La salute respiratoria si protegge a tavola. Mangiare almeno quattro porzioni di frutta al giorno riduce del 26% i danni causati dall’inquinamento atmosferico sui polmoni.
Lo dimostra uno studio dell’Università di Leicester presentato al Congresso della European Respiratory Society, che ha analizzato centinaia di migliaia di persone. I ricercatori hanno confrontato dieta e funzionalità polmonare in relazione all’esposizione al PM2.5. Risultato: antiossidanti e composti antinfiammatori della frutta mitigano in modo evidente lo stress ossidativo causato dalle polveri sottili. Il beneficio è più evidente nelle donne, probabilmente perché consumano più frutta degli uomini. Vitamina C, polifenoli, flavonoidi agiscono come scudo contro le particelle tossiche. Quattro porzioni. Ogni giorno.
200mila spirometrie per una scoperta
Pimpika Kaewsri, dottoranda presso il Centre for Environmental Health and Sustainability dell’Università di Leicester, ha coordinato la ricerca più estesa mai condotta sul rapporto tra dieta e salute respiratoria in ambienti inquinati. I dati provengono dalla UK Biobank, il database britannico che monitora abitudini e parametri sanitari di centinaia di migliaia di persone.
L’obiettivo era verificare se specifici gruppi alimentari potessero modificare gli effetti nocivi delle polveri sottili sulla funzionalità polmonare. Le PM2.5 (particolato fine con diametro inferiore a 2,5 micrometri) penetrano profondamente nei polmoni, entrano nel flusso sanguigno e raggiungono perfino il cervello. Oltre il 90% della popolazione mondiale respira aria con concentrazioni superiori ai limiti raccomandati dall’OMS.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Università di Leicester, Centre for Environmental Health and Sustainability
- Ricercatori principali: Pimpika Kaewsri (autrice principale)
- Anno pubblicazione: 2025
- Link: European Respiratory Society Congress, Amsterdam (settembre 2025)
- Campione: ~200.000 partecipanti UK Biobank
- TRL: 3 – Validazione proof of concept su larga scala
Il numero che fa la differenza
Per ogni aumento di 5 microgrammi per metro cubo di PM2.5, il FEV1 (volume di aria espulsa in un secondo durante la spirometria) diminuisce di 78,1 millilitri nelle persone con basso consumo di frutta. Ma solo di 57,5 millilitri in quelle con alto consumo. Differenza: quasi insignificante 26%.
È come se la frutta installasse un filtro biologico che l’aria condizionata non ha. Gli antiossidanti neutralizzano i radicali liberi generati dalle polveri sottili. I polifenoli smorzano l’infiammazione cronica dei tessuti polmonari. La vitamina C ripara i danni cellulari. Meccanismi noti da tempo, ma mai misurati su questa scala in relazione all’inquinamento urbano.
Quattro porzioni
Il dato più concreto dello studio è la soglia: almeno quattro porzioni di frutta al giorno. Non è una raccomandazione generica. È il punto in cui l’effetto protettivo diventa statisticamente rilevante nei dati della UK Biobank. Mele, banane, agrumi, frutti di bosco: la varietà conta meno della costanza.
Le donne dello studio, come detto, mostravano una protezione più marcata. Motivo probabile: consumo medio più alto. Gli uomini coinvolti riferivano intake inferiori, e l’effetto protettivo risultava meno evidente. Questo suggerisce che il beneficio sia dose-dipendente: più frutta, più difesa. Fino a un certo punto, almeno.
Sara De Matteis, presidente del gruppo di esperti in salute ambientale dell’European Respiratory Society e docente all’Università di Torino, ha commentato i risultati sottolineando che l’accesso a un’alimentazione sana non è garantito a tutti. Le disuguaglianze socioeconomiche restano un fattore critico. Promuovere il consumo di frutta sin dalla scuola primaria potrebbe avere impatti sulla salute respiratoria delle generazioni future.
E le politiche ambientali?
La frutta non pulisce l’aria. Non riduce le emissioni. Non chiude le fabbriche inquinanti. Kaewsri è stata chiara: questo studio non esime i governi dall’intraprendere azioni per ridurre i livelli di inquinamento atmosferico. Le PM2.5 restano pericolose anche a basse concentrazioni.
Ma mentre le politiche ambientali richiedono anni (quando va bene), la frutta è disponibile oggi. Al mercato, al supermercato, in qualsiasi città. Un’azione individuale che non risolve il problema alla radice, ma riduce il danno personale. È una cintura di sicurezza: non elimina gli incidenti, ma mitiga le conseguenze.
Gli studi precedenti avevano già collegato dieta e funzione polmonare nei bambini, evidenziando come l’inquinamento danneggi la memoria e l’apprendimento. La ricerca di Leicester aggiunge un tassello: non solo previene i danni cognitivi, ma protegge anche la capacità respiratoria degli adulti.
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La salute respiratoria è sotto attacco in quasi tutte le aree urbane del pianeta. Lo studio di Leicester offre una strategia accessibile, misurabile, replicabile. Quattro porzioni di frutta. Ogni giorno. Non è la soluzione definitiva. Ma funziona. E costa meno di un filtro HEPA.