Un mio amico se n’è accorto prima del neurologo: aveva visto suo padre a cena, in quel di Aversa, camminare quasi come sempre. Quel quasi era una piccola cosa nell’andatura: un piede che si trascinava un po’, una spalla che oscillava. Cose che nessuno misura e che tutti vediamo. Sei mesi dopo, la diagnosi: Parkinson allo stadio iniziale. Il pensiero che è rimasto fisso nella testa di entrambi è quello di sempre: se qualcuno avesse letto quei passi prima, forse qualche mese lo avrebbe guadagnato.
A Lincoln, in Nebraska, l’ingegnere Fadi Alsaleem ha costruito un cerotto grande come una moneta da due euro che quei passi li conta uno a uno. Si incolla sulla schiena, sopra l’osso sacro, e resta lì per due settimane prima di ricaricarlo. Dentro ci sono un accelerometro e un algoritmo: fuori c’è l’andatura di chi lo indossa, registrata in tempo reale e mandata al medico curante come se fosse la pressione o il battito cardiaco.
Il dispositivo si chiama Axis Patch, la società che lo produce è Grasshopper Health, e la scommessa è di quelle che spiegate a voce sembrano quasi ovvie. Il modo in cui una persona cammina è già un esame diagnostico, sostengono i ricercatori del Nebraska: solo che finora nessuno lo faceva, perché mancava lo strumento per farlo bene e in continuo.
L’andatura come sesto segno vitale
In medicina, i segni vitali classici sono cinque: temperatura, battito cardiaco, respiro, pressione, saturazione dell’ossigeno. Da qualche anno, in letteratura, si parla del sixth vital sign, il sesto segno vitale, riferendosi proprio al modo in cui una persona cammina. L’idea, appunto, non è nuova. Il chirurgo vascolare Iraklis Pipinos, professore al University of Nebraska Medical Center, lo racconta così: se il problema sono le articolazioni, la persona ha un certo pattern di camminata. Se il problema è il flusso sanguigno, il pattern cambia. Se il problema è nel cervello, cambia di nuovo, in un altro modo ancora, e così via.
Il punto è che questi pattern, oggi, li leggono in pochi. Servono biomeccanici come Sara Myers dell’Università del Nebraska-Omaha, laboratori attrezzati con telecamere e piattaforme piene di sensori, sedute di analisi che durano ore. Roba da centro specialistico, non certo da ambulatorio di quartiere.
Il neurologo che nei suoi tre minuti di visita chiede al paziente di fare avanti e indietro nel corridoio vede quello che si vede a occhio nudo: un rallentamento, un’oscillazione strana, un piede che striscia. Le micro-alterazioni che arriverebbero mesi o anni prima, semplicemente, non le può vedere.
Un lavoro del 2024 pubblicato su npj Digital Medicine ha misurato in modo quantitativo le alterazioni dell’andatura in pazienti con Parkinson iniziale, confrontandole con quelle di persone sane della stessa età. I ricercatori hanno trovato firme distinte a seconda del sottotipo della malattia: come detto, chi ha un Parkinson a predominanza tremore cammina in un modo, chi ha instabilità posturale in un altro. Questo è esattamente il tipo di lettura che il cerotto di Grasshopper vuole portare fuori dal laboratorio.
Perché sull’osso sacro, e non al polso
La scelta della posizione di questo cerotto non è casuale, e spiega perché l’oggetto non è un altro smartwatch. L’osso sacro sta più o meno al centro del corpo, all’incrocio tra bacino e colonna. È il punto di equilibrio biomeccanico da cui passano quasi tutte le informazioni interessanti: rotazioni del tronco, dondolii del bacino, tempi di appoggio, cadenza dei passi, simmetria destra-sinistra. Un sensore al polso può vedere il braccio; un sensore alla caviglia può vedere il piede. Il patch sacrale, in mezzo, vede tutto il resto.
Alsaleem, che viene proprio dal mondo dell’ingegneria dei sensori, ha passato anni a costruire dispositivi elettronici a bassissimo consumo per l’edilizia e i sistemi di climatizzazione, con una decina di brevetti sui MEMS elettrostatici. È stata una conversazione con il presidente del sistema universitario Jeffrey Gold a spostare quella competenza in un altro campo. Da lì è nata la sua startup.
Il suo cerotto è essenzialmente un sensore inerziale industriale ripensato per stare incollato addosso a una persona.
Non è la prima volta che l’idea gira. Nel lontano 2016 raccontammo di Beats Medical, un’app irlandese che usava l’accelerometro dello smartphone per monitorare i sintomi del Parkinson. Dieci anni dopo, il salto è passare dalla misurazione occasionale, quando il paziente si ricorda di camminare col telefono in tasca, al monitoraggio dell’andatura continuo e per settimane.
È la stessa differenza che passa tra una misurazione della pressione dal medico e un holter pressorio delle 24 ore: il primo dà uno scatto, il secondo mostra tutto il percorso.
Il progetto Grasshopper Health in breve
Dispositivo: Axis Patch, cerotto sacrale con accelerometro, autonomia due settimane per ricarica. Team fondatore: Fadi Alsaleem (ingegneria, UNL), Iraklis Pipinos (chirurgia vascolare, UNMC), Sara Myers (biomeccanica, UNO), Lance Stewart (commerciale). Fonte: Nebraska Today, luglio 2026.
Investitori: Nebraska Department of Economic Development e CQuence Health (Omaha) come partner strategico. Malattie target iniziali: Parkinson, Alzheimer, idrocefalo normoteso, arteriopatia periferica. Espansione dichiarata: oltre 20 patologie con associazioni note all’andatura. Fase clinica: reclutamento pazienti con Parkinson e controlli sani in preparazione.
Cosa succede quando l’andatura entra in ambulatorio
La promessa, letta velocemente, è quella dell’anticipo diagnostico. Alzheimer e Parkinson lasciano tracce sull’andatura anni prima che il paziente noti tremori o vuoti di memoria conclamati. Se un cerotto riesce a captarle mentre il proprietario va al supermercato o gira per casa, il neurologo arriva alla prima visita con dati oggettivi che oggi non ha. La diagnosi si sposta indietro di mesi, forse di anni. Per il Parkinson, dove i farmaci a base di levodopa funzionano meglio se cominciati presto, è una differenza che vale.
C’è un dettaglio che vale la pena tenere presente: l’andatura è un segnale rumoroso. Cambia con l’età anche in assenza di malattia. Cambia con il peso, con la stanchezza, con le scarpe, con quanto ha bevuto la sera prima chi cammina.
Distinguere il segnale di una neurodegenerazione iniziale da tutto questo ciarpame biologico è esattamente il lavoro che l’AI dovrebbe fare: Grasshopper sta ancora costruendo quel modello. Il reclutamento dei pazienti serve proprio a insegnargli la differenza tra un anziano sano che cammina un po’ più piano e un anziano che sta scivolando dentro un Parkinson.
Analisi dell’andatura: e dopo cosa facciamo?
Se il cerotto dice a un sessantenne che ha micro-alterazioni compatibili con un Alzheimer preclinico, la domanda che segue è: e adesso? Farmaci efficaci per modificare in anticipo la malattia non ne esistono ancora, e quelli approvati di recente contro le placche amiloidi hanno effetti clinici modesti a fronte di rischi seri.
Vale lo stesso ragionamento che il sistema sanitario si è fatto sui test genetici predittivi: sapere prima ha senso se poi si può fare qualcosa. Sull’Alzheimer, per il momento, quel qualcosa è ancora piccolo. Sul Parkinson e sulla vasculopatia periferica, un po’ di più.
Sulla frequenza delle cadute negli anziani, dove pattern anomali di andatura predicono il rischio, si può fare moltissimo.
A maggio scorso ho raccontato del caschetto a ultrasuoni focalizzati contro il tremore, un dispositivo terapeutico non invasivo per pazienti Parkinson già diagnosticati. Il cerotto di Grasshopper che monitora l’andatura sta all’altra estremità della catena: intercettare la malattia prima che il tremore arrivi. Tra i due estremi resta il tema della causa, dove l’ipotesi virale del Parkinson di cui si è parlato a luglio complica il quadro.
Anticipare la diagnosi conta, ma la partita vera si vince a monte: un oggetto piccolo sulla schiena può accorgersi di quello che noi vediamo ma non guardiamo.
Che poi arrivi in tempo per fare qualcosa, quello dipende dai farmaci più che dai sensori.
Quanto manca al cerotto in farmacia
Direi da 1 a 3 anni per l’ingresso commerciale negli USA (uscita PREVISTA nel 2027), 3-5 anni per una diffusione clinica reale, 5-8 anni per l’arrivo nel Servizio Sanitario Nazionale italiano con rimborso.
In Italia il percorso passa dall’AIFA per la validazione clinica del biomarcatore, poi dalla contrattazione con le regioni. Per primi lo useranno le cliniche specialistiche private e gli studi di neurologi che seguono pazienti a rischio familiare.
Il costo? Plausibilmente sarà quello di un dispositivo accessibile su larga scala, ma le cifre non sono ancora pubbliche.