Il documento si chiama “Special Research for Artichoke”: si tratta di appena 7 pagine, declassificate nel 1982 e riesumate dalla reading room della CIA solo l’anno scorso. In quelle pagine c’è scritto chiaramente che gli Stati Uniti stavano sviluppando sostanze chimiche capaci di alterare il comportamento umano su larga scala, da veicolare tramite cibo, bevande, sigarette, e persino trattamenti medici di routine. Il controllo mentale di massa, in altri termini, lungi dall’essere un’ipotesi remota era una opzione sul tavolo degli obiettivi di politica di sicurezza nazionale.
Il documento è tornato a circolare sui social nelle ultime settimane, lasciando molti a chiedersi come sia possibile che non se ne parli di più. La risposta, in parte, è semplice: se ne sa da decenni. La Church Commission americana lo rese pubblico già nel 1975. Eppure ogni volta che riemerge, la reazione è la stessa, come se fosse la prima volta. Come certi segreti di famiglia che tutti conoscono e nessuno nomina a tavola (uno a caso).
Da Bluebird ad Artichoke, passando per MKUltra
Il Project Artichoke (certo che chiamare un progetto “Carciofo” confonde ancora di più le idee) non nasce dal nulla. È il secondo atto di un programma iniziato nel 1950 con il nome in codice Project Bluebird, gestito dall’Office of Scientific Intelligence della CIA. Quando i risultati iniziali arrivano, il programma viene espanso e ribattezzato Artichoke, il 20 agosto 1951. Un memo del 1952 poneva la domanda: “Possiamo controllare un individuo al punto da fargli fare la nostra volontà contro la sua, anche contro l’istinto di autoconservazione?”.
Un anno dopo, nel 1953, diventa MKUltra, il nome che chiunque abbia visto un documentario su Netflix conosce almeno di striscio.
Quello che MKUltra ha oscurato, però, è la portata di Artichoke. I ricercatori che si occupano di storia dell’intelligence lo ripetono da anni: il clamore attorno a MKUltra ha finito per ridurre l’attenzione su un programma ancora più ampio, che includeva obiettivi esplicitamente orientati al controllo mentale collettivo, su intere popolazioni, e non semplicemente su singoli soggetti in laboratorio.
Droghe nel cibo, nelle sigarette e altrove
Il documento “Special Research for Artichoke” descrive due categorie di sostanze. La prima produce effetti immediati: sieri della verità, composti capaci di abbattere le resistenze psicologiche di un individuo in interrogatorio. La seconda è più inquietante: sostanze da somministrare nel tempo, in modo invisibile, attraverso canali quotidiani. Il testo cita esplicitamente la possibilità di inserirle in alimenti, bevande alcoliche, sigarette, e in “trattamenti medici standard come iniezioni”.
Cosa prevedeva il programma:
- Obiettivo primario: verificare se un individuo potesse essere indotto involontariamente a compiere un atto di tentato omicidio su un funzionario pubblico
- Obiettivo collaterale: sviluppare sostanze per alterare stati mentali su scala di popolazione
- Vettori previsti: cibo, alcol, sigarette, iniezioni mediche
- Motivazione dichiarata: risposta al timore che URSS e paesi satellite stessero sviluppando tecniche simili
Buona parte dei file originali non esiste più: furono distrutti negli anni ’70, circa vent’anni dopo la stesura dei piani. Quelli sopravvissuti bastano però a chiarire la logica che stava dietro al programma. Il controllo mentale era concepito come misura difensiva: se il nemico lo fa, dobbiamo farlo anche noi. Argomento familiare, in ogni epoca. Per questo, per dire, abbandonare i trattati Start non mi suona una buona idea.
Quello che rimane
Il National Security Archive ha pubblicato a dicembre 2025 un blocco di oltre 1.200 documenti su MKUltra e i programmi correlati, incluso Artichoke, e mi scuserete l’articolo più che “freddo” sul tema, ma è un po’ che li sbircio e ho deciso solo ora di smettere. È materiale disponibile, consultabile, indicizzato. La raccolta esiste, è stata annunciata con un comunicato, ha generato qualche articolo specializzato, poi è tornata nel silenzio. Il ciclo è sempre lo stesso, lo stiamo vedendo anche oggi ai “tempi di Epstein”: rivelazione, indignazione, dimenticanza.
Vale la pena ricordare che la CIA non è l’unica ad aver esplorato questi territori. Né l’America è l’unico paese con archivi imbarazzanti riguardo ad esperimenti condotti su cittadini ignari. Quello che distingue il caso Artichoke è la scala dell’ambizione: non un esperimento su prigionieri in isolamento, ma un piano pensato per intere popolazioni, attraverso la vita quotidiana. Il caffè del mattino, la puntura dal medico di base, l’amaro preso al bar. Forse è questa la misura dell’incredulità: una cosa del genere è semplicemente tanto paradossale che il cervello non la accoglie, la relega alle teorie della cospirazione.
La cosa disturbante è che qualcuno abbia messo per iscritto una cosa del genere con tale cura burocratica, come se drogare milioni di persone fosse una questione di gestione ordinaria. I documenti lo confermano. La domanda su quanto sia rimasto solo sulla carta, per ora, non ha risposta.
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