Da metà gennaio 2026 a Ferney-Voltaire, cittadina francese a due chilometri dal confine svizzero, qualcuno apre il rubinetto dell’acqua calda e si scalda con il calore recuperato dall’acceleratore di particelle più grande del mondo. Esatto: il Large Hadron Collider del CERN ha smesso di disperdere nell’atmosfera migliaia di megawatt termici e ha iniziato a riscaldare case. Avevano una centrale termica da 27 chilometri sotto i piedi e qualcuno ha finalmente deciso di usarla.
Il sistema funziona così: al Point 8, uno degli otto punti in cui l’acceleratore di particelle emerge in superficie, ci sono i sistemi criogenici che mantengono i magneti superconduttori a temperature prossime allo zero assoluto. Per raffreddarli serve acqua, tanta. L’acqua circola, assorbe calore, si scalda fino a 30°C.
Di solito quella stessa acqua passa per una torre di raffreddamento, rilascia il calore recuperato nell’aria, e torna in circolo fredda. Uno spreco termodinamico. Per fortuna la musica è cambiata.
Due scambiatori da 5 megawatt
Ora l’acqua calda passa attraverso due scambiatori di calore recuperato da 5 megawatt ciascuno. Gli scambiatori, spiega Nicolas Bellegarde, coordinatore energetico del CERN, trasferiscono l’energia termica a una rete di teleriscaldamento che serve un nuovo quartiere residenziale e commerciale di Ferney-Voltaire, inaugurato il 12 dicembre scorso: la rete può fornire l’equivalente di diverse migliaia di abitazioni.

Attualmente Ferney-Voltaire preleva fino a 5 MW dal CERN, ma con due scambiatori installati la capacità teorica può raddoppiare a 10 MW quando gli acceleratori sono pienamente operativi. C’è però un dettaglio: nell’estate 2026 il Large Hadron Collider si fermerà per il Long Shutdown 3, una pausa di manutenzione e upgrade che durerà anni. Durante questo periodo la fornitura scenderà tra 1 e 5 MW, con l’eccezione di cinque mesi totali distribuiti nel tempo in cui il sistema sarà completamente offline.
Numeri del sistema
- Capacità installata: 2 scambiatori da 5 MW ciascuno (10 MW totali teorici)
- Fornitura attuale: 1-5 MW a Ferney-Voltaire
- Abitazioni servite: Equivalente di diverse migliaia di case
- Temperatura acqua calda: Fino a 30°C in uscita dal circuito di raffreddamento
- Emissioni evitate: Migliaia di tonnellate di CO₂ annue (evitando fonti tradizionali come gas)
- Operativo dal: Metà gennaio 2026
Il calore che nessuno voleva
La cosa buffa è che questo calore recuperato era sempre stato lì, disperso nell’aria come un effetto collaterale inevitabile della fisica delle particelle. Serviva a raffreddare magneti superconduttori, si produceva acqua calda, e quella stessa acqua veniva raffreddata per tornare in circolo. Nessuno ci faceva niente.
Spreco? Tecnicamente sì, ma fino a poco tempo fa recuperare quel calore non era prioritario né economicamente interessante.
Poi qualcuno al CERN ha guardato la mappa e si è accorto che Ferney-Voltaire stava costruendo un nuovo quartiere a due passi dal Point 8. E che quel quartiere aveva bisogno di riscaldamento. Coincidenza fortunata, o forse semplicemente buon senso applicato con qualche anno di ritardo. Il progetto è partito anni fa: accordo firmato nel 2019, lavori avviati durante il secondo long shutdown dell’LHC, rete inaugurata a dicembre 2025, sistema operativo a metà gennaio 2026.
Strategia energetica del CERN
Il recupero termico al Point 8 è solo l’inizio. Il CERN ha una strategia energetica certificata ISO 50001 che punta su tre assi: ridurre i consumi, migliorare l’efficienza, recuperare energia dove possibile. Altri progetti sono già in cantiere. Il data center di Prévessin, inaugurato nel 2024, avrà un sistema di calore recuperato operativo dall’inverno 2026-2027 che scalderà la maggior parte degli edifici del sito. Anche il Point 1 sarà collegato a un sistema di recupero per fornire energia termica agli edifici del sito di Meyrin.
Insieme, questi progetti faranno risparmiare tra 25 e 30 gigawattora all’anno dal 2027 in poi. Non è poco. Per dare un’idea, 30 GWh sono circa il consumo elettrico annuo di 10.000 abitazioni europee medie. Non risolve la crisi energetica, ma è un passo concreto verso una gestione più intelligente delle risorse.
Quando e come ci cambierà la vita
Il modello CERN-Ferney-Voltaire potrebbe estendersi ad altri grandi impianti scientifici e industriali entro 3-5 anni. Data center, impianti criogenici, stabilimenti chimici: tutti producono calore recuperato di scarto che oggi viene disperso. Con normative più stringenti su efficienza energetica e emissioni, il recupero termico potrebbe diventare standard, riducendo i costi di riscaldamento del 20-40% nelle aree servite da reti di teleriscaldamento.
Approfondisci
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Il Large Hadron Collider continua a fare il suo lavoro: cercare particelle, misurare forze fondamentali, capire come funziona l’universo. Ma ora scalda anche case.
Ebbene si: la fisica teorica ha deciso di pagarsi l’affitto. Applausi!