Il trapianto di polmoni è diventato possibile anche quando i polmoni non ci sono più. Per ben 48 ore.
A maggio 2023, un uomo di 33 anni arriva a Chicago in condizioni disperate: influenza degenerata in polmonite necrotizzante, organi in collasso, cuore che si ferma. L’équipe del Northwestern Medicine si trova davanti a un dilemma chirurgico che non ha precedenti: i polmoni sono letteralmente liquefatti dall’infezione, mantenerli significa morte certa, rimuoverli dovrebbe significare lo stesso. Ma Ankit Bharat, chirurgo toracico, appronta un sistema che nessuno aveva mai provato su un essere umano: un polmone artificiale totale (TAL) capace di sostenere la circolazione sanguigna senza organi respiratori.
Rimuove entrambi i polmoni. Il paziente migliora, e dopo 48 ore riceve il trapianto. Oggi, a distanza di due anni, il paziente è vivo e ha una vita regolare: la rivista Med ha appena reso noto il caso che farà discutere il mondo scientifico.
Quando i polmoni diventano il problema
Il paziente del Missouri è arrivato in elisoccorso collegato a un sistema ECMO, la macchina che ossigena il sangue quando cuore e polmoni cedono. Quella che era iniziata come influenza si è trasformata in polmonite necrotizzante: i tessuti respiratori si sono dissolti, il pus ha riempito il torace, e l’infezione era resistente a qualsiasi antibiotico. Durante il ricovero il cuore si è fermato, poi ripartito.
La strategia standard per chi ha sindrome da distress respiratorio acuto (ARDS) è il supporto vitale prolungato: tieni il paziente attaccato alle macchine, aspetti che i polmoni guariscano. Ma in questo particolare caso i polmoni sono l’infezione, non la vittima. Continuare significa guardare il corpo collassare organo dopo organo.
Il sistema che non doveva funzionare
Bharat ha progettato il Total Artificial Lung (TAL) per fare quello che nessun dispositivo prima aveva fatto: non solo ossigenare il sangue, ma mantenere stabile il flusso circolatorio dopo una doppia rimozione dei polmoni. Il problema è anatomico: senza polmoni, il cuore perde il sistema vascolare che bilancia la pressione tra ventricolo destro e sinistro: e il collasso è praticamente garantito.
Il TAL risolve con due canali di drenaggio del sangue venoso e un sistema di supporto temporaneo per tenere il cuore in posizione. In pratica: due protesi mammarie riempite di soluzione salina si posizionano nella sede dei polmoni. La stessa tecnica della chirurgia ricostruttiva, applicata a un torace vuoto.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: Northwestern University Feinberg School of Medicine, Northwestern Memorial Hospital
- Ricercatore principale: Dr. Ankit Bharat, chirurgo toracico e direttore esecutivo del Northwestern Medicine Canning Thoracic Institute
- Rivista: Med (Cell Press)
- Data pubblicazione: 29 gennaio 2026
- TRL (Technology Readiness Level): 7 – Sistema operativo dimostrato in ambiente reale, richiede ulteriore validazione per standardizzazione
48 ore senza respirare
L’intervento è durato 12 ore. Quando i polmoni sono stati rimossi, il corpo ha iniziato a migliorare. “Il giorno dopo l’infezione era sparita”, dice Bharat. Pressione sanguigna stabile senza farmaci, funzione renale ripristinata, cuore che lavora normalmente. Il paziente è vivo, collegato a un sistema esterno che respira per lui. E aspetta.
Dopo 48 ore arrivano gli organi di un donatore compatibile. Il trapianto di polmoni riesce. Più di due anni dopo, l’uomo ha ripreso la sua vita con funzione polmonare completa. Nessun segno di rigetto.
Quando il trapianto di polmoni diventa l’unica via
L’équipe ha condotto analisi molecolari sui polmoni rimossi usando sequenziamento RNA a singola cellula e approcci trascrittomici spaziali. I risultati sono chiari: cicatrizzazione estesa, danno immunitario irreversibile, struttura polmonare completamente compromessa. Le cellule necessarie per la riparazione tissutale erano quasi assenti, sostituite da tessuto fibrotico. Dati simili a quelli di malattie polmonari terminali come la fibrosi idiopatica.
“Convenzionalmente, il trapianto di polmoni è riservato a condizioni croniche come fibrosi cistica o malattia polmonare interstiziale”, spiega Bharat. “Si pensa che con ARDS grave basti supportare il paziente e i polmoni guariscano. I nostri dati mostrano che in alcuni casi non è così.”
Il TAL non è standardizzato. Richiede centri specializzati, équipe multidisciplinari 24 ore su 24, competenze in trapianti e supporto extracorporeo: ma i principi descritti nello studio potrebbero accelerare lo sviluppo di dispositivi più accessibili.
Quando diventerà un’opzione praticabile per più pazienti? E quanto tempo ancora dovranno aspettare quelli che, secondo Bharat, “muoiono ogni settimana perché nessuno ha pensato che il trapianto di polmoni fosse possibile”?
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