194 bambini autistici, età media 6 anni e mezzo, metà di questi con disabilità intellettiva: 5 giorni di stimolazione magnetica al cervello, 10 sessioni al giorno di qualche minuto l’una. Un mese dopo, le abilità sociali (misurate dai genitori) sono migliorate. Lo studio è pubblicato sul BMJ, l’ha condotto un team cinese con collaborazione britannica, e i risultati hanno fatto rumore nella comunità scientifica. Il punto, però, è uno: cosa succede dopo quel mese? Nessuno lo sa ancora.
Il trial, pubblicato su The BMJ il 29 aprile, ha testato una variante accelerata della stimolazione magnetica transcranica chiamata a-cTBS (accelerated continuous theta burst stimulation). In sostanza: invece di una sessione lunga, tante sessioni brevissime concentrate. La logica è pratica prima ancora che neuroscientifica, ed è una di quelle considerazioni che spiegano molto: tenere fermo un bambino autistico di sei anni per quaranta minuti è un lavoro. Per qualche minuto, dieci volte in una giornata, è decisamente più gestibile.
Cosa hanno misurato (e cosa no)
I bambini erano tra i 4 e i 10 anni. Metà di loro ha ricevuto stimolazione magnetica reale sulla corteccia motoria primaria sinistra, l’altra metà una versione finta: stesso apparato, stesse vibrazioni, ma nessun impulso. Una sorta di “placebo magnetico”. Né i genitori né i bambini sapevano in quale gruppo fossero finiti. Un disegno sperimentale solido, su un gruppo che di solito viene tagliato fuori dai trial: i bambini autistici con disabilità intellettiva raramente entrano negli studi clinici di neuromodulazione. Già questo, di per sé, vale qualcosa.
La misura primaria era il punteggio SRS-2 compilato dai genitori, prima del trattamento, subito dopo, e a un mese di distanza. La differenza tra i due gruppi è risultata significativa, oltre la soglia che gli stessi ricercatori avevano definito clinicamente rilevante. Sono migliorate anche le capacità linguistiche, almeno nei circa 60% cento di bambini con linguaggio espressivo sufficiente a sostenere i test. Effetti collaterali seri: nessuno. Effetti minori risolti senza trattamento.
Stimolazione magnetica e autismo: ora viene la parte interessante
Sullo Science Media Centre, alcuni ricercatori britannici hanno fatto notare due cose. La prima: il gruppo che ha ricevuto la stimolazione attiva partiva da un punteggio SRS-2 medio più alto del gruppo placebo (84,28 contro 78,85). In altre parole, partivano peggio. Quando si parte peggio, statisticamente è più facile mostrare miglioramenti grandi. Non è un errore, è una differenza di baseline che andrà ricalibrata in studi futuri.
La seconda è più semplice: 18.000 impulsi al giorno per cinque giorni consecutivi è un calendario impegnativo. Per chiunque, e in particolare per un bambino di sei anni con difficoltà sensoriali e disabilità intellettiva. Lo studio dice che il trattamento è ben tollerato, e i numeri lo confermano. Ma il salto da “tollerato in un trial in Cina” a “fattibile nella pratica clinica italiana” è un salto reale, non retorico. Riassumendo: il segnale c’è, è promettente, va replicato.

Cosa cambia rispetto a quello che già esiste
Le opzioni attuali per migliorare comunicazione e abilità sociali in bambini autistici sono essenzialmente due: terapie comportamentali e logopedia. Funzionano, almeno in parte, ma richiedono mesi di sessioni quotidiane con specialisti formati. Specialisti che, anche nei paesi ricchi, sono pochi. Per i bambini con disabilità intellettiva associata, la disponibilità si riduce ancora di più: i medici hanno meno confidenza nel gestirli, le coperture assicurative sono lacunose, e la ricerca sulle cause biologiche procede più veloce della ricerca sugli interventi. Una stimolazione magnetica di cinque giorni che producesse benefici durevoli sarebbe un cambio di scala vero, non incrementale. Il se è grande quanto il quanto.
Scheda Studio
Pubblicazione: Tan H. et al., “Accelerated continuous theta burst stimulation targeting left primary motor cortex for children with autism spectrum disorder: multicentre randomised sham controlled trial”, pubblicato su The BMJ (2026). DOI: 10.1136/bmj-2025-086295.
Dati chiave: trial multicentrico randomizzato sham-controlled, 194 bambini autistici (4-10 anni, circa metà con disabilità intellettiva), protocollo a-cTBS di 10 sessioni al giorno per 5 giorni (18.000 impulsi/die) sulla corteccia motoria primaria sinistra. Outcome primario: SRS-2 a un mese, miglioramento clinicamente significativo. Nessun effetto collaterale grave.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 7-12 anni per l’ingresso nelle linee guida cliniche pediatriche, se i prossimi trial confermano i risultati.
Servono studi più grandi, follow-up oltre il mese (sei mesi, un anno, due anni), e replica fuori dalla Cina. La macchina TMS costa decine di migliaia di euro, va calibrata sul singolo bambino, richiede personale formato. In pratica: arriverà prima nei centri specialistici delle grandi città, prima ai bambini di famiglie con buone coperture, prima nei paesi che già finanziano la neuromodulazione per la depressione. Per il sistema sanitario di base, le tempistiche raddoppiano. La differenza, anche qui, la fanno l’accesso e il portafoglio, non la fisica.
Lo studio non è una svolta, ma può essere un grosso pezzo di un puzzle, su una popolazione che la ricerca clinica sull’autismo tende a dimenticare.
La stimolazione magnetica non sostituirà la logopedia, e nessuno serio sta dicendo che lo farà. Però, se i prossimi cinque anni di trial reggono il confronto, qualcosa nel modo in cui pensiamo agli interventi precoci potrebbe muoversi. Per ora, una bobina sopra la testa, sei minuti, e un mese di parole in più.
Vediamo.