Badate che vi vedo, lì, tra i mazzi di fiori e le telefonate, al ristorante, o a struggervi nel ricordo. La festa della mamma è un viaggio ogni anno: oggi proviamo a dargli un’altra direzione. Parliamo di tre mamme scientifiche, che ci hanno regalato tanto, e ci salvano la vita senza che ce ne accorgiamo. Marie Curie, Rita Levi-Montalcini, Katalin Karikó. Tre epoche diverse, tre Paesi diversi, tre torti subiti e almeno una scoperta a testa che oggi gira negli ospedali. Donne di scienza, ma soprattutto: madri di futuro concrete. Vediamole una per una.
Maria Skłodowska: la donna che brillava al buio

Siamo a Varsavia, nel 1867. Maria Skłodowska nasce in una Polonia in cui le università nemmeno le ammettono, le donne. Per studiare deve andare a Parigi, e nel frattempo lavora come istitutrice per pagare la sorella maggiore, che parte prima di lei. Quando finalmente arriva alla Sorbona, dorme in una soffitta gelida e mangia poco. Lì incontra Pierre Curie. Insieme isolano due nuovi elementi radioattivi: il polonio (chiamato così in onore della Polonia che le aveva precluso l’università) e il radio. Dalla pechblenda che si fa spedire dalla Boemia, tonnellate di minerale, ricava un grammo di radio ogni sette tonnellate lavorate a mano in un capannone non riscaldato.
E poi vince un doppio Nobel: Fisica nel 1903, Chimica nel 1911. Prima donna a vincerlo, unica persona a vincerlo in due scienze diverse. Durante la Prima guerra mondiale equipaggia venti automobili con apparecchi radiografici, le chiamano petites Curies: lei stessa ne guida una al fronte e forma centocinquanta tecniche radiologiche. Muore nel 1934 di anemia aplastica, una forma di leucemia. Causa: l’esposizione cronica alle radiazioni che aveva scoperto. I suoi quaderni di laboratorio, ottant’anni dopo, sono ancora radioattivi e si consultano con guanti di piombo.
Cosa abbiamo ereditato: la radioterapia oncologica, i traccianti per le diagnosi, le basi della fisica nucleare, la risonanza, la PET. Tutto quello che oggi un ospedale fa con la radiazione, parte dalle sue mani screpolate dalla pechblenda.
Rita Levi-Montalcini: la donna col microscopio in camera da letto

Siamo a Torino, ed è il 1938. Le leggi razziali fasciste cacciano dall’università una giovane neurologa ebrea. Lei reagisce in un modo che oggi sembra surreale: si costruisce un laboratorio in camera da letto. Pinze fabbricate da aghi da maglia limati, un microscopio rimediato, embrioni di pollo come materiale di studio. Quando i bombardamenti la costringono a sfollare, porta tutto in cantina, in campagna, ovunque. Continua a lavorare anche sotto l’occupazione tedesca.
Da quel lavoro, e dagli anni successivi a Saint Louis, esce nel 1952 il Fattore di crescita dei nervi: la prima molecola conosciuta che dice ai neuroni come e dove crescere. La comunità scientifica accoglie la scoperta con scetticismo per quasi un decennio. Nel 1986, finalmente, il Nobel per la Medicina. È la prima italiana a riceverlo, e una delle pochissime donne mai premiate in quella categoria. Vivrà fino a 103 anni, senatrice a vita, con un cervello che funzionava meglio di quello di molti ventenni.
Cosa abbiamo ereditato: il primo farmaco al mondo basato su NGF, un collirio per la cheratite neurotrofica sviluppato da Dompé. Solo nel 2023, in Italia, lo hanno usato circa diecimila persone. Sono in fase avanzata trial per patologie della retina, del cervello, perfino per l’Alzheimer. Settant’anni dopo una scoperta fatta tra gli aghi da maglia, la sua proteina sta entrando in pratica clinica adesso.
Katalin Karikó: l’eterna sottovalutata
Szeged, Ungheria, anni Ottanta. Esatto, in piena cortina di ferro. Katalin Karikó, nata in una onesta famiglia di macellai, decide dopo gli studi e una gravidanza di lasciare il Paese: vende l’auto, nasconde i pochi soldi nell’orsacchiotto della figlia di due anni e parte per gli Stati Uniti. Si è convinta di una cosa che quasi nessuno trova interessante: si possono usare molecole di RNA messaggero per insegnare al corpo a produrre proteine terapeutiche.
Lavora alla University of Pennsylvania per anni in una posizione precaria, viene retrocessa più volte, i fondi le vengono negati di continuo, anche nell’Occidente “illuminato”. Solo nel 2005 pubblica il paper che cambierà la medicina: come modificare le basi nucleosidiche dell’mRNA per renderlo terapeuticamente utilizzabile. Vittoria? Macché.
Nature lo rifiuta. Science lo rifiuta. I revisori scrivono che il lavoro non è buono, non interessa al loro pubblico. Finisce su Immunity, una rivista più piccola, e per quindici anni quasi nessuno se ne accorge. Poi arriva il 2020, e sapete tutti cosa è successo. Comunque la pensiate, comunque la vediate sui vaccini mRNA contro il Covid (non è questa la sede per parlarne), i suoi principi vengono direttamente da quella scoperta. Nel 2023 Katalin Karikó vince il Nobel per la Medicina. L’anno dopo dona oltre mezzo milione di dollari del premio all’università di Szeged: quella che l’aveva accolta quando era una ragazza povera con un’idea strana.
Cosa abbiamo ereditato: i vaccini mRNA contro il Covid, certo, ma anche oltre 250 trial clinici in corso per cancro, malattie rare, infarto. I primi vaccini mRNA oncologici sono già in Fase 3. La piattaforma che lei ha tenuto in piedi per decenni, mentre la scartavano, sta diventando una delle tecnologie mediche più importanti del secolo.
Tre madri, una cosa che ricorre
Curie spedita a studiare a Parigi perché in Polonia non si poteva. Levi-Montalcini cacciata dall’università per legge. Karikó retrocessa, definanziata, rifiutata dalle riviste che contano. Tre rifiuti istituzionali in tre epoche diverse, e tre scoperte fondamentali che ci tengono in piedi gli ospedali. Giuro, la prossima volta ne scelgo quattro, così non sembra un articolo fatto con l’AI.
Potrebbe sembravi una storia di riscatto, una di quelle edificanti: gnornò, è il pezzo di realtà che ogni festa della mamma lascia di solito in fondo al cassetto. Le donne nella scienza, fino a ieri (e in parte ancora oggi), hanno dovuto fare quello che facevano nonostante il sistema, non grazie. La Karikó ha intitolato la sua autobiografia esattamente così: “Nonostante tutto”.
Ma lasciatemi dire anche una cosa che le accomuna, una cosa meno politica e più tenera. Tutte e tre hanno parlato dei propri genitori come di una forza più ancora che del proprio talento. Curie del padre insegnante che le faceva leggere fisica la sera. Levi-Montalcini della madre pittrice e del padre ingegnere, “due genitori che mi hanno insegnato a non aver paura del lavoro”. Karikó del padre macellaio, descritto come “sempre felice e sorridente” malgrado tutto. Sono donne che hanno avuto madri prima di esserlo, in senso scientifico, per il resto di noi.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: già qui, ogni giorno, ovunque ci sia un ospedale.
Le scoperte di Curie, Levi-Montalcini e Karikó sono operative in clinica adesso: la radioterapia tratta il 50% circa dei pazienti oncologici occidentali, il collirio NGF è prescritto dal Sistema Sanitario, i vaccini mRNA sono in oltre 250 trial. La parte che il comunicato stampa di solito omette è la distribuzione: l’adroterapia (forma avanzata della radioterapia, eredità diretta di Curie) in Italia ha solo tre centri (Pavia, Trento, Catania) e il decreto che dovrebbe garantirla in tutto il SSN è del 2017, ancora non pienamente attuativo. I vaccini mRNA oncologici, quando arriveranno, costeranno cifre alte e arriveranno prima ai sistemi sanitari ricchi. La scienza di queste tre donne c’è. La sua diffusione equa, no: ed è la parte di lavoro che spetta a noi.
Festa della mamma, dunque. Telefonate a vostra madre, compratele i fiori, rimpiangetela se non ce l’avete più, insomma fate quello che vi pare. Ma se volete, oggi, dedicate un pensiero anche a queste tre mamme della scienza.
Una è morta delle radiazioni che curavano gli altri, l’altra ha lavorato in camera da letto perché un governo l’aveva esclusa, l’ultima è stata sottovalutata praticamente tutta la vita, fino al giorno prima del Nobel.
Da loro arriva una importante parte di quello che ci tiene vivi: ed è una forma di maternità altissima che, a guardarla bene, non ha bisogno di mazzi di fiori.
