Da ragazzino guardavo il puntino luminoso di Venere all’alba e pensavo che, fra tutti i posti dove cercare “vicini di casa”, quello fosse il più ostile possibile. Cinquecento gradi di superficie e una pressione che ti schiaccerebbe come un’oliva sotto la scarpa non sono il massimo per la sopravvivenza. Poi negli anni si è scoperto che le nuvole, a una certa quota, sono quasi temperate. E che lì dentro forse qualcosa c’è.
La notizia, oggi, è di un altro tipo ancora: uno studio appena pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planets dice che se vita ci fosse, una buona percentuale potrebbe essere parente nostra. Letteralmente. Spedita lassù un asteroide alla volta, per miliardi di anni.
Il gruppo che firma il lavoro mette insieme Johns Hopkins APL e Sandia National Laboratories, e la stima centrale è di quelle che si ricordano: circa cento cellule terrestri all’anno finirebbero disperse nelle nuvole di Venere. In un miliardo di anni fanno una ventina di miliardi. Sopravvivono qualche giorno per secolo, dicono. Pochissimo, in termini biologici. Abbastanza, però, perché una panspermia in direzione Terra→Venere non sia più un’ipotesi lontana.
Il sasso che parte, il sasso che arriva
Sintetizzo il nocciolo della ricerca: un asteroide colpisce la Terra, e nell’urto schegge di crosta vengono scaracchiate (scusate il termine prosaico) in orbita a velocità di fuga. Qualcuna, con dentro spore o batteri ben annidati, sopravvive al lancio, alla radiazione cosmica, al vuoto, a tutto. Poi, per geometria orbitale, una parte di quelle schegge intercetta Venere. E fronteggia l’arrivo, cioè la parte più complessa. L’atmosfera di Venere ti rallenta in un airburst, e ti rompe in pezzi piccoli. Il team ha usato il pancake model, lo stesso che si applica ai bolidi terrestri, per calcolare quanta frazione di quella poltiglia resta sospesa nelle nuvole invece di precipitare sull’inferno sotto. Risposta: poca, ma c’è. Sufficiente per il loro calcolo.
Futuro Prossimo ha “sorvolato” Venere già diverse volte. Nel 2020 raccontammo i segnali di vita ambigui legati alla fosfina, nel 2021 lo studio sulla possibile fotosintesi nelle nuvole, nel 2022 la missione privata di Rocket Lab che avrà cinque minuti netti per pescare qualcosa nello strato giusto.
Sei anni di articoli con la stessa domanda di fondo: c’è qualcuno, lassù? Ora arriva una versione “evoluta” della domanda: Se c’è qualcosa, è davvero “nata” su Venere?
I calcoli di Guinan e colleghi
Pubblicazione: Guinan, Austin, O’Rourke, Izenberg, Silber, Trembath-Reichert, “A Panspermia Origin for Venus Cloud Life”, pubblicato su Journal of Geophysical Research: Planets (31 marzo 2026). DOI: 10.1029/2025JE009296. Presentato al Lunar and Planetary Science Conference 2026.
Dati chiave: ~100 cellule terrestri/anno disperse nelle nuvole venusiane, ~20 miliardi in un miliardo di anni, sopravvivenza stimata di pochi giorni per secolo. Modello basato sulla Venus Life Equation di Izenberg et al. (2021) e sul pancake model per bolidi. Finanziamento: NASA FINESST e SSW.
Il margine d’errore che gli autori dichiarano
Onestà del paper: ogni singolo parametro della VLE porta con sé incertezze grosse come l’equazione di Drake1. Cioè enormi. Il numero “100 cellule l’anno” è una stima media derivata da assunzioni su quanti impatti, quanto materiale espulso, quanta sopravvivenza al lancio, quanta cattura da parte di Venere, quanta resistenza all’arrivo.
Cambia una di quelle assunzioni di un fattore dieci, e il risultato finale balla di parecchio. Però la direzione è quella, e cambia il modo in cui leggeremo le prime, eventuali risposte da DAVINCI (previsto nel 2031) o da Rocket Lab.
Quanto manca per saperlo davvero
Orizzonte stimato: almeno 5 anni per la prima misura diretta. Rocket Lab punta al lancio nel 2026 con cinque minuti di discesa nelle nuvole; DAVINCI è prevista per il 2031.
Serve un campionatore che resti a quota giusta e legga firme molecolari, non solo spettri. Per discriminare “venusiano” da “terrestre” servono poi delle sequenze genetiche, e nessuna delle missioni in calendario porta un laboratorio di quel tipo. La risposta vera, se mai arriverà, vivrà in laboratorio anni dopo il ritorno dei dati.
Mi viene da pensare a un cugino lontano che chiami all’improvviso e ti dice: siamo cresciuti nello stesso cortile, ma adesso vivo in un posto che non augurerei a nessuno.
Se ci sono microbi nelle nuvole di Venere, è una possibilità da tenere sul tavolo, accanto alle altre. E suona meno trionfale del previsto.