È spuntato da poco, pubblicato su PNAS, uno studio che analizza la mortalità americana dal 1979 a oggi, coorte per coorte. Il risultato suona come un bollettino di guerra generazionale: chi è nato dopo il 1970 negli USA sta peggio dei propri genitori su quasi tutti i fronti (cardiovascolare, tumori, cause esterne). La notizia rimbalza ovunque, anche sui giornaloni nostrani, con titoli tipo “i Millennials vivranno meno”. Il problema è che quei dati parlano dell’America. Non dell’Italia, dove l’aspettativa di vita ha appena toccato il massimo storico. E neanche dell’Europa, che ha superato gli 81 anni di media.
Allora è tutto ok, sono tutte bufale? Andiamoci piano: la storia vera è più complicata di un titolo, e il dato più scomodo non è quello che pensate.
Cosa dice davvero lo studio sull’aspettativa di vita
La ricerca si intitola Insights into US life expectancy stagnation from birth cohort mortality dynamics, è firmata da Leah Abrams, Neil K. Mehta e i colleghi di 4 università nel mondo (Tufts University, University of Texas Medical Branch, Max Planck Institute e University of Helsinki).
Il team ha analizzato i tassi di mortalità americani usando i diagrammi di Lexis (uno strumento demografico potente per visualizzare coorti di nascita e periodi temporali insieme) su dati dal 1979 al 2023, includendo coorti nate tra gli anni 1890 e gli anni 1980.
Il risultato chiave: l’aspettativa di vita negli Stati Uniti è cresciuta di appena 0,26 anni nel decennio 2010-2019, contro una media di 1,78 anni per decennio nei cinquant’anni precedenti. La coorte nata tra il 1950 e il 1959 funziona come spartiacque. Prima di loro, miglioramento generale; dopo di loro, deterioramento su più fronti. I nati dopo il 1970, in particolare, mostrano andamenti peggiori per mortalità cardiovascolare con alcuni tumori (in particolare il colon-retto) e cause esterne.
Scheda dello Studio
- Enti di ricerca: Tufts University, University of Texas Medical Branch, Max Planck Institute for Demographic Research, University of Helsinki
- Ricercatori principali: Abrams L, Bramajo O, van Raalte A, Myrskylä M, Mehta NK
- Anno pubblicazione: 2026
- Rivista: Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS)
- DOI: 10.1073/pnas.2519356123
- TRL: N/A – Studio epidemiologico osservazionale
Attenzione: questo studio dimostra che tutta la Generazione X o tutti i Millennials vivranno meno dei genitori. Dice “solo” che queste persone analizzate stanno entrando nella mezza età con profili di rischio peggiori. Due cose diverse. E soprattutto, ribadisco: parla degli Stati Uniti. Un paese dove l’aspettativa di vita (circa 79,6 anni) è già inferiore a quella di quasi tutti i paesi europei, e dove il sistema sanitario funziona con logiche che qui conosciamo solo per sentito dire.
E l’aspettativa di vita in Europa?
Secondo i dati preliminari Eurostat, nel 2024 la speranza di vita alla nascita nell’UE ha raggiunto 81,7 anni: il valore più alto mai registrato, superiore di 0,4 anni al livello pre-pandemico del 2019. Su 26 paesi con dati disponibili, 24 hanno registrato un aumento rispetto al 2019. Insomma: nessuna stagnazione in vista, almeno non nei numeri aggregati.
L’Italia è in cima alla classifica insieme alla Svezia: si, siamo tra i primi della classe. Ma non festeggiate anzitempo, perché c’è un dato che rende più amara la festa e riguarda proprio lo Stivale.
Il paradosso italiano dell’aspettativa di vita
Ecco, il dato scomodo. Il Rapporto BES 2024 dell’Istat racconta una storia a due facce: l’aspettativa di vita tocca il record di 83,4 anni (81,4 per gli uomini, 85,5 per le donne), ma gli anni vissuti in buona salute scendono a 58,1. Un anno in meno rispetto al 2023. Per le donne addirittura il dato è 56,6 anni: il punto più basso dell’ultimo decennio, con 1,3 anni di vita in buona salute persi in un colpo solo.
Tradotto: viviamo di più, ma la qualità di quegli anni aggiuntivi peggiora. Soprattutto per le donne e soprattutto al Sud. A Trento l’aspettativa di vita è 84,7 anni, in Campania 81,7: quasi tre anni di differenza nello stesso paese. La speranza di vita in buona salute nel Mezzogiorno scende a 55,5 anni, contro i 59,7 del Nord. Non serve attraversare l’Atlantico per trovare disuguaglianze nella longevità.
I numeri italiani (Istat BES 2024): aspettativa di vita record a 83,4 anni, ma speranza di vita in buona salute in calo a 58,1 (59,8 uomini, 56,6 donne).
Il 9,9% degli italiani ha rinunciato a visite o esami nel 2025, soprattutto per liste d’attesa (6,8%) e difficoltà economiche (5,3%). Il ricorso al privato cresce: il 23,9% ha pagato l’ultima visita specialistica interamente di tasca propria.
La vera domanda sull’aspettativa di vita
Lo studio americano e i dati europei raccontano storie diverse, ma convergono su un punto: l’aspettativa di vita come numero secco non basta più. Negli USA il problema è che quel numero ha smesso di crescere (e per alcune coorti sta peggiorando). In Italia e in Europa il numero sale, ma la qualità degli anni guadagnati non tiene il passo. L’obesità cresce (11,3% nel 2024, contro il 10% del 2014), i fumatori aumentano (20,5% della popolazione over 14), e quasi una persona su dieci rinuncia alle cure per liste d’attesa o costi.
Non è un dettaglio. Perché come scrive lo stesso team di Mehta e Abrams in un precedente studio su PNAS del 2020, la stagnazione cardiovascolare americana non è un “effetto pavimento” (non c’è un limite sotto cui non si può scendere): paesi come il Giappone continuano a migliorare. La differenza la fanno stili di vita, accesso alle cure e politiche sanitarie. Cose che si decidono, non capitano così, per caso.
Approfondisci
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Insomma, alla fine i nati tra il 1970 e il 1985 vivranno meno oppure no? In America, i segnali sono preoccupanti. In Italia, l’aspettativa di vita sale e nessuno lo mette in dubbio. Ma forse la domanda giusta non è più “quanto vivremo”. È “come”.
E su questa, i numeri italiani (quelli che non finiscono nei titoli) suggeriscono che una risposta onesta richiederebbe meno autocompiacimento e più ambulatori.