Brebbia, provincia di Varese, lago Maggiore alle spalle. Non è il luogo dove ci si aspetta di trovare uno dei due esoscheletri robotici per la neuroriabilitazione attivi in Italia. Eppure è esattamente lì che da pochi giorni la Casa di Cura Kormed Fondazione Gaetano e Piera Borghi ha messo in funzione Atalante X, il dispositivo francese di Wandercraft che permette a pazienti con gravi disturbi della deambulazione di camminare con le mani libere. Il primo era arrivato a Villa Beretta, a Costa Masnaga, nell’estate del 2023: due esemplari, due regioni del Nord. Plaudo e mi chiedo, da uomo del sud, perchè solo lì: ma questa è un’altra storia.
Ed anche la novità non è l’arrivo in sé. È un’altra: a Brebbia l’esoscheletro robotico è disponibile in regime ambulatoriale, anche per pazienti in follow-up a lungo termine. Cioè per chi ha già chiuso la fase di degenza e torna periodicamente a fare sedute. È un dettaglio amministrativo che cambia molto: significa che la riabilitazione robotica esce dal recinto del ricovero ospedaliero per diventare prestazione “ripetibile”. Per la prima volta in Italia, almeno in questa formula.
Cosa fa davvero questo esoscheletro robotico
Atalante X è un cobot. Un “aiuto” con 12 motori distribuiti tra caviglie, ginocchia e anche, un’elettronica che gestisce l’equilibrio in tempo reale e una batteria. Il paziente sta dentro al dispositivo, agganciato a un’imbracatura, e cammina: avanti, indietro, di lato, in diagonale. E cammina senza bastoni e senza appoggiarsi a nulla. Wandercraft, l’azienda parigina che lo produce, ha ottenuto la marcatura CE prima e l’autorizzazione FDA poi per la riabilitazione post-ictus, nel gennaio 2023. Da allora è entrato in centri di riabilitazione negli Stati Uniti, in Europa e in Brasile.
La differenza tecnica rispetto agli esoscheletri tradizionali tipo ReWalk o Ekso Bionics è l’autobilanciamento. Gli altri richiedono stampelle perché il paziente deve fare la sua parte nel mantenere la verticalità: risultato? Braccia stressate e fatica muscolare che limita la durata della terapia (difatti le sedute sono brevi). Atalante X invece gestisce l’equilibrio per conto suo. Le braccia restano libere. Con le braccia libere il paziente può raccogliere oggetti e interagire con lo spazio che ha intorno.
“Con Atalante X riusciamo a far fare ai pazienti movimenti molto vicini a una camminata reale, anche in assenza di autonomia nel passo. Questo approccio determina un’evoluzione significativa nel campo della riabilitazione: permette al paziente di stare in piedi più a lungo, migliora in modo mirato i movimenti e l’equilibrio, contribuendo al recupero della funzione motoria e migliorando la qualità del percorso riabilitativo”, dichiara il Dottor Simone Lazzaro Lazzaretti, Responsabile della UO Riabilitazione Neurologica della Casa di Cura Kormed Borghi di Brebbia. “C’è poi un aspetto altrettanto importante dal punto di vista umano: la possibilità di ‘tornare a camminare’, seppur con un supporto, ha un e etto importante sulla motivazione e sull’energia con cui il paziente a ronta il percorso riabilitativo”.
Il protocollo prevede un’assistenza modulabile: si parte con il dispositivo che fa quasi tutto, poi mano a mano che la risposta motoria migliora si riduce il contributo robotico. Il sistema Wonder Touch, un tablet, monitora i parametri seduta per seduta. Le indicazioni includono lesioni del midollo spinale, esiti di ictus con emiplegia, sclerosi multipla, Parkinson, SLA, paraplegia ereditaria. Una platea ampia, almeno sulla carta.
L’evidenza, e quello che ancora manca
A febbraio 2025, al meeting annuale dell’American Physical Therapy Association a Houston, il team della Kessler Foundation ha presentato un caso studio su una paziente di 64 anni, emiplegica sinistra sette anni dopo un ictus. Dopo quattro settimane di lavoro con Atalante X si è registrato un miglioramento misurabile della lunghezza del passo, della velocità e della simmetria del cammino. Un dato che fa rumore perché in genere, sette anni dopo l’evento, i terapisti non si aspettano più di vedere progressi significativi. È un singolo caso, però. Gli autori dello studio sono espliciti: serve “ulteriore ricerca per confermare i risultati e rifinire le applicazioni cliniche”.
È la cifra che ridimensiona l’entusiasmo da comunicato stampa. La letteratura sugli esoscheletri riabilitativi, presa nel suo complesso, resta eterogenea: campioni piccoli, pochi trial randomizzati, dispositivi diversi tra loro, esiti misurati in modi diversi. Le revisioni sistematiche arrivano a conclusioni che i materiali promozionali non riprendono mai: “the evidence remains inconclusive, the findings are heterogeneous”. Detto altrimenti: questi dispositivi sono già in alcune corsie italiane, e li stiamo usando bene, ma li stiamo anche usando con la stessa fiducia con cui si guida un’auto di cui esistono pochi crash test. Funziona, sembra funzionare, ma quanto e per chi resta una domanda con risposta parziale.
Perché Brebbia, e perché ambulatoriale
La Casa di Cura Kormed Fondazione Borghi non è un IRCCS, non è un policlinico universitario, non è Milano. È una struttura privata convenzionata della rete Clariane Italia, in un comune di poco più di tremila abitanti. Il fatto che un esoscheletro robotico da centinaia di migliaia di euro arrivi qui significa due cose, ed è bene tenerle separate. La prima: il dispositivo sta diventando abbastanza standardizzato da uscire dai grandi centri di ricerca. La seconda: qualcuno deve averlo pagato, e qualcun altro dovrà pagare le sedute. Le tariffe ambulatoriali per la neuroriabilitazione robotica non sono ancora omogenee nel SSN, e variano per regione, per regime di rimborso, per indicazione clinica.
Quella ambulatoriale è la parte più interessante. Significa che un paziente cronico, dimesso da anni, può tornare a fare cicli di terapia con un dispositivo che fino a ieri vedeva solo durante il ricovero acuto. È una continuità che nella riabilitazione neurologica italiana è spesso un punto debole: si lavora intensamente nei primi mesi post-evento, poi la presa in carico si dirada, e il paziente cronico tende a perdere quello che aveva guadagnato. Atalante X in ambulatorio dice che almeno una struttura ha deciso di provare un’altra strada. Che si possa replicare altrove, e a quali condizioni, è una questione diversa.
La parte fragile della catena
C’è poi un tema che chi segue Futuro Prossimo conosce bene: i dispositivi medici robotici legano il paziente al produttore. Un anno fa avevamo raccontato la storia di Michael Straight, ex fantino paraplegico americano, il cui esoscheletro ReWalk da centomila dollari era stato dichiarato “troppo vecchio per essere riparato” dal produttore. Un cavo da venti dollari, e tornava in carrozzina. Atalante X è un dispositivo professionale, in carico a una struttura, non a un singolo: il rischio è di altra natura, ma esiste. Una linea di prodotto dismessa, un fornitore che cambia listino, un componente proprietario non più disponibile, e il dispositivo diventa un costoso fermacarte. È il punto debole strutturale della medicina robotica avanzata, e non si risolve con un comunicato stampa.
Resta il fatto che a Brebbia, in una casa di cura affacciata sul lago Maggiore, qualcuno con una lesione midollare di dieci anni fa adesso può tornare in piedi per qualche ora alla settimana. Non è “la riabilitazione del futuro”, come dice il comunicato. È la riabilitazione del presente, che in Italia arriva sempre con due anni di ritardo e in due punti per volta. Ma lì c’è, comunque. E fa la differenza. Bravi!
Scheda tecnica
Dispositivo: Atalante X, esoscheletro robotico autobilanciato, prodotto da Wandercraft (Parigi). 12 motori distribuiti su caviglie, ginocchia e anche, sistema Wonder Touch per il monitoraggio via tablet. Marcatura CE e autorizzazione FDA per la riabilitazione post-ictus (gennaio 2023).
Indicazioni: lesioni del midollo spinale (paraplegia completa e incompleta), emiplegia post-ictus, sclerosi multipla, Parkinson, SLA, paraplegia ereditaria.
Presenza in Italia: Villa Beretta (Costa Masnaga, Lecco) da luglio 2023; Casa di Cura Kormed Borghi (Brebbia, Varese) da maggio 2026. Quest’ultima è la prima struttura italiana a offrirlo anche in regime ambulatoriale.
Riferimento clinico recente: caso studio Kessler Foundation presentato all’American Physical Therapy Association Combined Sections Meeting, Houston, febbraio 2025. Cronaca dello studio.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 5-10 anni per una diffusione capillare nelle strutture di riabilitazione italiane di medio livello, e per una standardizzazione delle tariffe ambulatoriali tra regioni.
Quello che serve perché succeda non è la tecnologia: Atalante X funziona e ha le carte in regola da tre anni. Servono protocolli di rimborso uniformi, percorsi di formazione per i fisioterapisti, e contratti di manutenzione sostenibili per le strutture medio-piccole. Ne beneficeranno per primi i pazienti del Nord che possono spostarsi, i privati paganti, e chi ha assicurazioni integrative. I cronici del Sud, e in particolare quelli con scarsa mobilità geografica, arriveranno per ultimi. In quest’ordine.