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Scoperte

Sorpresa, la cometa di Halley ha il nome sbagliato da 300 anni

Nel 1066 un monaco di 86 anni riconobbe la cometa di Halley vista da giovane. Sei secoli prima che Halley calcolasse l'orbita scientificamente.

Sorpresa, la cometa di Halley ha il nome sbagliato da 300 anni

Colpo di scena: la cometa di Halley potrebbe portare il nome sbagliato. Sei secoli prima che Edmond Halley calcolasse matematicamente la sua orbita, un monaco benedettino inglese aveva già capito che si trattava dello stesso oggetto celeste osservato a distanza di decenni. Eilmer di Malmesbury vide la cometa nel 989 da giovane, e di nuovo nel 1066 ormai anziano. La seconda volta, secondo il cronista Guglielmo di Malmesbury, la riconobbe.

Per questo lo studio di Simon Portegies Zwart e Martin Lewis, pubblicato nel volume Dorestad and Everything After, suggerisce che l’attribuzione esclusiva ad Halley meriti almeno una riflessione storica. Non è questione di togliere meriti all’astronomo del XVIII secolo, che formalizzò scientificamente la periodicità, ma di ricordare chi ci arrivò prima, con uno strumento molto più semplice: la memoria.

Settantasette anni di distanza

Eilmer doveva avere circa sei anni nel 989, quando vide la cometa di Halley per la prima volta. Un bambino che osserva il cielo sopra l’Inghilterra medievale, in un’epoca in cui le comete erano considerate presagi di sciagure. Nel 1066, ormai anziano, la rivide. E stavolta riconobbe il pattern. Lo racconta Guglielmo di Malmesbury, storico del XII secolo considerato tra le voci più autorevoli della storiografia medievale inglese. Secondo il suo resoconto, Eilmer identificò l’astro come lo stesso osservato in gioventù.

Un’intuizione straordinaria per l’epoca. Richiede memoria personale, capacità di confronto temporale, e una lucidità che attraversa decenni. Nel Medioevo, raro. In qualsiasi epoca, notevole.

I numeri della cometa di Halley:

  • Periodo orbitale medio: 76 anni (varia da 74 a 79 anni per effetti gravitazionali)
  • Osservazione di Eilmer: 989 e 1066 (intervallo 77 anni)
  • Calcolo di Halley: 1705 (conferma nel 1758, postumo)
  • Prossimo passaggio: 2061

Quello che Halley formalizzò

Edmond Halley rimane una figura centrale nella storia dell’astronomia. All’inizio del XVIII secolo dimostrò che le comete osservate nel 1531, 1607 e 1682 erano lo stesso corpo celeste. Usò le leggi di Newton, calcoli precisi, previsioni verificabili. Predisse il suo ritorno per il 1758. Morì nel 1742, ma aveva ragione: la cometa tornò puntuale. Quella scoperta trasformò le comete da presagi imprevedibili a oggetti governati dalla meccanica celeste.

La differenza con Eilmer è metodologica, non concettuale. Halley aveva matematica e telescopi. Eilmer aveva solo occhi e memoria. Ma l’intuizione di fondo, quella che conta, era la stessa: è lo stesso oggetto che ritorna.

L’arazzo e il presagio

Nel 1066 la cometa di Halley fu osservata per oltre due mesi in Cina, dove le cronache astronomiche imperiali ne registrarono posizione e luminosità. Raggiunse il massimo splendore il 22 aprile, ma nei cieli dell’Europa nordoccidentale divenne visibile solo dal 24 aprile. La sua apparizione è immortalata nell’Arazzo di Bayeux, che racconta la conquista normanna dell’Inghilterra. L’astro è rappresentato come segno inquietante, osservato con timore.

La cometa apparve durante il regno brevissimo di Aroldo II d’Inghilterra, concluso con la battaglia di Hastings nell’ottobre dello stesso anno. I fenomeni celesti, nel Medioevo, ripeto, erano sempre interpretati come annunci: guerre, carestie, epidemie, morte dei sovrani. Anche Eilmer, probabilmente, lesse la cometa come presagio. Ma aggiunse qualcosa che mancava agli altri: l’ho già vista.

Cometa di Halley
La più antica raffigurazione conosciuta della cometa di Halley sull’arazzo di Bayeux. 

Perché conta adesso

Simon Portegies Zwart, astrofisico dell’Università di Leida, sottolinea che l’osservazione di Eilmer rappresenta un esempio precoce di pensiero astronomico basato sull’esperienza diretta. Non toglie nulla a Halley, ma aggiunge un capitolo alla storia. «Lavorare a un progetto così interdisciplinare è stato estremamente divertente», afferma Portegies Zwart. «Mettere insieme astronomia, storia e filologia apre nuove prospettive».

La ricerca, condotta insieme allo storico Martin Lewis del British Museum, suggerisce che altri fenomeni celesti periodici potrebbero essere stati riconosciuti ben prima dell’era moderna.

Approfondisci

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La cometa di Halley tornerà nel 2061. Quando riapparirà, porterà con sé non solo la memoria di Edmond Halley, ma forse anche quella di un monaco medievale che per primo ne riconobbe il ritorno. Senza formule. Solo guardando.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn