Immaginate la scena: è il 1989, il Muro di Berlino sta per cadere, Batman di Tim Burton domina i cinema, e qualcuno in un ufficio della Mini-TV USA guarda una piccola Panasonic in bianco e nero e pensa: “Sai cosa manca alla gente mentre aspetta che il bucato finisca? Pagare per guardare la televisione“. Nasce così il Vend-o-Vision, un oggetto che oggi sembra uscito da una puntata di Black Mirror scritta dopo troppo aver aspirato droga da un palloncino.
Il concetto era semplice, quasi commovente nella sua ingenuità: prendi un televisorino Panasonic da pochi pollici, infilalo in una scatola di metallo con un meccanismo a gettoni, e piazzalo nei ristoranti, negli aeroporti, nelle lavanderie. Un quarto di dollaro ti comprava dai 10 ai 20 minuti di programmazione (a seconda di un cursore fisico a tre posizioni, perché la tecnologia aveva i suoi limiti). Il canale te lo dovevi sintonizzare da solo, ruotando la manopola come un cercatore d’oro setaccia il fiume. UHF e VHF, ovviamente: eravamo nel 1989, nu poco e’ pacienza.
Un quarto di dollaro per la felicità
La cosa più affascinante del Vend-o-Vision, questo il suo nome, non è il prodotto in sé (che, diciamolo, una scatola di metallo con dentro una TV nel 1989 era già obsoleta). È la promessa commerciale. Mini-TV USA presentava il dispositivo come una macchina stampa-soldi per i proprietari di locali: mettilo lì, i clienti pagano, tu incassi. Tipo quei distributori automatici di palline rimbalzanti nei supermercati, ma con pretese culturali più elevate.
Il brevetto compare nel 1990 nella gazzetta dell’ufficio brevetti americano, con data di primo utilizzo commerciale fissata al 29 novembre 1989. La tempistica è quasi poetica: mentre il mondo si preparava agli anni Novanta con tutto il loro ottimismo sfrenato, qualcuno scommetteva sul fatto che la gente avrebbe pagato per guardare Magnum P.I. su uno schermo grande quanto un pacchetto di sigarette. In bianco e nero.
Scheda tecnica del Vend-o-Vision
- Anno: 1989
- Produttore: Mini-TV USA
- Display: TV Panasonic in bianco e nero (UHF/VHF)
- Costo per l’utente: 1 quarter (25 centesimi) per 10-20 minuti
- Brevetto USPTO: 1990
- Fine operazioni: primi anni ’90, con sanzione FTC nel 1995
La TV a gettoni alle fiere
Mini-TV USA iniziò a portare il Vend-o-Vision alle fiere di settore nel 1990, promettendo guadagni stellari ai potenziali acquirenti. “Compra il nostro apparecchio, piazzalo nel tuo locale, e i soldi pioveranno”. Era l’equivalente tech di quei volantini che promettono “guadagna 5.000 euro al mese lavorando da casa”, solo che qui c’era un brevetto e una scatola di metallo a rendere tutto più credibile.
La Federal Trade Commission non la prese benissimo. Nel 1995 arrivò la resa dei conti: raggiunse un accordo con la compagnia per pratiche commerciali ingannevoli, stabilendo che i guadagni stimati per ogni TV a gettoni erano, come dire, generosamente gonfiati. A quel punto Mini-TV USA aveva già cessato le operazioni da qualche anno, lasciando in giro per l’America un numero imprecisato di scatole metalliche con dentro piccole Panasonic in bianco e nero: reliquie di un futuro che non è mai arrivato.
Ritorno dal passato
Uno di questi esemplari, ancora nella scatola originale, è finito recentemente nelle mani di uno youtuber, SpaceTime Junction. Dopo aver scalpellato via il polistirolo trentennale (un’operazione archeologica a tutti gli effetti), il Vend-o-Vision si è acceso al primo tentativo. Funziona. Nel 2025, una TV a gettoni in bianco e nero del 1989 funziona ancora perfettamente. C’è qualcosa di profondamente ironico nel fatto che un prodotto pensato per essere il futuro dell’intrattenimento sopravviva più a lungo dell’azienda che lo ha creato.
Mark ci ha fatto girare sopra un film (indovinate quale: sì, esatto, quello della foto), regalandoci la prima vera esperienza Vend-o-Vision della storia recente. Guardare un film su uno schermo in bianco e nero grande quanto un sottobicchiere, in una qualità che farebbe piangere qualsiasi regista vivente: come ascoltare Mozart su un carillon, tecnicamente è la stessa musica, ma l’esperienza è LEGGERMENTE diversa.
Perché la tv a gettoni non ha funzionato (e perché è bellissimo)
Il fatto è questo: il Vend-o-Vision non è fallito perché era un’idea stupida. È fallito perché era un’idea che apparteneva a una finestra temporale che non è mai esistita. Troppo tardi per l’era pre-portatile (i Watchman di Sony c’erano già dal 1982), troppo presto per l’era dello streaming. Stava nel mezzo, in quella terra di nessuno tecnologica dove finiscono i prodotti che risolvono problemi che nessuno sapeva di avere (e infatti non li aveva).
Come ha commentato qualcuno online: “Bianco e nero nel 1990? Mi chiedo perché non abbia sfondato”. E un altro, con quella saggezza da bar che a volte coglie nel segno: “Forse il vero business era far pagare un quarto di dollaro per spegnerla, in certi pub”.
Insomma: oggi paghiamo 15 euro al mese per Netflix, 10 per Disney+, 8 per qualcos’altro che abbiamo dimenticato di disdire, e guardiamo tutto su schermi OLED da 65 pollici o su telefoni che hanno più potenza di calcolo dell’Apollo 11. Nel 1989, qualcuno pensava che il futuro dell’intrattenimento fosse una tv a gettoni in bianco e nero chiusa in una scatola di metallo che accettava monetine da 25 centesimi.
Non aveva torto sull’idea che la gente avrebbe pagato per guardare contenuti ovunque.
Aveva solo sbagliato tutto il resto.
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