A Jacob Palmer, ventunenne della Carolina del Nord, l’anno scorso il fisco gli ha contato sopra i 100mila dollari lordi. Non ha laurea, ma neanche i debiti: piuttosto, ha una ditta di impianti elettrici aperta a 21 anni dopo un apprendistato in un’azienda di contracting. È uno dei tanti che Jensen Huang, CEO di Nvidia, ha in mente quando dice che il prossimo decennio non sarà dei “prompt engineers”prompt: sarà di chi mette i cavi nei muri. E in Italia, dove di Jacob ne servirebbero a migliaia, la classifica ELIS 2026 dei mestieri introvabili la conferma: in prima posizione ci sono gli operai edili, e in terza proprio gli elettricisti.
La frase di Huang circolata su Channel 4 News, e ripetuta a maggio dal palco della Carnegie Mellon davanti ai laureati appena timbrati, è una di quelle che fanno rumore perché capovolge la narrazione corrente. «Se sei elettricista, idraulico, carpentiere, ne serviranno centinaia di migliaia per costruire tutte queste fabbriche». Detto da chi vende le GPU su cui gira mezza intelligenza artificiale del pianeta, suona come un’eresia gentile: le cifre però non sono opinabili.
L’AI è un cantiere, e nel cantiere mancano gli operai
Un data center grande più o meno tre campi da calcio ingaggia fino a 1.500 operai edili per la fase di costruzione, con stipendi che superano i 100mila dollari l’anno più straordinari, senza alcun titolo di studio richiesto. A regime restano in cinquanta a tenere le luci accese. Ma per arrivare a quelle cinquanta poltrone, prima ci vogliono le mani. E le mani, oggi, le cercano in tutto l’Occidente senza trovarle.
Negli Stati Uniti già mancano all’appello 600mila operai di fabbrica e 500mila lavoratori edili, secondo i conti del CEO di Ford Jim Farley. Un report JLL su dati del Dipartimento dell’Istruzione americano spinge la previsione più in là: entro il 2030 resteranno scoperti 2,1 milioni di posti nei mestieri tecnici specializzati, per un costo economico stimato di mille miliardi di dollari l’anno. Nel 2025 le aziende USA hanno pubblicato quasi 600mila offerte di lavoro nei mestieri specializzati, ma soltanto circa 150mila persone sono entrate nel mercato attraverso programmi di apprendistato. Per ogni due che entrano, cinque vanno in pensione: è praticamente una voragine che si scava da sola.
E in Italia? 20 anni in ritardo sulla stessa curva
Cinque anni fa, su queste stesse pagine, scrivevo che l’AI non avrebbe mai replicato sei competenze umane: empatia, creatività, pensiero critico, e via così. Mi sembrava un buon elenco, all’epoca. A rileggerlo oggi mi accorgo che le competenze davvero al sicuro erano altre, e nessuna stava sulla mia lista: erano quelle che tengono in piedi i muri, fanno scorrere l’acqua e portano la corrente al server. Un po’ di umile manualanza, come direbbe un capomastro di mezza età, vale più di mille corsi di prompt engineering.
Il report ELIS 2026, redatto da un consorzio di oltre 130 grandi gruppi e PMI italiane, mette al primo posto della classifica degli introvabili gli operai edili (carpentieri ed escavatoristi inclusi), al secondo i manutentori industriali, al terzo gli elettricisti, al quarto i saldatori. La disoccupazione tecnologica che colpisce gli impieghi di concetto non ha un suo omologo nel cantiere: lì semmai succede il contrario, e fa rumore in modo diverso.
Il giovane italiano medio, intanto, sogna un lavoro da remoto in inglese, non certo di fare il saldatore a turni in capannone. È legittimo ed io personalmente condivido pur non essendo giovane, ma comporta delle conseguenze.

I numeri della voragine
USA: 600mila operai di fabbrica e 500mila edili già mancanti nel 2025 (Ford/Farley). 2,1 milioni di posti tecnici scoperti entro il 2030 (JLL su dati Department of Education). Spesa AI prevista nel solo 2026: 650 miliardi di dollari (Bridgewater Associates).
Italia: top 4 dei mestieri introvabili 2026 secondo l’Osservatorio ELIS: 1) operai edili, 2) manutentori industriali, 3) impiantisti elettrici, 4) saldatori. Oltre un quinto degli operai edili statunitensi ha più di 55 anni; il 39% degli elettricisti ne ha almeno 45. Per ogni due nuovi che entrano, cinque escono in pensione.
La contraddizione che Huang non risolve
Lo sapete, sono della Vergine, pignolo di mestiere: lo dicono le stelle. E lo faccio per voi, anche: serve sempre vedere l’altro lato della medaglia. Siete pronti? Poi mi dite. Intanto: pronti-via, Nvidia ha appena annunciato 100 miliardi di dollari di investimento in OpenAI per finanziare i data center basati sui propri chip. Un altro dato? La spesa globale in fabbriche di intelligenza artificiale, secondo le stime McKinsey citate da Fortune, viaggia verso 7mila miliardi entro il 2030. Tutti soldi che vanno a chi progetta GPU e modelli di linguaggio.
E allora perché il CEO di Nvidia dice ai giovani: fate gli Idraulici? Sono due affermazioni dello stesso uomo nella stessa settimana, eh. Secondo me possono convivere solo se accettiamo il fatto che la corsa AI ha bisogno di braccia che la Silicon Valley non sa formare.
Anzi, dico di più: braccia che la Silicon Valley ha smesso di considerare degne di pubblicità da trent’anni.
La gestione della BlackRock di Larry Fink l’ha detta in modo più asciutto alla Casa Bianca, lo scorso marzo: «Stiamo per restare senza gli elettricisti che servono per costruire i data center AI. Non ne abbiamo abbastanza». Detto da chi muove 11 trilioni di asset, suona come un avviso ai naviganti.
In Italia ovviamente il messaggio arriverà attutito, perché qui i data center grandi sono ancora pochi (mercato stimato a 3,65 miliardi entro il 2028). Però la formazione tecnica la stiamo perdendo lo stesso, per ragioni nostre.
Quanto serve per riempire il buco
Orizzonte stimato: 7-12 anni perché un sistema di formazione tecnico-professionale produca abbastanza apprendisti da pareggiare i pensionamenti. Forse di più, se le iscrizioni agli ITS non raddoppiano nei prossimi tre anni.
Il problema non è il salario: un elettricista esperto a sei cifre lorde è già realtà in Nord America e nel nord Italia industriale. Il problema è il prestigio sociale del mestiere, eroso da quarant’anni di scuole superiori orientate al liceo. Ne beneficeranno per primi i gruppi che fanno apprendistato in casa (Meta ha messo 115 milioni sui mestieri specializzati, Lowe’s 250). I sistemi pubblici verranno dopo, se vorranno.
La morale comoda, e quella vera
La morale comoda di questa storia è quella che girerà sui social per due settimane: «visto? Ve l’avevamo detto, mandate i figli a fare gli idraulici». È una morale rassicurante, e in larga parte sbagliata. Non perché non sia vero che servono idraulici (servono eccome), ma perché trasforma una crisi strutturale di sistema formativo in una scelta individuale di carriera. Come se bastasse un consiglio paterno per recuperare vent’anni di scuole professionali svuotate.
La morale vera è che la rivoluzione AI ha scoperto, in ritardo, di non poter girare senza il pezzo di mondo che disprezzava da quarant’anni: gli ITIS, i CFP, i corsi serali alle scuole d’arti e mestieri. Ora li sta corteggiando appassionatamente. Vedremo se le scuole accetteranno l’invito, e in che tempi.
Aspetto cartoline da Detroit, da Cernusco sul Naviglio, da chiunque abbia un cantiere aperto. Come dite? Perché cartoline e non semplici messaggi WhatsApp? Beh, presto detto: perché manca la corrente.