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Spazio

Euclid trova un oggetto nel Sistema Solare con un’orbita di 345.000 anni

Euclid, nato per studiare le galassie, ha notato una cometa in 16 scatti: il suo giro intorno al Sole dura circa 345.000 anni.

Nucleo luminoso circondato da una nube sfumata di polvere nella composizione di 8 immagini di Euclid
Foto: ESA/Euclid/Euclid Consortium/NASA, M. Pöntinen et al. (CC BY-SA 3.0 IGO)

Come può un telescopio costruito per mappare galassie a 10 miliardi di anni luce scoprire una cometa DENTRO il Sistema Solare? Per caso, come racconta l’ESA. La cometa Euclid, nome ufficiale C/2026 S1 (Euclid), è comparsa come una scia nelle immagini scattate tra il 16 e il 24 settembre 2026 ed è stata segnalata dal software di Mikko Pöntinen, dottorando dell’Università di Helsinki.

L’8 ottobre scorso, il Minor Planet Center (l’ufficio che assegna nomi e orbite ai corpi minori) l’ha confermata come cometa nuova. E ha confermato quanto poco sappiamo ancora perfino del nostro stesso “quartiere” cosmico.

Come una scia in 16 immagini ha rivelato la cometa Euclid

Il telescopio Euclid, lanciato nel 2023, punta un pezzo di cielo, lo fotografa e passa al successivo. Stelle e galassie restano ferme, mentre un oggetto vicino lascia una striscia. Succede lo stesso in una foto notturna scattata con il cavalletto: le stelle sono puntini e un aereo disegna una riga.

Nel campo chiamato Euclid Deep Field North la riga compariva in 5 serie di inquadrature, per 16 esposizioni in tutto. Pöntinen ha previsto dove cercarla e l’ha ritrovata in quelle immagini. Intorno al puntino c’era una nube sfumata, il segno di una cometa che perde polvere e gas, e nei cataloghi di comete e asteroidi noti non figurava nulla di simile.

Dove si trova adesso, e fin dove arriva

Oggi la cometa dista circa 1,3 miliardi di km dalla Terra, pari a circa 8,7 unità astronomiche (1 unità astronomica è la distanza tra Terra e Sole). È la distanza che separa il Sole da un punto tra le orbite di Giove e Saturno. Il percorso è quasi perpendicolare a quello dei pianeti, e dal Sole la cometa risulta “sopra” il Sistema Solare, ben fuori dal piano dove girano tutti gli altri.

Nel punto più lontano l’orbita la porta, secondo i calcoli riportati da IFLScience, a 9.786 unità astronomiche dal Sole, circa 1.500 miliardi di km. Dividendo i due valori viene fuori una distanza circa 1.100 volte quella di oggi.

La luce impiegherebbe quasi 2 mesi a coprirla.

Quanto è affidabile il giro da 345.000 anni?

Il valore è provvisorio e l’ESA lo dice chiaramente. Il periodo orbitale, cioè il tempo di un giro intorno al Sole, verrà corretto quando arriveranno altri dati. Le riprese di Euclid coprono 8 giorni su un giro che ne dura circa 126 milioni, 1 su circa 16 milioni. Il telescopio non può tornare a guardare, perché visita ogni zona di cielo una volta sola. Il resto lo fanno le misure degli astronomi da Terra, allertati dalla segnalazione al Minor Planet Center.

Orbite così lunghe appartengono di solito a comete della nube di Oort, la riserva di ghiaccio ai margini del Sistema Solare. A settembre avevamo raccontato la spirale nascosta in quella nube.

Serve alla missione Comet Interceptor?

La risposta è no. Secondo Valeria Pettorino, responsabile scientifica di Euclid, questa cometa non è un candidato adatto a Comet Interceptor, la futura missione dell’ESA pensata per avvicinare una cometa. Bruno Altieri, scienziato dell’archivio di Euclid e parte del gruppo di scoperta, parla di una felice coincidenza. Le comete che Euclid può scovare sono pochissime e dipendono da come la loro orbita si incrocia con la scansione di quei giorni.

Il valore sta nella procedura: tra le prime immagini e la conferma sono passati 22 giorni. Per Pettorino scoperta e allerta sono una prova generale del lavoro che le due missioni faranno insieme.

A ottobre 2025 avevamo raccontato l’acqua trovata su 3I/ATLAS, la chiacchieratissima cometa interstellare, quindi nata intorno a un’altra stella. La cometa Euclid appartiene invece al nostro Sistema Solare, e l’ha scovata uno strumento che guardava altrove.

Che fine fanno le scie che Euclid toglie dalle immagini

Tracciare gli oggetti del Sistema Solare serve anzitutto a ripulire le immagini dalle scie e dalla luce extra che disturbano la mappa delle galassie, come spiega l’ESA. La cometa Euclid è uscita proprio da quel lavoro di pulizia. Ne segue che le scie scartate dalle prossime immagini potrebbero contenerne altre, ancora senza nome.

Sarà bello, nel caso, sorprendersi anche per quelle.

Gianluca Riccio

Gianluca Riccio, direttore creativo di Melancia adv, copywriter e giornalista. Fa parte di Italian Institute for the Future, World Future Society e H+. Dal 2006 dirige Futuroprossimo.it , la risorsa italiana di Futurologia. È partner di Forwardto - Studi e competenze per scenari futuri. Seguilo su LinkedIn