Il tumore al colon-retto era la malattia dei nonni: adesso lo prendono persone di trentacinque, quarant’anni, e nessuno sa bene perché. Negli Stati Uniti l’incidenza cresce del 3% l’anno nella fascia 20-49, un ritmo senza precedenti. Uno studio appena pubblicato su Nature Medicine prova a rispondere con un metodo nuovo: invece di chiedere ai pazienti cosa hanno mangiato o respirato negli ultimi vent’anni (risposta che nessuno ricorda davvero), i ricercatori spagnoli leggono direttamente le tracce lasciate sul DNA dei tumori. E in quelle tracce, oltre a fumo e dieta, spunta un nome che nessuno si aspettava: Picloram, un diserbante in uso dagli anni Sessanta.
Un archivio molecolare al posto dei questionari
Il gruppo guidato da José A. Seoane al Vall d’Hebron Institute of Oncology di Barcellona ha preso una strada diversa rispetto agli studi precedenti sul tumore al colon giovanile. Hanno guardato dentro i tumori. Le esposizioni ambientali lasciano sul DNA delle modifiche chimiche chiamate metilazioni, che funzionano come post-it: non cambiano la sequenza, ma cambiano quali geni si leggono e quali no. Il team ha costruito 29 punteggi di rischio di metilazione (uno per ogni esposizione: dieta, fumo, inquinamento, pesticidi vari) e li ha applicati ai campioni tumorali di pazienti under 50 confrontandoli con quelli di pazienti dai 70 in su.
Il segnale più forte tra i pesticidi era proprio il Picloram, con una significatività statistica di P = 4,4 × 10⁻⁴ nella coorte di scoperta, replicata in una meta-analisi su nove coorti indipendenti. Per chi non maneggia p-value tutti i giorni: significa che il segnale è robusto, non è un artefatto da rumore.
L’erbicida che IARC ha già scagionato
Ecco il punto curioso. Il Picloram è in commercio dagli anni Sessanta, è registrato dall’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro nel Gruppo 3, “non classificabile come cancerogeno per l’uomo”. Tradotto: i test tossicologici standard non hanno trovato abbastanza prove. E invece il metodo epigenetico del VHIO lo intercetta dove i test convenzionali non lo vedevano. Non è una smentita di IARC: è un metodo diverso, che misura un’altra cosa. Ma è il tipo di scoperta che fa venir voglia di rivedere come si valutano queste molecole.
I ricercatori hanno poi fatto un controllo che vale la pena raccontare. Hanno incrociato i dati di 94 contee statunitensi su 21 anni, mettendo a confronto l’uso del Picloram con l’incidenza di tumore al colon giovanile. Il segnale rimane anche dopo aver corretto per reddito, istruzione e per l’uso degli altri pesticidi. Il glifosato (che è il sospettato mediatico di default ogni volta che si parla di erbicidi) appariva in seconda posizione, e i due non risultavano correlati: due segnali indipendenti.

C’è un dettaglio biologico che cambia tutto
I tumori dei giovani con alta esposizione al Picloram avevano meno mutazioni nel gene APC. Per capirsi: APC è il gene “canonico” del cancro del colon, quello che salta in quasi tutti i casi classici. Se queste forme giovanili hanno meno APC mutato e più impronta epigenetica del Picloram, significa che il tumore potrebbe svilupparsi per una strada diversa da quella consueta. Non l’accumulo lento di mutazioni in vent’anni, ma qualcosa che riprogramma l’espressione genica più velocemente. Una via parallela, in pratica. Se confermata, riscriverebbe parte del manuale di oncologia del colon-retto.
Da segnalare anche il fronte alimentare: lo studio conferma il ruolo della dieta e del livello di istruzione (proxy per qualità alimentare) come fattori di rischio per il tumore al colon precoce. Niente di nuovo qui, se non la conferma con un metodo indipendente. Anche il microbioma intestinale dei giovani con tumore al colon presenta caratteristiche peculiari: l’ipotesi è che diversi fattori convergano, e che il Picloram sia uno dei tasselli, non il colpevole unico.
Scheda Studio
Pubblicazione: Maas S.C.E., Seoane J.A. et al., “Epigenetic fingerprints link early-onset colon and rectal cancer to pesticide exposure”, pubblicato su Nature Medicine (21 aprile 2026). DOI: 10.1038/s41591-026-04342-5.
Cosa significa per l’Italia
Il Picloram in Unione Europea è autorizzato in modo limitato (Belgio e Paesi Bassi non riconoscono prodotti che lo contengono), in Italia è registrato per usi specifici come erbicida non selettivo. Resta la questione del meccanismo: se l’epigenetica diventa un metodo per intercettare cancerogeni che i test classici non vedono, l’elenco delle molecole da rivalutare potrebbe allungarsi. Vale per i pesticidi di nuova generazione con nanoparticelle, vale per migliaia di sostanze già in commercio. È un cambio di paradigma metodologico, prima ancora che regolatorio: questo metodo di indagine dovrebbe prevalere sugli altri, o almeno affiancarsi agli altri.
Una nota sui limiti, perché vanno detti. Lo studio è osservazionale: identifica un’associazione, non una causa. I ricercatori non hanno misurato direttamente l’esposizione individuale al Picloram, l’hanno dedotta dalla metilazione. E le impronte epigenetiche sono uno strumento potente ma giovane, come succede quando si studia l’epigenetica in altri contesti. Servono studi sperimentali per capire il meccanismo. La cautela ovviamente è d’obbligo, ma anche indagare di più è importante.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 5-10 anni per studi causali, 10-15 per eventuali decisioni regolatorie.
Servono modelli sperimentali che testino davvero se il Picloram inneschi il tumore al colon e per quale via molecolare. Ne beneficeranno prima i regolatori americani, dove l’uso è massiccio, poi la ricerca biomedica che potrà usare il metodo epigenetico per rivalutare altre sostanze. Per il singolo paziente sotto i 50 con diagnosi oggi, questa scoperta non cambia nulla in clinica: cambia il modo in cui un giorno si proverà a prevenirlo. Perché studiare un erbicida è la parte facile. Cambiare un’autorizzazione in essere dagli anni Sessanta, no.
Il tumore al colon nei giovani resta una di quelle epidemie silenziose che la medicina non ha ancora messo a fuoco. Adesso ha un nuovo strumento per provarci: leggere il passato chimico nelle cellule, come si leggono gli anelli di un albero.
Chissà cosa decideranno di fare i regolatori quando il metodo darà altri nomi. E, soprattutto, se vorranno guardare.