbita, i due astronauti scendono.
Il lander Lanyue ha completato il primo test di atterraggio e decollo simulati nell’agosto 2025, in un sito di prova nello Hebei. Un buon test, effettivamente, ma niente di simile a un volo orbitale con equipaggio.
In nessuna conferenza stampa ufficiale, in nessun documento programmatico, in nessuna dichiarazione di Lin Xiqiang o di altri portavoce della CMSA, è mai comparsa una missione lunare circumlunare con equipaggio per il 2027. Esiste un piano nazionale di scienza spaziale 2024-2050, presentato nell’ottobre 2024, che cita l’esplorazione lunare con equipaggio nella fase 2024-2027: la parola usata, comunque, è “esplorazione”, non “circumlunare”. Nei resoconti dell’agenzia spaziale cinese il debutto del Long March 10 è previsto per il 2027. Una cosa diversa. E allora perché queste uscite dal capo della NASA?
Lo spauracchio che diventa budget
A fine aprile, come vi dicevo, Isaacman aveva pronunciato la stessa previsione davanti al sottocomitato Commerce, Justice and Science della Camera. Pochi giorni dopo, il sottocomitato ha approvato un disegno di legge di spesa per l’anno fiscale 2027 che alza i fondi per l’esplorazione oltre le richieste dell’amministrazione, e ridimensiona i tagli proposti altrove all’agenzia. Il presidente del sottocomitato, Hal Rogers, in chiusura della discussione con Isaacman ha usato la parola “cheerleader” per descrivere il proprio ruolo nei confronti dell’agenzia che chiedeva soldi.
Vabbè, è la procedura.
Ed è anche il motivo per cui una previsione sulla missione lunare dell’avversario, fatta a Washington e non a Pechino, va letta nel contesto in cui viene pronunciata. In febbraio Isaacman ha trasformato Artemis 3 (che doveva essere l’allunaggio del 2028) in un test in orbita terrestre bassa nel 2027. A marzo, ha di fatto cancellato il Gateway lunare per concentrare risorse sulla base di superficie, e ha chiesto una cadenza molto più alta di lander robotici. Tradotto in budget, ogni cambio di rotta è una nuova voce di spesa da giustificare. Ed evidentemente tutto fa brodo per avere quattrini, anche gridare al “pericolo rosso” della Cina che atterra… Voglio dire, ALLUNA prima. E se fosse perfino vero? Perché l’ipotesi non è implausibile in assoluto.
Cosa succede se Pechino davvero accelera
Una capsula Mengzhou può, in linea di principio, fare un volo circumlunare senza equipaggio o con equipaggio ben prima dell’allunaggio del 2030, sul modello del programma sovietico Zond degli anni Sessanta. Voci circolavano già da tempo su un volo circumlunare di Shenzhou o Mengzhou come prova generale. Tecnicamente è fattibile. E politicamente è perfino desiderabile per Pechino: significa rompere il monopolio simbolico di Artemis 2, che ha appena portato un canadese e tre americani attorno alla Luna nell’aprile 2026. Operativamente, invece, dipende dalla capacità del vettore Long March 10, e quella tabella di marcia non l’ha scritta Isaacman.
In sintesi, la missione lunare circumlunare cinese del 2027 potrebbe arrivare, oppure no. La differenza fra “ho una fonte” e “lo dice chi gestisce un budget da rinegoziare” è una di quelle che il giornalismo dei comunicati stampa tende a saltare, ed è per questo che a quattro settimane dal voto in commissione conviene tenerla a mente.
Per la cronaca: la Cina, nel 2027, lancia Chang’e 7 verso il polo sud, missione robotica, niente equipaggio. Quella è scritta nei piani da anni.
Alla fine chi la fa questa prossima missione lunare? Chi ci gira intorno a ‘sta luna nei prossimi due anni? Forse i taikonauti, o forse i contabili del Congresso USA.
O magari entrambi.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 2-4 anni per un volo circumlunare cinese con equipaggio, 5-7 anni per un allunaggio cinese. La differenza la fa il razzo, non la volontà politica.
Perché succeda servono tre cose: qualifica completa del Long March 10 in configurazione equipaggio, certificazione della capsula Mengzhou per missioni oltre l’orbita bassa, e un calendario di lancio che il governo cinese non ha ancora reso pubblico. Pechino guadagna un primato simbolico, Washington uno spauracchio utile alle riunioni di bilancio.