Il 12 giugno a Città del Messico cominciano i Mondiali, e cominceranno con un pallone che ha più sensori di certi smartphone. Si chiama Trionda Pro, costa 160 euro nella versione che useranno in campo (ngulo! Scusate), e tra le altre cose deve essere ricaricato prima della partita. Sì, ricaricato: come uno spazzolino elettrico, come un paio di cuffie wireless, come tutto ormai. Bastano novanta minuti di carica wireless per arrivare a sei ore di autonomia, e se il pallone resta fermo a bordo campo va in ibernazione per risparmiare energia, come documenta il Corriere dello Sport. Un pallone che dorme. Riassumendo: il VAR adesso ha un complice che pesa 440 grammi e parla a 500 Hertz.
Il pallone connesso non è un’idea nuova: già Al Rihla, nei Mondiali Qatar 2022, montava un sensore di movimento. E già l’edizione 2024 degli Europei aveva il suo Fussballliebe con la stessa tecnologia Kinexon al centro. Trionda Pro è la terza generazione, e la più ambiziosa: un sensore IMU (unità di misura inerziale) sospeso dentro uno dei quattro pannelli, con contrappesi negli altri tre per non far ballare la traiettoria. La frequenza di campionamento è 500 volte al secondo. Cinquecento fotogrammi al secondo, in pratica, ma di un cinema fatto di accelerazioni e rotazioni, non di immagini.
Cosa cambia, per davvero, con un pallone connesso
La parte interessante non è il sensore, che esisteva già. È cosa ci fanno con i dati. Il pallone parla in tempo reale con il sistema VAR e con il fuorigioco semiautomatico. Quando un attaccante è potenzialmente in posizione irregolare, gli arbitri in sala di controllo ricevono un avviso automatico: Euronews descrive il sistema come una combinazione tra telecamere che leggono la posizione di giocatori e pallone cinquanta volte al secondo, e il sensore interno che arriva a cinquecento. Per il fallo di mano è ancora più curioso: il pallone “sa” se è stato toccato e quando. In una mischia confusa davanti alla porta, dove finora bisognava interpretare il replay al rallentatore, adesso c’è una firma digitale del contatto.
In altri termini, l’arbitro non chiama più il fuorigioco basandosi sull’occhio e sul collega in sala VAR. Lo chiama il pallone, che dice “sono stato toccato in questo istante”, e il sistema incrocia con la posizione dei piedi rilevata dalle telecamere. La decisione finale resta umana, almeno formalmente. Ma è una decisione che arriva da un consiglio molto, molto preciso.
Quanto è “intelligente” davvero Trionda Pro
L’altra cosa che vale la pena guardare è la costruzione fisica. La pagina prodotto di Adidas descrive quattro pannelli termosaldati con superficie testurizzata, micro-rilievi che dovrebbero migliorare la presa con la pioggia e ridurre l’assorbimento d’acqua. Il sensore IMU non è più al centro del pallone come nelle versioni precedenti: sta dentro uno dei pannelli, ancorato con un sistema di sospensione che lo isola dagli urti. Gli altri tre pannelli hanno contrappesi per bilanciare. Come riporta nss sports, la scelta dovrebbe garantire stabilità di “volo” migliore rispetto al Fussballliebe del 2024. Vedremo.
Le versioni in vendita sono cinque, e qui c’è il piccolo dettaglio commerciale che vale la pena segnalare: certo, il Trionda Pro con sensore costa 160 euro (ho già detto ngulo?) ma la versione Club da campetto parrocchiale ne costa una trentina. Stesso nome, stesso design, ma il chip dentro ce l’ha solo la versione che useranno i giocatori in tv. La tecnologia connessa, nei Mondiali 2026, resta un privilegio degli stadi.
Scheda tecnica
Prodotto: adidas Trionda Pro, FIFA World Cup 2026 Official Match Ball. Quattro pannelli termosaldati, sensore IMU 500Hz montato lateralmente con sospensione, contrappesi sui pannelli restanti, tecnologia Connected Ball sviluppata con Kinexon.
Se il calcio diventa un sistema operativo
C’è una cosa che mi colpisce, e non è la tecnologia in sé. È il modo in cui sta cambiando il rapporto fra gioco e regole. Per cento anni il calcio si è retto su una struttura semplice: un arbitro in mezzo al campo, due guardalinee sulle fasce, l’occhio umano come unica fonte di verità. La verità era discutibile, lenta, sbagliata, e proprio per questo era un argomento da bar: ti ricordi quel gol annullato a Italia-Argentina del ’90? Eccolo, il senso. Ti ricordi.
Adesso la verità è un pacchetto di dati che arriva in cuffia al direttore di gara mentre la palla è ancora in aria. Detto altrimenti, il margine di interpretazione si restringe: il fuorigioco non è più “quasi sicuramente” oltre la linea, ma 3,7 centimetri oltre. La mano non è più “forse l’ha toccata”, ma toccata sì, al minuto 47:23.401. È un calcio più giusto, probabilmente. È anche un calcio in cui certe conversazioni post-partita perdono tutto il loro succo.
(Per inciso, qui lo dico e qui mi contraddico: pure il VAR doveva essere “definitivo” quando è arrivato nel 2018, ai Mondiali in Russia. Sette anni dopo discutiamo ancora di decisioni VAR. Non c’è motivo di pensare che con il pallone connesso andrà diversamente. Cambiano solo gli oggetti del dibattito.)
Guardate, il punto vero è un altro e scommetto che alcuni di voi non ci hanno pensato: i dati che il pallone genera non finiscono solo al VAR. Finiscono ai broadcaster, agli analisti, ai modelli di intelligenza artificiale che già da qualche anno mappano il calcio come fosse un videogioco. Cinquecento misurazioni al secondo per ogni pallone in gioco fa, in una partita da novanta minuti, qualcosa come due milioni e settecentomila punti dati. Per partita. Per pallone (di solito ne usano una decina). Ditemi voi che cosa ci faranno, quelli bravi con i numeri, con tutta questa roba.
Io una mezza idea ce l’ho, e riguarda le scommesse in tempo reale e i modelli predittivi. Ma è solo un sospetto.
Quando lo vedremo davvero
Orizzonte stimato: 5-10 anni per la diffusione ai campionati nazionali maggiori, 15+ per il calcio di base.
Il pallone connesso funziona già: lo vedremo dal 12 giugno. Il problema non è la tecnologia, è il costo e l’infrastruttura. Un Trionda Pro vale 160 euro, ma serve anche il sistema di ricezione dati a bordo campo, il software VAR compatibile, gli operatori formati. Serie A e Premier League ci arriveranno in tempi brevi. Una Lega Pro o un campionato dilettanti, fra dieci anni, forse mai. Per il calcetto del giovedì sera resteremo con il pallone che si sgonfia e le discussioni infinite sul fuorigioco di Marco, che giurava di essere in linea. Le discussioni sopravvivranno alla tecnologia, in fondo: è quello il bello.
Il tempo per la classica domandina finale ce l’avete? Ve la faccio, ma sento che non ha risposta. Tra trent’anni, quando i miei nipoti guarderanno un Mondiale completamente arbitrato dai sensori (perché ci arriveremo, è solo questione di tempo), e qualcuno racconterà loro che una volta, ai bei tempi, l’arbitro era un signore col fischietto che decideva a occhio nudo da venti metri di distanza, sotto la pioggia, mentre ventiduemila persone gli urlavano contro: cosa risponderanno? “Nonno, ma scherzi”? Oppure resteranno zitti, con quel mezzo sorriso compassionevole che riserviamo a chi parla di telefoni a gettoni? Perchè andrà così, eh. Trionda Pro è solo, che mi piaccia o no, un altro chiodo sulla bara del passato.
Comunque. Il 12 giugno, Messico contro Sudafrica. Calcio d’inizio alle nostre 20, ora italiana.
Speriamo che abbiano caricato i palloni.