Sotto le colline della Toscana, tra Larderello e il Monte Amiata, si nascondono più di 5000 chilometri cubi di magma. È un volume paragonabile a quello dei grandi supervulcani del pianeta: Yellowstone, Toba, Taupo. La differenza è che in Toscana non ci sono crateri, né fumarole, né depositi di eruzioni passate. Il magma c’è, ma non ha mai trovato la strada per uscire. A scoprirlo è stato un team internazionale guidato dall’Università di Ginevra, con INGV e CNR, usando una tecnica che “radiografa” la crosta terrestre ascoltando le vibrazioni naturali del pianeta.
Il supervulcano senza vulcano
Partiamo da qui: la Toscana non ha un vulcano. Non ha nemmeno le tracce di uno. Niente depositi piroclastici, niente deformazioni del suolo, niente emissioni di gas che puzzano di zolfo come ai Campi Flegrei. Eppure tra 8 e 15 chilometri di profondità, sotto una delle regioni più fotografate del mondo, ribolle un sistema magmatico che in qualsiasi altro punto del pianeta avrebbe già prodotto eruzioni catastrofiche.

Scheda studio
Titolo: High-enthalpy Larderello geothermal system, Italy, powered by thousands of cubic kilometres of mid-crustal magma
Autori: Matteo Lupi, Douglas Stumpp, Iván Cabrera-Pérez, Konstantinos Michailos et al.
Istituzione: Università di Ginevra / CNR-IGG Firenze / INGV
Rivista: Communications Earth & Environment, aprile 2026
DOI: 10.1038/s43247-026-03334-0
Il team di Matteo Lupi ha usato la tomografia del rumore sismico ambientale (Ambient Noise Tomography): una sessantina di sensori piazzati in superficie che captano le vibrazioni generate dalle onde oceaniche, dal vento e dalle attività umane. Quando queste onde attraversano la crosta e rallentano in modo anomalo, stanno passando attraverso roccia parzialmente fusa. Insomma: un’ecografia del sottosuolo fatta col rumore di fondo del pianeta.
Maremma Geotermica! La Toscana che non ti aspetti
I numeri fanno impressione, e vale la pena metterli in fila.
- 6000 km³ di magma sotto il sistema Larderello-Travale
- 2000 km³ sotto il Monte Amiata
- Profondità: tra 8 e 15 km nella crosta continentale
- Temperature dei fluidi supercritici in superficie: oltre 500 °C a soli 3 km di profondità
Sono volumi da supervulcano, quelli che a Yellowstone producono geyser e sorgenti termali prismatiche visibili dallo spazio. In Toscana producono (per ora) vapore geotermico e centrali elettriche. La centrale di Larderello, del resto, è la più antica al mondo: funziona dal 1818, quando un imprenditore francese capì che tutta quell’energia termica poteva servire a qualcosa. Duecento anni dopo scopriamo che sotto il suo impianto c’è l’equivalente geologico di una bomba a orologeria che ha deciso di non esplodere.

Communications Earth & Environment , 2026)
Perché non esplode (e potrebbe non farlo mai)
La domanda che tutti si fanno: c’è pericolo? La risposta breve è assolutamente no. Come spiega lo stesso Lupi, un supervulcano potrebbe teoricamente formarsi, ma parliamo di scale temporali geologiche: milioni di anni. Nessun rischio imminente. In Toscana l’attività magmatica è prevalentemente plutonica da milioni di anni, il che significa che il magma risale, ma si ferma e si raffredda dentro la crosta senza mai raggiungere la superficie.
Il punto vero, quello che rende questa scoperta qualcosa di più di una curiosità geologica, è un altro: quel calore è una risorsa inmensa. I fluidi supercritici a profondità accessibili significano energia geotermica ad alta entalpia, la migliore che esista. E la composizione di quel magma potrebbe contenere litio e terre rare, i materiali critici per le batterie dei veicoli elettrici e per la transizione energetica. La Toscana potrebbe essere seduta (letteralmente) su un pezzo importante del futuro energetico europeo.
Il rumore che racconta tutto
Vale la pena di tornare un attimo sulla tecnica di scansione usata dai ricercatori, perché ha davvero qualcosa di poetico. La tomografia del rumore ambientale non spara nulla nel sottosuolo: ascolta. Ascolta le onde dell’oceano, il vento, i camion che passano sulle strade provinciali. E da quel rumore di fondo estrae un’immagine tridimensionale della crosta terrestre con una precisione che fino a pochi anni fa richiedeva esplosioni controllate o trivellazioni profonde. È un metodo rapido, economico e a zero impatto ambientale.
Come ha detto Gilberto Saccorotti dell’INGV, questa tecnica potrebbe diventare uno strumento chiave per la transizione energetica. Non solo per la geotermia toscana, ma per mappare sistemi magmatici nascosti ovunque nel mondo. Perché se la Toscana ha tenuto nascosto un serbatoio grande come quello di Yellowstone per milioni di anni, viene da chiedersi quanti altri ce ne siano, sotto paesaggi che consideriamo geologicamente tranquilli.
Insomma: la Toscana che conosciamo è fatta di cipressi, colline e borghi medievali. Quella che non conosciamo è fatta di roccia fusa a 500 gradi che alimenta il più antico impianto geotermico del pianeta e potrebbe custodire le risorse minerarie di cui l’Europa ha disperatamente bisogno. Un po’ come scoprire che il vicino tranquillo del piano di sotto ha un laboratorio segreto nel seminterrato.
Solo che in questo caso, il laboratorio potrebbe tornare utile a tutti.
Approfondisci
La scoperta in Toscana arriva in un momento in cui la comprensione dei sistemi magmatici italiani sta facendo passi importanti. Ai Campi Flegrei, nuovi studi hanno identificato tre serbatoi di magma a diverse profondità, contribuendo a chiarire i meccanismi del bradisismo. E a Yellowstone, un altro sistema paragonabile per volumi, un camion vibrante ha recentemente mappato la camera magmatica confermando che le condizioni per un’eruzione non ci sono.