Novembre in Pennsylvania non è esattamente il momento ideale per fare la storia dell’energia. Fa freddo, il cielo è grigio e, se ti trovi su un piccolo Cessna a cinquemila metri di quota, balli parecchio. Eppure è proprio lì, tra raffiche di vento a 70 nodi che scuotevano la fusoliera come uno shaker, che due mesi fa è successo qualcosa di inedito. Mentre il pilota cercava di tenere dritto l’aereo, un sistema a bordo ha puntato verso terra e ha “sparato” energia. Niente cavi, niente microonde ingombranti. Solo raggi infrarossi.
Non era un test militare segreto, ma la dimostrazione pubblica di Overview Energy, una startup uscita dalla modalità “stealth” giusto in tempo per dirci che forse, e sottolineo forse, abbiamo trovato il modo di portare l’energia dello spazio fin dentro le nostre prese di corrente senza friggere i satelliti per le telecomunicazioni nel processo.
Raggi infrarossi contro la “proprietà fronte mare”
Il problema del solare spaziale è sempre stato un mix di fisica e burocrazia. L’idea di base è antica come la fantascienza: metti dei pannelli dove il sole non tramonta mai (in orbita geostazionaria) e spedisci l’energia giù. Facile a dirsi. Ma come la spedisci?
Fino a ieri, la risposta standard era: microonde, amigo. Il guaio è che le frequenze delle microonde sono quella che Paul Jaffe, ex manager DARPA e ora capo ingegnere di Overview, chiama la “proprietà fronte mare” dello spettro elettromagnetico. È la zona vip. Ci passa il 5G, ci passano i segnali GPS, ci passa mezza economia digitale. Se accendi un raggio a microonde abbastanza potente da illuminare una città, rischi di mandare in tilt le comunicazioni di un intero emisfero. Non proprio il massimo della vita.
La soluzione di Overview è usare i raggi infrarossi. Perché? Perché sono “educati”. Non disturbano le frequenze radio, sono più facili da focalizzare e, dettaglio non da poco, i pannelli solari che abbiamo già sui tetti o nei campi riescono a catturarli senza bisogno di costruire rettenne chilometriche dedicate (come servirebbe per le microonde).
Scheda dello studio
- Azienda: Overview Energy
- Tecnologia: Power beaming via laser (spettro infrarosso)
- Data del test: Novembre 2025
- Piattaforma: Cessna turboprop a 5000m di quota
- Risultato: Trasmissione di potenza a terra (5km di distanza) in condizioni di vento forte (70 nodi)
- TRL: 6 – Dimostrazione della tecnologia in ambiente rilevante
- Fonte: Overview Energy Announcement / IEEE Spectrum
Se la DARPA prende appunti…
C’è un dettaglio in questa storia che mi fa drizzare le antenne più della tecnologia stessa. È il fattore umano. Paul Jaffe non è uno scappato di casa: ha passato trent’anni al Naval Research Laboratory e gestiva programmi alla DARPA. Per capirci: è gente che di solito ha accesso a giocattoli molto costosi e molto riservati.
Jaffe ha sentito il piano di Overview basato sui raggi infrarossi a una conferenza, è tornato a casa e ha detto alla moglie: “Penso che abbiano risolto il problema”. E si è licenziato per unirsi alla startup.
Quando un burocrate della tecnologia di alto livello lascia il posto fisso governativo per una scommessa privata, di solito significa due cose: o è impazzito (cosa sempre possibile, comunque), o ha visto qualcosa che funziona davvero. Il test del Cessna serve a dimostrare proprio questo: che si può mantenere un raggio puntato su un bersaglio a terra anche mentre la sorgente si muove e balla nel vento. Se ci riesci con un aereo sballottato dalle correnti, figurati con un satellite in orbita.
Non è tutto oro quel che luccica (è infrarosso)
Come sempre, ovviamente, predico calma. Vi mostro la meraviglia, ma poi ve la contestualizzo. Dopotutto siamo “Futuro Prossimo”, non “Presente Semplice”. E quindi no, non staccheremo la spina alle centrali a gas domani mattina.
Anche i raggi infrarossi hanno i loro limiti. Il più ovvio? Le nuvole. A differenza delle microonde che passano attraverso quasi tutto, l’infrarosso viene bloccato da una copertura nuvolosa pesante. Per questo Overview dice che il sistema è pensato per integrare, non sostituire. Quando c’è il sole, usi il sole. Quando è nuvoloso, usi altro. Quando è notte ma sereno, il satellite ti spara giù l’energia che ha raccolto nello spazio.
E poi c’è la questione della sicurezza. L’idea di avere gigawatt di potenza che piovono dal cielo sotto forma di laser invisibili fa un po’ paura, ammettiamolo. Overview assicura che la densità di potenza a terra è sicura (paragonabile alla luce solare naturale), ma convincere l’opinione pubblica a farsi “illuminare” da raggi infrarossi spaziali sarà un’impresa di marketing non da poco. Nel caso mi offro, qui parla il pubblicitario.
Approfondisci
Il solare spaziale è in fermento. Leggi come il Caltech ha già dimostrato che si può inviare energia via onde radio dallo spazio. Oppure scopri i piani della Cina per una gigantesca centrale orbitale, o i primi test terrestri di trasmissione laser a corto raggio.
Energia dal cielo con i raggi infrarossi, il 2030 è dietro l’angolo
La tabella di marcia di Overview è aggressiva quanto quel Cessna nel vento. Vogliono un dimostratore in orbita bassa a breve e satelliti operativi in orbita geostazionaria entro il 2030. Cinque anni. In termini aerospaziali, è praticamente domani pomeriggio. Se ci riescono, l’impatto sarà enorme. Immaginate di poter portare energia in una zona disastrata o in un campo profughi semplicemente puntando un satellite e dicendo “luce”: un po’ come oggi fanno i satelliti di Musk quando c’è da fornire connettività in zone non coperte dalla rete internet.
I raggi infrarossi permetterebbero di usare l’infrastruttura esistente. Niente nuove reti, niente nuovi cavi transoceanici. Solo il cielo che diventa, letteralmente, una presa di corrente. Certo, resta il problema dei costi di lancio (che però stanno crollando proprio grazie a SpaceX e compagnia) e la gestione dei detriti spaziali (che invece sta peggiorando).
Quando e come ci cambierà la vita
Se questa tecnologia supera la “valle della morte” delle startup, potremmo vedere le prime applicazioni commerciali nei primi anni ’30. Non sostituirà la rete elettrica, ma potrebbe rendere obsoleti i generatori diesel d’emergenza e portare energia dove oggi non arriva neanche un filo di rame.
Alla fine, resta quella sensazione strana. Quella di guardare un piccolo aereo che lotta contro il vento in Pennsylvania e vedere in filigrana il futuro dell’energia globale. Magari non funzionerà. Magari i costi saranno proibitivi o le nuvole vinceranno la partita.
Per la prima volta, l’idea di accendere una lampadina grazie a raggi infrarossi sparati da 36.000 chilometri di altezza non sembra più la trama di un vecchio libro, ma un piano aziendale.