L’economista Peter Schiff ha passato il giorno di Santo Stefano a scrivere quello che molti considerano l’epitaffio del dollaro USA. “Il regno del re dollaro sta per finire,” ha scritto sui social il 26 dicembre, mentre l’oro raggiungeva 4.500 dollari per oncia (123€ circa al grammo), un nuovo massimo storico.
Schiff non è nuovo a previsioni catastrofiche, è vero. Ma questa volta i numeri gli danno ragione in modo quasi imbarazzante. Il dollaro USA ha perso valore in un anno, oro e argento sono schizzati alle stelle. E le banche centrali? Stanno scaricando dollari e accumulando metalli preziosi come se sapessero qualcosa che noi ancora ignoriamo. E magari lo sanno davvero.
Schiff, capo economista e stratega globale presso Euro Pacific Asset Management, non si è limitato a un tweet allarmista. Ha tracciato una linea netta: “L’oro prenderà il trono come principale asset di riserva delle banche centrali. Ciò significa che il dollaro USA crollerà rispetto ad altre valute fiat, e la corsa gratuita dell’America sul treno dei vantaggi globali finirà.”
Un po’ come dire che la festa è finita e qualcuno ha spento la musica. Diamo un’occhiata più approfondita.
Oro e dollaro USA, quando i numeri parlano più forte delle opinioni
L’oro ha superato i 4.500 dollari per oncia (oltre 123€ al grammo, come detto) il 26 dicembre 2025. E non è un picco improvviso: è il culmine di una crescita del 73% nell’ultimo anno. L’argento, nel frattempo, è volato a oltre 77 dollari per oncia (oltre 2 euro al grammo) in crescita del 166% rispetto a dodici mesi fa e del 46% solo nell’ultimo mese. L’indice del dollaro USA, invece, è sceso di oltre il 9% negli ultimi dodici mesi. Tre curve che si incrociano: una sale, una scende, il mondo finanziario cambia direzione.
Il dettaglio interessante non sta nei massimi storici (quelli fanno sempre notizia) ma nella direzione che le banche centrali hanno preso. Negli ultimi tre anni hanno accumulato oltre 1.000 tonnellate metriche di oro all’anno. Più del doppio della media di 400-500 tonnellate del decennio precedente. È speculazione o è strategia?
Le banche centrali hanno già votato
Un sondaggio del World Gold Council pubblicato a giugno 2024 racconta una storia semplice. Il 76% delle banche centrali prevede che le proprie riserve auree aumenteranno nei prossimi cinque anni. Nel frattempo, quasi tre quarti ritengono che le riserve denominate in dollaro USA diminuiranno nello stesso periodo. La tendenza è chiara: meno dollari, più oro.
L’oro rappresenta ora circa il 20% delle riserve delle banche centrali a livello globale. Il dollaro USA rappresenta ancora il 46%, ma il gap si sta restringendo. Un rispondente di una banca centrale nel sondaggio del World Gold Council ha osservato: “Si prevede che le banche centrali continueranno ad acquistare oro mentre cercano modi per ridurre la dipendenza dal dollaro USA. I recenti sviluppi di mercato riguardanti i dazi hanno sollevato domande sullo status di bene rifugio del dollaro “
Traduzione: anche chi gestisce le riserve nazionali comincia a dubitare.
Cosa significa davvero la fine del “Re dollaro”
Il dominio del dollaro USA come principale valuta di riserva mondiale non è solo una questione di tassi di cambio. È un privilegio geopolitico che permette agli Stati Uniti di stampare moneta per finanziare deficit senza pagare il prezzo pieno dell’inflazione, perché il resto del mondo detiene dollari nelle proprie riserve e assorbe parte dello shock.
Schiff chiama questo meccanismo “la corsa gratuita dell’America sul treno dei vantaggi globali.” Se l’oro diventa l’asset di riserva dominante, quel treno rallenta. O si ferma.
Sarebbe, dice, il risultato di tensioni commerciali, dazi, sanzioni finanziarie usate come armi geopolitiche. Ogni volta che gli Stati Uniti congelano asset di un paese o impongono restrizioni tramite il sistema SWIFT (che si basa sul dollaro USA) altre nazioni guardano l’oro e pensano: “Quello nessuno me lo può congelare.”
Perché le banche centrali scelgono l’oro:
- Non può essere sanzionato o congelato da governi stranieri
- Non dipende dalla stabilità politica di un singolo paese
- Ha una storia millenaria come riserva di valore
- Aumenta la diversificazione del portafoglio nazionale
Dollaro USA, il paradosso del bene rifugio che crolla
C’è qualcosa di ironico nel vedere il dollaro USA (tradizionalmente considerato il bene rifugio per eccellenza durante le crisi) perdere terreno mentre l’oro vola. Prima, ogni volta che i mercati tremavano, gli investitori compravano dollari. Ora comprano oro. Il cambio di percezione è sottile ma devastante. Se anche i gestori delle riserve nazionali cominciano a vedere il dollaro USA come un rischio anziché come una protezione, il gioco è finito.
Schiff prevede che il dollaro USA “crollerà rispetto ad altre valute fiat.” Non solo contro l’oro, ma anche contro euro, yen, franco svizzero. Un deprezzamento generalizzato che renderebbe le importazioni più costose per gli americani e ridurrebbe il potere d’acquisto globale della valuta. Un circolo vizioso: meno fiducia, più vendite, valore più basso, ancora meno fiducia.
L’argento, intanto, cavalca l’onda dell’oro con un rally ancora più aggressivo. Il +166% annuo riflette anche la domanda industriale per tecnologie green (pannelli solari, batterie, elettronica) ma il timing suggerisce che gli investitori lo vedono come un proxy più economico dell’oro. Stessa logica, costo d’ingresso più basso.
Dollaro USA, quanto manca al collasso storico?
Schiff parla di “storico collasso economico,” ma non dà una timeline. E d’altra parte, i mercati finanziari non funzionano con appuntamenti in calendario. Il processo è graduale: le banche centrali vendono bond del Tesoro USA, comprano oro, riducono la quota di riserve in dollari. Ogni trimestre un po’ di più. Ogni anno il divario si allarga. Finché un giorno il dollaro USA non è più il re, è solo un principe tra tanti. O peggio.
Il World Gold Council, l’ho scritto, stima che nei prossimi cinque anni il 76% delle banche centrali aumenterà le riserve auree. Se la tendenza continua, entro il 2029 l’oro potrebbe rappresentare il 25-30% delle riserve globali, mentre il dollaro USA scenderebbe sotto il 40%. Non sarebbe ancora un sorpasso, ma sarebbe abbastanza per riscrivere gli equilibri monetari mondiali.
Quando e come ci cambierà la vita
Se il dollaro USA perde il suo status di valuta di riserva dominante, gli effetti si sentiranno entro 3-5 anni: costo delle importazioni in aumento per i consumatori americani, tassi d’interesse più alti per il debito pubblico USA, e una maggiore volatilità nei mercati valutari globali.
Per gli europei, potrebbe significare un euro più forte e maggiore pressione sulle esportazioni verso gli Stati Uniti.
Nel frattempo, l’oro continua a salire. Le banche centrali continuano a comprare. Il dollaro USA continua a scendere. Schiff ha ragione o torto? I numeri, per ora, gli danno ragione. Il resto è solo questione di tempo.
Quarant’anni fa il dollaro USA era l’unica scelta sensata. Oggi è una tra tante. Domani potrebbe non essere nemmeno quella. Il trono è traballante.
L’oro aspetta. E non è l’unico.
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