Mauro Sellitto, 72 anni, ingegnere di Caserta, dice che ha ricominciato a radersi da solo. A usare le posate. A guidare. Cose che il Parkinson gli aveva tolto una alla volta, finché non gli hanno messo in testa un casco con più di mille sorgenti a ultrasuoni dentro uno scanner per risonanza magnetica, e gliele hanno restituite in poche ore. È uno dei primi dieci pazienti trattati al Policlinico Universitario Vanvitelli con gli ultrasuoni focalizzati guidati da risonanza, primo centro del Mezzogiorno a dotarsi della macchina.
La procedura si chiama talamotomia MRgFUS, e il principio è di quelli che sembrano usciti da un film e invece sono fisica da manuale. Centinaia di fasci acustici attraversano il cranio senza fare nulla lungo il percorso, e convergono in un solo punto millimetrico del talamo. Lì, e solo lì, la temperatura sale fino a necrotizzare il pugno di neuroni responsabili del tremore. Nessuna incisione, nessun foro, nessun elettrodo impiantato. Il paziente resta sveglio per tutte le tre o quattro ore, e i medici verificano il risultato in tempo reale: chiedono di disegnare una spirale, e la spirale smette di tremare mentre la disegna.
Cosa hanno ottenuto i medici di Napoli
I numeri del Vanvitelli sono buoni e vanno detti per quello che sono. Dieci pazienti trattati da fine novembre, quattro con Parkinson e sei con tremore essenziale, quest’ultimo una condizione che colpisce circa 400.000 italiani e che fino a ieri non aveva farmaci davvero efficaci. Riduzione del tremore dall’80 al 100% in nove casi su dieci. Nel decimo, la risposta si è fermata al 40-50%: meno della metà, ma il professor Tessitore, che dirige la Neurologia e presiede la Società Italiana di Parkinson, la definisce comunque clinicamente rilevante. L’effetto è immediato e, dicono i dati di follow-up, regge anche a cinque anni di distanza, con la possibilità di una parziale ricomparsa man mano che la malattia procede per conto suo.
C’è una caratteristica della tecnica che vale la pena tenere a mente, perché orienta tutto il resto. L’azione è controlaterale: si bombarda l’emisfero destro per spegnere il tremore a sinistra, e viceversa. Tradotto: in una seduta si tratta un lato del corpo. L’altro, se trema anche lui, resta lì in attesa di una valutazione successiva. È il genere di dettaglio che nei comunicati entusiasti tende a evaporare, e che invece a un paziente con tremore bilaterale interessa parecchio.
La parola “rivoluzionaria” e il calendario
Nei comunicati la tecnologia viene chiamata rivoluzionaria. Lo è stata, in effetti. Lo studio che l’ha consacrata è un trial randomizzato di Jeffrey Elias uscito sul New England Journal of Medicine: hand-tremor sceso da 18,1 a 9,6 punti a tre mesi, miglioramento mantenuto a un anno. Era il 2016. La FDA aveva approvato il sistema per il tremore essenziale quello stesso anno, e per il Parkinson tremore-dominante nel 2018. In Italia Verona e altri centri la usano da anni, e già nel 2018 una signora trattata raccontava al Sole 24 Ore di aver finalmente bevuto un caffè senza versarlo.
Il che non toglie nulla a Napoli, anzi. Ribalta solo il senso della notizia. Quello che è successo al Vanvitelli non è una scoperta: è la prima volta che un paziente di Caserta o Salerno può fare questa procedura senza salire su un treno per il Nord. La Campania diventa l’unica regione del Sud, e una delle poche in Italia, a offrirla. Per chi conosce i numeri della migrazione sanitaria meridionale, una macchina installata a Napoli pesa più di un trial pubblicato a Charlottesville. La testimonianza dello stesso trial Elias, del resto, avvertiva con onestà che i benefici e i rischi misurati in uno studio controllato possono differire da quelli della pratica di routine in contesti clinici diversi. Tipo, appunto, un policlinico al suo decimo paziente.
E poi c’è il filtro a monte, quello di cui si parla meno volentieri.
Tessitore lo dice chiaro: il trattamento è accessibile solo a soggetti selezionati attraverso un rigoroso processo di screening. Non funziona su rigidità, lentezza, problemi di equilibrio e deambulazione, cioè su buona parte di quello che il Parkinson combina oltre al tremore. Funziona benissimo sul tremore, e per chi ha quel tremore lì è una notizia magnifica. Per gli altri, la stimolazione cerebrale profonda con i suoi elettrodi impiantati resta sul tavolo, reversibile dove gli ultrasuoni sono definitivi. Una lesione fatta col calore non si annulla.
Scheda Studio
Pubblicazione: W. Jeffrey Elias et al., “A Randomized Trial of Focused Ultrasound Thalamotomy for Essential Tremor”, pubblicato sul New England Journal of Medicine (2016). DOI: 10.1056/NEJMoa1600159.
Dati chiave: 76 pazienti con tremore essenziale moderato-grave non responsivo ai farmaci, randomizzati 3:1 tra talamotomia a ultrasuoni e procedura placebo. Punteggio del tremore alla mano sceso da 18,1 a 9,6 punti a 3 mesi nel gruppo trattato (contro 16,0 → 15,8 nel placebo), beneficio mantenuto a 12 mesi. Effetti collaterali riportati: disturbi sensoriali e dell’andatura.
Chi tiene il bisturi, adesso
C’è un sottotesto industriale che spiega perché queste macchine arrivano col contagocce. Una sola azienda, la israeliana Insightec, domina di fatto il mercato del sistema (Exablate Neuro), e ogni installazione costa milioni: scanner dedicato, trasduttore con le sue migliaia di sorgenti, software, formazione del team. Il comunicato del Vanvitelli ringrazia i fondi regionali, e fa bene, perché senza quelli la macchina non c’era. È la differenza tra una tecnologia che esiste e una tecnologia che è arrivata fin sotto casa tua. Tra il 2016 di un trial americano e il novembre 2025 di un ingegnere di Caserta che torna a guidare.
Vale lo stesso ragionamento che facevamo parlando degli ultrasuoni focalizzati contro il dolore cronico: la stessa famiglia di onde acustiche, puntata su un bersaglio diverso, fa cose diverse. Spegnere un tremore necrotizzando un nodo, modulare una rete senza distruggerla. E mentre i ricercatori cercano bersagli sempre più mirati per il tremore parkinsoniano, Tessitore lascia cadere una riga che vale la pena rileggere: le evoluzioni recenti starebbero dando benefici anche a pazienti con Parkinson senza tremore, quelli con rigidità e rallentamento. Se confermato, lo spazio clinico si allarga oltre il sintomo che ha reso famosa la tecnica.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: la tecnica è già qui, oggi, per il tremore. Il problema non è il “se”, è il “dove” e “per quanti”.
Ne beneficia da subito chi ha tremore essenziale o Parkinson tremore-dominante resistente ai farmaci, supera lo screening e abita vicino a uno dei pochi centri attrezzati. La diffusione capillare nel Sud dipende da quante altre macchine le regioni decideranno di comprare: una per regione non basta, e ognuna costa quanto un reparto. Per gli altri sintomi del Parkinson, rigidità e bradicinesia, l’allargamento è promettente ma ancora da consolidare nella pratica. Diciamo 1-3 anni perché smetta di essere notizia che un ospedale del Sud ce l’abbia, e diventi normale amministrazione. Sempre che i fondi regionali, da queste parti, abbiano voglia di restare di moda.
Resta da capire una cosa che nessun comunicato chiarisce: il decimo paziente, quello fermo al 40-50%, cosa avrebbe risposto se gli avessero chiesto se rifarebbe tutto. Probabilmente di sì. Mezzo tremore in meno è comunque mezza vita in più, e questo i numeri non lo misurano.