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Medicina

Novo Nordisk studia un impianto di semaglutide: addio iniezioni?

Novo Nordisk testa un impianto semaglutide con Vivani: una dose ogni 6-12 mesi, non più iniezioni ogni settimana.

A photorealistic close-up editorial-style image of a small, sleek subcutaneous medical implant device resting on clean white skin near the abdomen, surrounded by soft clinical lighting. The implant is tiny, cylindrical, and modern-looking, suggesting advanced biotechnology. In the blurred background, a weekly injection pen and a calendar with marked dates are visible, symbolizing the contrast between the traditional routine of weekly injections and the promise of a long-lasting implant. The color palette is cool and clinical — whites, soft blues, and subtle silvers — conveying medical precision and innovation. The mood is forward-looking and quietly optimistic, with a hint of complexity suggesting the technology is still in development.

Chi si inietta Ozempic o Wegovy ogni settimana lo sa: il rituale diventa presto una scadenza fissa, come pagare l’affitto, con tanto di promemoria sul telefono. E poi, da non trascurare, anche la noia di farsi iniezioni continue: per qualcuno un vero deterrente. Vivani Medical, una biotech che quasi nessuno conosce fuori da Wall Street, lavora da anni su un NPM-139, un impianto di semaglutide che tolga di mezzo proprio quella scadenza settimanale. Novo Nordisk, che con Wegovy vive (e prospera), ha appena firmato un accordo per scoprire se il progetto regge davvero.

Cos’è davvero NPM-139

Si tratta di un dispositivo miniaturizzato, impiantato sotto pelle, che rilascia semaglutide in modo continuo. La tecnologia di base, chiamata NanoPortal, non è nata per l’obesità: Vivani la sviluppa da anni per farmaci a rilascio lento in generale, e il GLP-1 è solo l’applicazione più richiesta del momento.

In pratica, invece di una puntura a settimana, il paziente riceverebbe una dose ogni sei mesi o addirittura una sola volta l’anno, con la possibilità di rimuovere l’impianto se qualcosa va storto. È un argomento che Adam Mendelsohn, amministratore delegato di Vivani, ha usato esplicitamente nella nota che accompagna l’accordo: comodità, certo, ma anche la tranquillità di poter fermare il trattamento quando serve.

La clausola che conta più dell’entusiasmo

L’accordo tra le due aziende non prevede alcuna esclusiva: Novo Nordisk potrà valutare l’impianto di Vivani, tenerselo, oppure lasciarlo perdere senza dover nulla a nessuno. Un punto che, letto tra le righe di un comunicato scritto per suonare trionfale, dice quanto sia ancora aperta la partita.

Il primo studio sull’uomo, una Fase 1 randomizzata, dovrebbe partire da qui a dicembre 2026, con le iniezioni di Wegovy usate come termine di paragone diretto. L’obiettivo dichiarato è verificare sicurezza, farmacocinetica e tollerabilità: la base per chiedere, più avanti, il via libera a uno studio di Fase 2 sul dosaggio.

L’accordo in due numeri

Pubblicazione: Vivani Medical, Inc., comunicato ufficiale in accordo con Novo Nordisk B/S, pubblicato su GlobeNewswire (7 luglio 2026).

Perché Novo Nordisk si muove ora

Per Novo Nordisk il tempismo conta quanto la tecnologia. Eli Lilly ha in campo tre farmaci anti obesità: Mounjaro, Zepbound e ora anche Foundayo, e la pressione competitiva sul mercato del GLP-1 si è fatta pesante negli ultimi mesi. Diversificare la modalità di somministrazione, oltre alla molecola, è un modo per allargare il fossato invece di limitarsi a difenderlo.

Il capitolo prezzo, in questa storia, resta un discorso a parte: nel 2024 la differenza tra il costo di produzione di Ozempic e quello di listino aveva sollevato più di una polemica, come raccontammo all’epoca su queste pagine. Un impianto a lento rilascio, con un processo produttivo più complesso di una semplice fiala, difficilmente arriverà a costare meno delle iniezioni attuali.

Nel frattempo il mercato dei farmaci per il peso continua a muoversi su più fronti insieme: c’è chi lavora sulla versione orale del GLP-1, chi promette effetti su fumo e alimentazione compulsiva, e ora chi punta su un impianto pensato per durare mesi invece che giorni. Ogni approccio scommette su un pezzo diverso della stessa insofferenza: quella di dover pensare al farmaco più spesso di quanto si vorrebbe.

Quanto tempo serve davvero

Orizzonte stimato: almeno 5 anni prima di un eventuale arrivo sul mercato, se tutte le fasi cliniche vanno a buon fine.

Il collo di bottiglia non è la tecnologia dell’impianto in sé, già usata per altri farmaci: è dimostrare che il rilascio resti stabile per mesi senza picchi né cali pericolosi. I primi a beneficiarne, se lo studio funziona, saranno probabilmente i pazienti con obesità grave già in cura da Novo Nordisk, non i nuovi utenti.

Chi oggi si punge ogni settimana si chiede, giustamente, quando toccherà a lui. La risposta onesta è: non prima che Fase 1 e Fase 2 abbiano detto la loro, e ci vorranno anni prima che un impianto di semaglutide arrivi in farmacia. Nel frattempo, chi vive di iniezioni settimanali continuerà a farlo.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn