Il Blu-ray di Terminator 2 lo trovate ancora a otto euro su Amazon, edizione remastered 2017. È un oggetto. La proprietà digitale, nella sua forma analogica, sta su uno scaffale: finché lo scaffale regge, il film è vostro.
La copia digitale dello stesso film, comprata sul PlayStation Store a quindici euro qualche anno fa, dal 1° settembre 2026 non sarà più vostra. Sony l’ha annunciato sul sito britannico: dieci righe asciutte, nessuna scusa, nessun rimborso. 551 film e serie TV spariranno dagli account di chi li aveva pagati, perché l’accordo di licenza con StudioCanal è scaduto.
Conviene fermarsi e fare chiarezza
L’elenco è sul sito legale di PlayStation. Include titoli che hanno fatto la storia: Apocalypse Now, trilogia di Rambo, Paddington 1 e 2, Moonlight, Il labirinto del fauno, Highlander, Dal tramonto all’alba, e per il pubblico italiano Gomorra, ZeroZeroZero, The Young Pope.
Non spariscono solo dallo store: spariscono proprio dalle singole videoteche personali. La motivazione tecnica è semplice: Sony aveva la licenza per distribuirli, e ora la licenza è scaduta. La motivazione che riguarda chi ha pagato, come sempre, sta scritta in piccolo sul fondo di un documento che nessuno legge mai.
Cosa hanno comprato davvero quando hanno cliccato “compra”
Il pulsante dice “Acquista”. La pagina di conferma dice “Acquisto completato”. L’email parla di acquisto cinque volte. Poi, in fondo a trentadue pagine di legalese che nessuno legge mai prima di cliccare, c’è scritto che quello che avete acquistato è una licenza limitata, personale, non trasferibile e soprattutto revocabile. Quello che chiamavamo “comprare” era affittare, ma con il vocabolario sbagliato. Giuridicamente Sony è coperta. Il problema è semantico, e il vocabolario lo sceglie chi vende.
Sony aveva smesso di vendere film sul PlayStation Store nel 2021, poco dopo il debutto di PS5, con la promessa che gli acquisti precedenti sarebbero rimasti accessibili sull’app “I miei video”. Promessa mantenuta per cinque anni, e ora sarà infranta. Non è la prima volta. Nel 2022 era già successo agli utenti tedeschi e austriaci, sempre StudioCanal, sempre per scadenza di licenza. Nel 2023 invece era toccato a 1.300 stagioni Discovery (MythBusters, Deadliest Catch, Il Boss delle torte eccetera), salvate solo con un accordo in extremis. Stavolta, però, l’accordo non c’è stato.
I numeri del caso, in sintesi
Avviso ufficiale: PlayStation UK, sezione legale video, pubblicato a giugno 2026. Data effettiva di rimozione: 1° settembre 2026.
Dati chiave: 551 titoli, mercato Regno Unito ed Europa (Italia inclusa, USA non interessati). Nessun rimborso, nessuna compensazione, nessun contenuto sostitutivo. Vendite di film sul PlayStation Store cessate dal 2021; le librerie restavano accessibili sull’app “I miei video”. Precedenti: rimozione StudioCanal Germania-Austria nel 2022, annuncio Discovery 2023 poi rientrato con un nuovo accordo.
Proprietà digitale, la rana bollita tre anni dopo
Nel settembre 2023 scrissi un pezzo che si intitolava libertà digitale, da qui al 2035 potremmo essere una rana bollita. La tesi era che la sottrazione di controllo sui contenuti acquistati sarebbe avvenuta a temperatura crescente, un grado alla volta. Appena tre anni dopo, l’ammanco di 551 film dalle librerie di chi li aveva pagati è un grado in più. Lo dico senza compiacimento, chi mi conosce di persona lo sa bene: avrei preferito sbagliare.
E lo dico con una precisazione personale che pesa. Non sono certo un luddista. Sul digitale ho fatto carriera, e di solito difendo i modelli a sottoscrizione quando ha senso difenderli: l’auto in abbonamento al posto della proprietà, per dire, è una conversazione legittima. Ma se la prospettiva della “proprietà digitale” è comprare un film, vederlo entrare in una videoteca che si chiama “tua”, e poi vederlo sparire perché due aziende non hanno trovato un accordo, allora chi critica questo approccio ha ragione. Di più: ha tutta la ragione del mondo.
Cosa fare ora, in pratica
La risposta che gira sui forum non è comoda, ma è onesta, e io non riderei: per i film che amate davvero, tornate al Blu-ray. Il movimento Stop Killing Games, nato dopo che Ubisoft aveva reso ingiocabile The Crew spegnendo i server nel 2024, sta provando a portare la questione in sede europea, e prima o poi lo farà anche per i film.
La regola spiccia per chi compra è questa: se un contenuto digitale costa più di pochi euro e lo volete vedere fra dieci anni, non lo state comprando, lo state noleggiando a medio-lungo termine. Decidete se vi sta bene, con la cifra giusta in mente. Il problema è strutturale.
Comunque, nel 1908 la Ford Model T usciva di fabbrica e diventava per sempre del cliente, motore compreso, e nessuno si sarebbe sognato di passare di notte a portarsela via perché un fornitore aveva cambiato idea sul contratto. Centodiciotto anni dopo, paghiamo quindici euro per Terminator 2 e ce lo riprendono dal cloud con un comunicato di dieci righe. Si chiama proprietà digitale. A quanto pare vuol dire che la proprietà è loro e il digitale è nostro.
Comprate i Blu-ray.