C’è una parola nuova in giro per spiegare perché il vostro prossimo MacBook costerà di più: chipflation. La memoria di un computer era da sempre una delle parti più economiche dentro la scocca: poco prezzo, costava sempre un po’ meno ogni anno, e ce ne mettevi un po’ di più senza pensarci. IO ce ne mettevo un po’ in più, soprattutto.
Adesso non più. Un modulo di memoria DDR5 da 32 gigabyte è passato da circa 87 euro di fine 2025 a 260 nel marzo 2026. Più 122% in tre mesi, secondo Counterpoint Research. Le DRAM nel primo trimestre del 2026 sono cresciute fino al 98%, dice TrendForce. Qualcuno la chiama RAMageddon. La causa è precisa: i centri di calcolo dell’intelligenza artificiale comprano memoria a tonnellate, pagano di più e firmano contratti pluriennali. I produttori vendono volentieri a loro. Il MacBook sulla scrivania, ha detto un analista alla BBC, sta perdendo la gara con ChatGPT per lo stesso pezzo di silicio. Il prezzo della memoria ha smesso di scendere.
Tutto vero. Però la mia domanda resta: se la causa è solo questa, perché stanno aumentando anche prodotti dove la memoria pesa pochissimo?
I rincari, in euro, fatti uno per uno
Partiamo dai numeri dello scaffale italiano. Il MacBook Neo base passa da 699 a 799 euro. Il MacBook Pro 14″ base da 1.949 a 2.249. L’iPad Air 11″ da 669 a 829. L’Apple TV 4K da 169 a 229. L’HomePod da 349 a 399. Apple lo dice senza giri di parole:
“Non abbiamo mai visto un componente rincarare così tanto, così in fretta”.
Sul fronte delle console, dal 1° agosto Microsoft applica il terzo rincaro Xbox in un anno: +100 euro sui modelli da 512 GB, +150 su quelli da 1 TB. La Series S da 512 GB in Italia passa indicativamente da 399 a 499 euro. Nintendo alza Switch 2 da settembre, Sony ha già ritoccato PS5, Valve ha aumentato lo Steam Deck del 40% a maggio.
Il caso memoria, in cifre
Fonti: BBC News, CNN Business; dati TrendForce e Counterpoint Research, giugno 2026.
Dati chiave: DRAM +98% nel Q1 2026, +58-63% previsto nel Q2. Modulo DDR5 32 GB: da 94 a 282 dollari. Per Microsoft memoria e archiviazione console sono salite “oltre 2,5 volte”, con previsione di ulteriore raddoppio entro l’autunno 2027. Micron ha firmato 22 miliardi di dollari di impegni a lungo termine con clienti AI. IDC stima -14% smartphone e -11,3% PC sulle vendite globali 2026.
Dove la chipflation è vera, e dove diventa una scusa
Veniamo al punto. Su un MacBook Pro carico di memoria, su una Xbox da 1 TB, la RAM pesa parecchio sul costo finale. Lì i conti tornano. Microsoft sulle console ci perde di suo: le console si vendono in perdita, il guadagno arriva dai giochi. Margini (quasi) zero.
Però l’iPhone, che ha memoria dentro, non è stato rincarato. Apple Watch nemmeno. AirPods nemmeno. Apple ha chiuso l’ultimo trimestre del 2025 col fatturato in crescita del 16%, il migliore dal 2021. E intanto l’Apple TV 4K, che ha dentro pochissima memoria rispetto a un Mac, è salita da 169 a 229 euro: +35%. Difficile attribuire questo aumento solo al silicio.
Il senatore americano Bernie Sanders ha parlato di “avidità aziendale”. Gli economisti la chiamano greedflation: quando arriva un rincaro reale, le aziende ne approfittano per ritoccare anche dove non serve, perché il contesto giustifica tutto.
E l’AI sembra sia diventato l’alibi perfetto.
Quanto dura la chipflation
Orizzonte stimato: 18-30 mesi di rincari estesi, picco probabile fra fine 2026 e inizio 2027. Dubito che i prezzi torneranno come prima.
Per pareggiare l’offerta serve nuova capacità produttiva di memoria: fabbriche che si progettano in due anni e si accendono in tre. Beneficiano per primi i produttori (Micron, SK Hynix, Samsung). Il consumatore pagherà il caro componenti, e probabilmente un po’ del margine extra che le aziende aggiungono finché la storia regge.
Su queste pagine raccontiamo la corsa al silicio da mesi: la spesa AI del 2026 da 650 miliardi nel pezzo sui mestieri tecnici dei data center, la fine della legge di Moore, l’Arabia Saudita che ha spostato i miliardi di Neom sui server. La chipflation ci dice che questa è la prima volta che quella fame esce dai bilanci di Nvidia ed entra nel listino del MacBook che volevate regalare a vostro figlio.
Se devo fare una sintesi brutale della situazione: sì, il rincaro è vero. E si, qualcuno ci sta marciando sopra. Qualcuno tra di voi commenterà “ma va?”: lasciate stare, è sempre meglio informare.