A Napoli, un mattino qualunque del 2040, la sveglia commenta il mio ritardo nell’alzarmi prima ancora che il caffè sia pronto. Il frigo fa notare, con un tono che sembra premuroso e forse lo è, che è la terza colazione di sola caffeina della settimana. Nessuno ha inventato niente di clamoroso per arrivare lì: la tecnologia che serve sta già finendo, nel 2026, dentro i chip che alimentano forni, lavatrici e specchi da bagno in vendita nei negozi normali. Gli oggetti intelligenti di domani sono gli stessi di oggi, ma in un contesto diverso.
Me la immagino proprio così, la scena: oggetti intelligenti che smettono di eseguire e cominciano a commentare. Un tostapane che si lamenta dei bagel ripetuti, un appendiabiti che si sente trascurato se lasciamo il cappotto sul divano. È chiaramente una provocazione, la mia, ma la base da cui parte questa “cartolina” dal futuro non è inventata: i produttori di elettrodomestici stanno già litigando su quanta personalità dare ai loro dispositivi.
Oggetti intelligenti e affettuosi
Per 70 anni un elettrodomestico è stato un servo muto. Un martello non ti ha mai fatto notare che lo stavi usando male, nemmeno quando era palesemente così. Mancavano i chip abbastanza piccoli, le batterie abbastanza efficienti, il linguaggio naturale abbastanza economico da infilare in una maniglia: un limite che sta crollando proprio in questi mesi.
LG la chiama affectionate intelligence, intelligenza affettuosa: la sua linea Signature di frigoriferi osserva le abitudini e si adatta da sola, tipo produrre più ghiaccio se sai che nel weekend lo consumi di più. Samsung fa lo stesso con l’AI Food Manager, che fotografa il contenuto del frigo e propone ricette. Nessuno di questi prodotti parla ancora come il tostapane che immagino nel 2040, ma tutti stanno costruendo la parte difficile: il pattern comportamentale che un giorno potrà diventare una voce personale.
Un po’ come insegnare a un bambino a osservare prima di parlare: ora siamo nella fase silenziosa dell’apprendimento, poi entreremo nella fase in cui un oggetto inizia a dire la sua.
Chi promette di non guardarti mentre ti guarda
Vi faccio riflettere su una cosa. Un dirigente LG ha dichiarato che l’azienda non sta “osservando quello che fai”: sta “diventando parte della tua vita”. Poche righe più giù, lo stesso pezzo spiega come l’AI Fresh dell’azienda coreana abbassa la temperatura da sola quando rileva che la porta viene aperta ogni giorno per dieci minuti verso le quattro, l’orario del rientro in famiglia. Non osservare e sapere quando rientri ogni giorno alle quattro sono, con ogni evidenza, due cose in contrasto tra loro.
Il caso più clamoroso, comunque, arriva da un fronte inatteso. OpenAI costruisce un dispositivo domestico da anni, e il lancio slitta ancora: non per batteria o chip, ma perché l’azienda e il designer Jony Ive sono, testualmente, “alle prese con la personalità” dell’oggetto. Se la personalità è già la parte più difficile da progettare, si può immaginare cosa succederà quando la bilancia inizierà a dire la sua sui tuoi progressi, e a fare il “sergente di ferro” per farci rigare dritti.
Chi progetterà il caratteraccio del tuo frigo
Orizzonte stimato: almeno 8 anni per un’adozione diffusa di oggetti intelligenti con opinioni vere, non solo notifiche personalizzate.
Servono chip abbastanza economici da finire ovunque (e quindi la fine dell’attuale crisi dei chip), un quadro legale su chi risponde se l’oggetto sbaglia consiglio, e un mestiere che ancora non esiste: quello di chi disegna il temperamento di un elettrodomestico.
C’è un precedente che a Futuro Prossimo conosciamo bene, ed è la strada opposta: dare voce a un oggetto che già amiamo, invece che a uno che ci giudica. Grok parlerà con la voce di K.I.T.T. dentro le Tesla, dove l’obiettivo era la simpatia, non la sorveglianza affettuosa. Diverso il caso di Moflin, il pelosetto robotico pensato contro la solitudine: la compagnia è dichiarata fin dal nome, non nascosta dentro un frigorifero. Gli armadi smart come l’AirDresser di Samsung restano invece muti, almeno per ora.
C’è un effetto collaterale che nessuno ha messo in conto oggi: una casa che obbedisce resta un elettrodomestico, una casa che commenta comincia a somigliare a un coinquilino. Per chi vive da solo potrebbe essere un sollievo: per chi in casa ha già una moglie, una figlia di otto anni e un golden retriever che giudica silenziosamente ogni pranzo saltato, l’ultimo parere che serve è quello del forno sulla pizza poco cotta (ogni riferimento a fatti o persone è puramente voluto).
Il che mi fa pensare un passo avanti: il vero prodotto di lusso del prossimo decennio, probabilmente, non sarà la casa più parlante tra gli oggetti intelligenti in commercio.
Sarà quella capace di stare zitta, almeno quando glielo chiedi.