C’è un tubo, sotto ogni città, che sa cose che tu non hai ancora detto a nessuno: perché quello che finisce in fogna ogni volta che tiri lo sciacquone porta con sé un pezzo della tua giornata biologica. E da qualche anno c’è chi lo legge prima ancora che tu ti accorga di stare male.
A Osaka un gruppo guidato dal professor Michio Murakami ha preso questa idea e l’ha trasformata in un modello previsionale. Il team ha analizzato settimana per settimana i reflui di tre impianti di depurazione, tra aprile 2023 e aprile 2025, misurando l’RNA del virus dell’influenza (tipo A e tipo B separatamente) e incrociandolo con i dati clinici ufficiali.
Il risultato è secco: le ondate influenzali si vedono in fogna circa una settimana prima che compaiano nei bollettini sanitari. Non c’è, ovviamente, un numero esatto di malati, ma c’è un fortissimo segnale d’anticipo sull’andamento della curva. Non è l’unico esempio, ma ci torneremo più avanti.
Cosa cambia davvero rispetto ai bollettini classici
Il punto debole della sorveglianza tradizionale è semplice: conta solo chi arriva in ospedale o dal medico di base. Chi ha già sintomi seri, insomma. La fogna invece raccoglie tutti, sintomatici e asintomatici insieme, senza che nessuno debba fare nulla di diverso dal solito. In pratica, il campione rappresenta l’intera popolazione servita da quell’impianto.
E la pertosse, che di solito passa tra le maglie della sorveglianza perché i sintomi arrivano tardi, in questo schema ci guadagna ancora di più. In un’indagine condotta durante un focolaio in Alberta, in Canada, il gene della Bordetella pertussis è comparso nelle acque reflue prima che i casi clinici venissero confermati. Prima dell’inizio del focolaio ufficiale: zero campioni positivi. Dopo: ventidue.
Un altro studio condotto in siti americani con focolai attivi ha rintracciato tracce genetiche di tubercolosi fino a cinque settimane prima del picco dei casi ufficiali, un dato coerente con i tempi di diagnosi notoriamente lenti di quella malattia.
Cinque settimane sono il tempo che un servizio sanitario userebbe per organizzare vaccinazioni mirate o campagne di screening prima che l’epidemia esploda, invece di rincorrerla dopo che è già in corso. Un dettaglio da laboratorio che, tradotto in agenda di un assessorato alla sanità, vale quanto un piano di prevenzione intero.
Il lavoro di Murakami sull’influenza
Pubblicazione: Michio Murakami, Saeko Morikawa, Kaori Yamamoto e colleghi, “Early prediction of type-specific influenza incidence using wastewater-based epidemiology”, pubblicato su Water and Environment Journal (2026). DOI: 10.1111/wej.70060.
Dati chiave: campioni settimanali da 3 impianti di depurazione nella prefettura di Osaka, aprile 2023 – aprile 2025. Anticipo medio sui bollettini ufficiali: circa una settimana. Il modello distingue influenza A e B separatamente, con accuratezza confermata anche nei mesi successivi allo studio pubblicato.
Cosa esce dalla fogna oltre ai virus (non datevi risposte ovvie)
La stessa logica della “fogna diagnostica” funziona anche fuori dal perimetro delle epidemie respiratorie. Negli Stati Uniti alcuni laboratori analizzano già le fogne per un gruppo di 27 sostanze stupefacenti diverse, dagli oppioidi agli stimolanti, con la spettrometria di massa. Non serve chiedere a nessuno cosa consuma: basta guardare cosa lascia un intero quartiere nello scarico. È un modo per stimare il fenomeno del consumo di droghe senza il filtro (spesso ottimistico) di quello che la gente dichiara nei sondaggi.
E c’è un pezzo ancora più personale di questa storia, quello che porta la sorveglianza dentro casa. Aziende come TOTO e Withings vendono già dispositivi che analizzano urine e feci direttamente nel water. Il Neorest ZG di TOTO ha ottenuto negli Stati Uniti la designazione FDA breakthrough per lo screening del diabete. Lo U-Scan di Withings, ormai in vendita globale, traccia 14 biomarcatori tra idratazione, chetoni e livelli nutrizionali. Un terzo modello, il Keorh M9, punta dritto ai marcatori di DNA libero circolante per il rischio precoce di tumore al colon o alla prostata. Qui siamo ben oltre le fogne di un quartiere: siamo nel singolo bagno di casa, ogni mattina, senza che tu debba fare nulla oltre a quello che fai già.
Ne avevamo già parlato quando Dekoda aveva portato lo stesso principio sulla salute intestinale: la differenza, oggi, è che non si tratta più di un caso isolato: è diventato un piccolo mercato con più produttori in competizione.
Quanto ci mette ad arrivare in ogni bagno
Dai 3 ai 7 anni per una diffusione consumer di massa dei dispositivi da bagno, già oggi per la sorveglianza a livello di quartiere o città (in uso attivo in diversi paesi).
La tecnologia dei sensori è ormai matura. A frenare sono il prezzo di ingresso (i modelli con analisi avanzata restano sopra i mille euro) e la sensibilità del sistema quando si scende sotto la scala del quartiere. Uno studio su un campus universitario di New York ha mostrato che il monitoraggio a livello di singolo edificio funziona bene per contenere un focolaio collettivo. Diventa molto meno affidabile, però, per individuare il singolo caso isolato.
Chi legge questi dati, e con quale precisione
C’è ancora, a cercarlo, un nodo che nessuno scioglie con un comunicato stampa aziendale. Più il sistema di sorveglianza sanitaria si avvicina a te, più diventa preciso. E più diventa anche una faccenda di privacy che va normata, non solo installata. Una fogna cittadina è per natura un dato anonimo, in qualche modo “democratico”: mescola migliaia di persone in un solo campione. Un water di casa no. È un dato che ha un nome e cognome attaccato, anche se nessuno lo scrive esplicitamente da nessuna parte.
Nel 2020 vi ho raccontato le prime sperimentazioni USA sul tracciamento del coronavirus nelle acque reflue: all’epoca sembrava un esperimento di emergenza, buono per un’epidemia e poi da archiviare. Sei anni dopo è diventata una infrastruttura permanente, e si è già infilata pure dentro casa.
Il water non fa domande, non giudica e non dimentica: forse è proprio per questo che sa già così tante cose di te.