Una pellicola sottile di nylon piezoelettrico produce elettricità ogni volta che viene compressa, piegata o calpestata, e resiste anche al peso di un’auto che le passa sopra più volte. I ricercatori della RMIT University di Melbourne ci sono riusciti allineando le molecole del nylon-11 con vibrazioni sonore ad alta frequenza e un campo elettrico durante la solidificazione: il risultato è un generatore flessibile, economico e praticamente indistruttibile.
Lo studio, pubblicato su Nature Communications, apre scenari concreti per sensori stradali autoalimentati, wearable e superfici intelligenti.
Schiacciare per credere
Il principio è vecchio quanto il quarzo negli accendigas: certi materiali generano una carica elettrica quando li comprimi. Si chiama piezoelettricità, dal greco piezein (premere), e la usiamo già negli iniettori delle auto, nei sensori di parcheggio e nei sistemi airbag. Il problema è che le plastiche capaci di farlo (in gergo: polimeri piezoelettrici) tendono a essere fragili. Un po’ come quei colleghi brillantissimi che però al primo imprevisto si sgretolano.
Il team australiano guidato da Leslie Yeo e Amgad Rezk ha preso il nylon-11, una plastica industriale robusta ma con proprietà piezoelettriche quasi nulle, e l’ha convinta a cambiare mestiere. Come? Bombardandola con onde sonore ad altissima frequenza mentre un campo elettrico ne guidava la solidificazione. Le molecole si sono allineate in una struttura ordinata, e il nylon piezoelettrico ha cominciato a generare corrente ogni volta che qualcuno lo piegava, lo schiacciava o lo toccava.
Scheda dello Studio
- Ente di ricerca: RMIT University, Melbourne (Australia)
- Ricercatori principali: Komljenovic, Ehrnst, Sherrell, Rezk, Yeo
- Anno pubblicazione: 2026
- Rivista: Nature Communications
- DOI: 10.1038/s41467-025-66389-1
- TRL (Technology Readiness Level): 3-4 — Proof of concept validato in laboratorio, primi test in condizioni realistiche

Il nylon piezoelettrico sotto le ruote
Il dettaglio che rende la cosa interessante è il test. Robert Komljenovic, dottorando e primo autore dello studio, ha preso la pellicola di nylon piezoelettrico, l’ha fissata su una piastra di alluminio e ci ha fatto passare sopra un’auto. Più volte. Il dispositivo ha continuato a generare energia come se la compressione fosse un complimento e non un tentativo di distruzione. La puoi piegare, stirare, investire: continua a funzionare.
La resistenza meccanica è il punto chiave. Fino a oggi le plastiche piezoelettriche avevano un difetto imbarazzante: producevano energia dal movimento, sì, ma si rompevano in fretta. Il nylon piezoelettrico del team RMIT risolve un problema che durava da decenni, e lo fa con un materiale che costa poco e si produce su scala industriale.
Strade, sensori e scarpe
Le applicazioni immediate? Sensori per il monitoraggio del traffico autoalimentati (niente batterie, niente manutenzione), wearable che si caricano col movimento del corpo, superfici intelligenti che trasformano i passi in dati. Yeo parla di “dispositivi di nuova generazione che devono sopravvivere a stress reali”: tecnologia indossabile, sensori industriali, pavimenti smart. Rezk aggiunge elettronica flessibile e attrezzature sportive alla lista, e il team cerca già partner industriali per scalare la produzione.
Insomma: il nylon piezoelettrico non è ancora nelle nostre strade. Siamo a TRL 3-4, il che significa laboratorio avanzato con test in condizioni realistiche. Ma il fatto che il materiale sia già industriale, economico e (soprattutto) indistruttibile accorcia parecchio la distanza tra il paper scientifico e l’asfalto vero.
Nylon piezoelettrico: il passo successivo è scalare
Pellicole più grandi, integrazioni con infrastrutture esistenti, partnership con chi costruisce strade e sensori.
C’è qualcosa di poetico in un materiale che trasforma il peso in energia. La pressione che di solito distrugge, qui genera. Resta da capire se il mondo è pronto a calpestare il futuro per farlo funzionare. O se, come al solito, preferirà aspettare che qualcun altro ci passi sopra per primo.
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