Pungersi il dito più volte al giorno per misurare la glicemia è una di quelle routine che nessuno accetta davvero: al massimo la sopporta. Un gruppo di ricercatori del MIT ha costruito un sensore che usa luce infrarossa per leggere il glucosio sotto la pelle, senza aghi e senza fili sottocutanei. In un test clinico su 4 ore, con letture ogni 5 minuti, il dispositivo ha mostrato una precisione paragonabile a quella dei monitor invasivi in commercio. Il problema: è grande come una scatola da scarpe. La buona notizia: un prototipo più piccolo, da polso, per misurare la glicemia con lo smartwatch, è già in fase di test.
Come funziona la glicemia con lo smartwatch (senza aghi)
La tecnica si chiama spettroscopia Raman e funziona così: un fascio di luce nel vicino infrarosso colpisce la pelle, e il modo in cui la luce rimbalza cambia a seconda delle molecole che incontra. Il glucosio ha una “firma” specifica, riconoscibile tra le altre. Il problema, fino a ieri, era che quella firma si perdeva nel rumore di fondo generato da proteine, lipidi e tutto il resto che c’è sotto la pelle.
Il team guidato da Jeon Woong Kang e da Arianna Bresci ha trovato una scorciatoia elegante: invece di analizzare l’intero spettro Raman (circa 1.000 bande), ne hanno selezionate tre. Una per il glucosio, due per il rumore di fondo. Il risultato è un dispositivo più compatto, più economico e sorprendentemente preciso.

I numeri che contano
Il test clinico, condotto al MIT Center for Clinical Translation Research, ha coinvolto un volontario sano monitorato per 4 ore. Il soggetto ha bevuto due bevande da 75 grammi di glucosio ciascuna, per simulare variazioni significative della glicemia con lo smartwatch come riferimento futuro. Ogni lettura ha richiesto poco più di 30 secondi.
Scheda studio
Titolo: Band-pass Raman Spectroscopy Unlocks Compact Non-invasive Continuous Glucose Monitoring
Autori: Arianna Bresci, Jeon Woong Kang et al.
Istituzione: Laser Biomedical Research Center, MIT
Rivista: Analytical Chemistry, 2025
DOI: 10.1021/acs.analchem.5c01146
Insomma: i risultati del sensore MIT hanno eguagliato quelli di due monitor commerciali invasivi indossati dallo stesso soggetto. Precisione comparabile, ma senza bucare la pelle. Un volontario solo non fa statistica, certo, ma è il primo confronto diretto in vivo con questa tecnologia.
Perché stavolta la glicemia con lo smartwatch non è solo una promessa
La lista di chi ci ha provato e ha fallito è lunga. Google già nel 2014 annunciò lenti a contatto che misuravano il glucosio dalle lacrime: progetto chiuso nel 2018 perché le concentrazioni lacrimali non correlavano con quelle nel sangue. Apple ci lavora in segreto da anni con centinaia di ingegneri, ma nessun prodotto è mai arrivato sul mercato. Samsung ha confermato progressi con sensori ottici, senza date. Garmin ha depositato un brevetto per stimare l’emoglobina glicata dal polso (HbA1c, non glucosio in tempo reale).
La FDA americana nel frattempo ha emesso un avviso: nessuno smartwatch o anello smart per la glicemia è stato approvato, e quelli in vendita non sono affidabili.
La differenza del MIT è che non parte dal polso per arrivare alla precisione: parte dalla precisione e poi miniaturizza. Il primo dispositivo era grande come una stampante da scrivania. Quello attuale è una scatola da scarpe. Il prototipo in test è grande quanto un telefono. Il prossimo passo è la dimensione di uno smartwatch, si: uno smartwatch per la glicemia. E sarebbe pure ora.
Cosa manca (e quanto manca)
Il team prevede uno studio più ampio il prossimo anno, con pazienti diabetici e in collaborazione con un ospedale locale. C’è poi il tema della pelle: la spettroscopia Raman deve funzionare su tonalità diverse, e i ricercatori stanno lavorando anche su questo. La startup coreana Apollon collabora con il MIT per la commercializzazione e punta all’approvazione FDA entro cinque anni.
Cinque anni è una timeline onesta, una di quelle che i siti sensazionalistici non amano scrivere. Perché tra un prototipo che funziona in laboratorio e un dispositivo che puoi comprare in farmacia c’è un deserto di validazione clinica, approvazioni regolatorie e produzione su scala. Monitorare la glicemia con lo smartwatch senza aghi è tecnicamente possibile: renderlo un prodotto che milioni di diabetici possono usare ogni giorno è un’altra cosa.
Il progresso medico non si misura in annunci ma in dati pubblicati. Il MIT ne ha. Pochi, per ora, ma reali. La prossima volta che qualcuno vi promette la glicemia dal polso, chiedetegli il link allo studio.
Approfondisci
Il monitoraggio non invasivo della glicemia è un tema che Futuro Prossimo segue da anni: nel 2021 abbiamo raccontato il test della glicemia indolore basato sulla saliva sviluppato all’Università di Newcastle, e la voce come possibile indicatore dei livelli di glucosio. Per chi vuole approfondire il fronte dei dispositivi automatizzati, c’è la storia di iLet, il pancreas bionico che gestisce l’insulina in autonomia.